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18 Maggio 2011

Il ragazzo con la bicicletta

Sin da sempre sostenitori di un cinema fatto di corpi, sensazioni e ambienti impressionisti, i fratelli Dardenne tornano sullo schermo con un nuovo film, ricco di emozioni, raccontate attraverso una macchina da presa che insiste sullo sguardo dei personaggi, come a voler quasi scavare fin dentro la loro anima.

Cyril (Thomas Doret) è un bambino di dodici anni. Vive in un istituto, tentando quotidianamente la fuga per andare alla ricerca del padre. Un giorno riesce nel suo tentativo d’evasione e ispeziona in lungo e in largo il paese del genitore, ma di lui nessuna traccia.

Proprio nel momento in cui viene scoperto dagli assistenti sociali, si aggrappa fortemente ad una signora (Cécile De France), stringendola fino a farle male. Riportato in istituto, Cyril non si perde d’animo, così come Samanta, la signora presa in ostaggio dal bambino durante lo scontro con i suoi tutori. Fra i due nasce una grande amicizia che attraverserà momenti bui, fino alla resurrezione finale.

Il ragazzo con la bicicletta si presenta come una sorta di favola, dove i personaggi sono chiamati ad affrontare le prove più difficili per raggiungere la pace finale, che non si traduce in un lieto fine, ma nella consapevolezza di poter contare sull’appoggio di qualcun altro. La possibilità quindi di uscire da un isolamento forzato e condividere ogni momento con qualcuno che si ami.

Come sempre per la poetica dei due registi belgi, nella sceneggiatura e negli occhi dei personaggi le emozioni straripano, senza però incappare in spiacevoli sentimentalismi.

I due fratelli non si affidano alle forzature emotive di una sceneggiatura troppo melensa, non ricercano l’effetto emotivo attraverso i gesti o le parole, bensì, convogliano tutto nel tramite corporeo della fisicità degli attori, specie nella straordinaria Cécile De France (Hereafter, Alta Tensione) e nel piccolo Thomas Doret, qui alla sua prima, disinibita esperienza recitativa.

La macchina da presa, come precedentemente detto, sembra essere attirata dai corpi che ruotano davanti a lei e dai quali si sente fortemente affascinata. Il risultato è un film che possiede una forza motoria coinvolgente, dove il leitmotiv è rappresentato dal continuo andirivieni di Cyril, che attraversa instancabilmente l’intero set, nonchè tutti i luoghi della narrazione, con particolare attenzione al bosco, luogo metaforico della tentazione.

Questo infaticabile moto, rappresenta per il bambino la ricerca estenuante dell’affetto paterno, ripetutamente negato. Impossibile non guardare al paragone con la protagonista di Rosetta, dove il personaggio si muove all’interno dello spazio narrativo con una insistenza quasi isterica, emblema dell’angosciante disoccupazione.

Una novità apportata dai Dardenne è la, suppur parsimoniosa, presenza della colonna sonora. I registi giustificano quaesta scelta, a loro dire essenziale, attribuendola all’impianto favolistico attorno al quale gravita l’intero senso del film.

Tuttavia, il coro angelico che si avverte di tanto in tanto nei momenti di maggior pathos, sembra rimarcare fastidiosamente qualcosa di già chiaramente percepito, un surplus di cui si poteva benissimamente fare a meno. L’impressione infatti, non è quella dell’empatia, ma, al contrario, dello straniamento, causato dalla musica fin troppo finta.

Nel complesso il film risulta in linea con la filmografia dei due registi, mantenedo lo stile di ripresa realista, evitando qualsivoglia manierismo. Uno spettacolo rivolto quindi a tutti gli amanti del genere.

Titolo Originale: Le gamin au vélo
Paese / anno: Francia, Belgio, Italia / 2011

Regia: Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne
Sceneggiatura: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Fotografia: Alain Marcoen
Montaggio: Marie-Hélène Dozo
Scenografia: Igor Gabriel
Costumi: Maira Ramedhan Levi
Colonna sonora: Jean-Pierre Duret

Produzione: Archipel 35, France 2 Cinéma, Belgacom, RTF, Lucky Red
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 87′
Data di uscita: 18-05-2011

Interpreti:
Cécile de France
Thomas Doret
Jérémie Renier
Olivier Gourmet
Thomas Doret

Serena Calabrese

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