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30 Maggio 2011

Consigli pratici per un anno a Parigi

Erasmus Mundus
Consigli pratici per un anno a Parigi

Consigli pratici per un anno a Parigi

Erasmus docet: consigli pratici per un anno a Parigi per studenti che vogliono provare questa esperienza.

Da Lettere e Filosofia della Sapienza di Roma alla Sorbonne Nouvelle di Parigi: cronaca, ricordi e racconti di un anno parigino.

“Conoscenze specifiche e certificate della lingua straniera richiesta dalle Università Partner”: questo è uno dei parametri richiesti per poter vincere la borsa di studio Erasmus.

Se si conosce già la lingua del Paese ospitante il test di valutazione linguistica è una pura formalità; in caso contrario può capitare di presentarsi davanti al professore di francese con una certa dose di slanciatezza e capacità di improvvisazione tali da convincerlo a darvi il punteggio sufficiente per poter partire, dovendo al massimo frequentare un corso di lingua di 40 ore.

Partirete convinti di essere francofoni, scontrandovi con la dura realtà (ebbene sì, siete italofoni, Italofoni) soltanto una vola sbarcati in terra straniera. Si comincia con il cosiddetto blocco psicologico, trovandosi a parlare nelle prime settimane inglese e nell’ apparentemente facile ma insidioso linguaggio dei gesti con simpatici parigini che vi guarderanno stupiti e infastiditi nell’ascoltare un accento che non è il loro. Ci si confronterà da subito con spigliatissimi italiani Erasmus che parlano già perfettamente francese; per il primo periodo vi affiderete a loro. E quando vi accorgerete di dover far fronte alle mille questioni pratiche e burocratiche da soli, allora metterete da parte quell’amico italiano ma già francofono pronto a suggerirvi la parola mancante come fosse un dizionario tascabile, per aprirvi ad una nuova era, quella l’improvvisazione.

Erasmus docet: consigli pratici per un anno a Parigi per studenti e dottorandi

Periodo non sempre facile quando si è alle prese con il segretario della banca o con l’installatore del telefono, men che meno quando verrà a mancare l’acqua nel vostro appartamento e non riuscirete a capire che no, l’idraulico non vi ha abbandonato, ma tarderà di due ore a causa del traffico (la totale confusione linguistica offusca ogni capacità di traduzione di quell’“ embouteillage” che non sarebbe poi così difficile da decifrare).

Così, la banale quanto spesso sottovalutata operazione di imparare l’alfabeto della lingua straniera risulterà fondamentale. Potrebbe servirvi quando la signorina del numero verde della vostra banca non riuscirà a bloccarvi al carta di credito dopo il furto del vostro portafoglio, perché lo spelling del vostro cognome è sbagliato. E allora la domanda “non può passarmi qualcuno accanto a voi che parli francese?” testerà seriamente la vostra pazienza, che dopo la perdita del portafoglio con mesi di vita parigina formato carte/tessere sarà ai minimi livelli, e vi porterà a rimpiangere il momento in cui avete deciso di saltare la prima pagina della grammatica francese, l’Alfabeto.

Quando finalmente, le prime amicizie con i francesi e i corsi all’università vi avranno dato quella sicurezza tale da cominciare a parlare né inglese, né il linguaggio dei gesti, inizierete a comunicare veramente, e con non poca soddisfazione. Constatare che in due ore si riescono a leggere non più due pagine in francese, ma addirittura capitoli interi sarà gratificante, tenendo sempre in considerazione il fatto che a Parigi una parola pronunciata male vi relegherà inevitabilmente nella categoria “straniero”, per definizione fastidioso interlocutore.

Avrete a che fare con la segretaria xenofoba del vostro dipartimento che sarà disposta a fornirvi tutte le informazioni da voi richieste a monosillabi, dopo aver constatato che siete italiani e aver quindi compreso che è per questo che “urlate così tanto”. Ma ci si fa l’abitudine, e gli appuntamenti settimanali con la responsabile dell’ufficio internazionale, traumatizzata dalle ripetute visite di noi studenti della Sapienza di Roma, gli Erasmus burocraticamente più temuti, diventeranno divertenti scenette in cui verrete rimproverati per la scorretta pronuncia di fondamentali formule come “contrat d’études” , che ripeterete, stavolta correttamente, con tono ironico quanto accondiscendente per far piacere alla cara Claire ( questo il nome della leggendaria responsabile Erasmus della Sorbonne Nouvelle).

Altri consigli pratici per un anno a Parigi? Niente sarà più divertente del parlare francese con persone di altre nazionalità. Si è autorizzati ad abbassare la soglia di concentrazione nella ricerca della giusta parola o della corretta costruzione sintattica. I dialoghi con gli studenti cinesi o giapponesi danno addirittura luogo a una lingua ibrida che il più delle volte non è ben compresa né da voi, né da loro. Ma alla fine, accontentandosi di una comprensione “globale”, si sorride salutando gentilmente. Via di scampo non sempre felice: Soltanto quando sarete rincorsi dall’amico giapponese che voleva sapere la data dell’imminente esame, capirete che il sorriso non era la risposta più adatta.

Benedetta Michelangeli

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