• Google+
  • Commenta
17 Maggio 2011

Giappone: danni agli atenei per 60 miliardi di euro, presentato oggi il piano di ricostruzione

Il governo giapponese stima i danni del sisma agli edifici universitari per 50 miliardi di euro e mette a punto un piano di ricostruzione.Buone notizie per gli atenei giapponesi vittime del terremoto e delle inondazioni causate dallo tsunami. Il Ministero della Pubblica Istruzione giapponese ha infatti pubblicato un elenco di 229 università, danneggiate dal terremoto e dallo tsunami che ha colpito il nord-est del paese due mesi fa, causando danni ad edifici e strutture.

Gli atenei presenti nella lista beneficeranno del budget stanziato dal Ministero per ricostruzione ed approvato in Parlamento la scorsa settimana.

Il costo complessivo dei danni alle università, sia nazionali che private, è di circa 60 miliardi di euro, secondo le stime governative. L’elenco include prestigiose università nazionali come la Tohoku University di Sendai e la Tsukuba University presso Ibaragi.

Il piano del governo prevede lo stanziamento di 300 milioni di euro iniziali che dovranno servire per ripristinare le strutture più danneggiate come l’ateneo Tsukuba di Ibaragi; a questi si aggiungeranno 180 milioni di euro per i reparti di ricerca situati in zone chiave durante il sisma ed andati distrutti.

Il lavoro di ricostruzione è già iniziato e proseguirà rapidamente, anche se non abbiamo ancora fissato un termine ultimo data l’enormità del lavoro da fare” ha affermato Il minstro della pubblica istruzione Tatsuo Kawabata.

Molte di queste strutture possedevano un ruolo altamente strategico all’interno dell’ambito di innovazione tecnologica del paese, come il Tokaimura Nuclear Science, fiore all’occhiello dell’industria nucleare nipponica, che si è trovato al centro della scossa da 6.0 gradi della scala Richter subendo danni per 380 milioni di euro.

Un portavoce della struttura ha affermato che non vi è stato comunque nessun rilascio di materiale radioattivo per l’ambiente o lesioni a persone, anche se i progetti di ricerca dell’istituzione sono stati bloccati a causa di strade ed edifici danneggiati e la perdita delle attrezzature principali e laboratori che non sono più al sicuro.

Eppure, due mesi dopo il disastro dell’11 marzo, la maggior parte degli istituti di Tohoku, principale centro di istruzione universitaria del paese, stanno segnalando un rendimento costante per gli orari di lavoro regolarmente ripristinati.

Nessuno degli edifici è crollato, anche se le pareti sono state incrinate e danneggiate e una grande quantità di materiale è andato distrutto.

I campioni biologici conservati nei frigoriferi dei laboratori sono stati perduti a causa di interruzioni di corrente e non potranno essere più recuperati, si tratta di un duro colpo agli sforzi di ricerca.

L’università di Tohoku ha infatti ripreso le lezoni il 6 Maggio, quasi un mese più tardi rispetto alla media degli atenei giapponesi.

Kunihiro Suzuki, portavoce del programma JPARC che cura e detiene uno degli acceleratori di protoni più potenti del pianeta, ha detto che la ricerca è stata gravemente ostacolata dai danni.

La mancanza di elettricità e di acqua hanno pesantemente inciso sul funzionamento delle macchine, la cui ricostruzione è ostacolata e ritardata dalla fase di stallo delle industrie che si occupano della creazione di meccanismi sostitutivi.

L’obiettivo per il progetto è riprendere la propria attività nel dicembre di quest’anno.

Molti atenei inoltre, fra cui quello di Tokaimura, si sono dedicati nell’ultimo mese alla’nalisi delle acque e del suolo dei territori vicini a Fukushima per verificarne i tassi di radiazione.

Un grande esempio dell’operatività del popolo nipponico che in tutti i modi e con tutti gli sforzi sta tentando di uscire da quell’apoclisse in scala ridotta che ha colpito il paese l’11 Marzo scorso.

Claudio Capanni

Google+
© Riproduzione Riservata