Finti Illimani nuovo album: Quando i treni viaggiavano sicuri

Redazione Controcampus 8 Gennaio 2013

FINTI ILLIMANI ALLA RISCOSSA - La musica unida jamás será vencida!Parafrasi facile forse, ma tutt’altro che scontata, “populista” o, peggio ancora, accidentale.

Le parole, lo sapete meglio di me, sono quelle di El pueblo unido jamás será vencido, il celeberrimo inno alla democrazia “universale” composto nel 1970 da Sergio Ortega (musicista dei Quilapayun) che legò la sua fortuna al movimento Unidad Popular ed alla presidenza del Cile da parte di Salvador Allende.

Allende morto nel drammatico golpe dell’11 settembre del 1973, che portò al potere il sanguinario dittatore Augusto Pinochet.

Il brano, che ha conosciuto negli anni un’affermazione di livello planetario, fu cantato (ed è qui che le casualità vanno definitivamente a farsi benedire) dagli Inti-Illimani, insieme ai Quilapayun il gruppo-leader della cosiddetta Nueva Canción Chilena, i quali ripararono in Italia (dove si trovavano in tournée) subito dopo l’annuncio del colpo di stato.

Gli Illimani faranno ritorno in patria solo nel 1988, ma non saranno più gli stessi. In una parola: addio all’estremismo politico e alla militanza artistica. Cosa che non si può certo dire dei loro epigoni, i Finti Illimani, da 11 anni fedeli alla poetica dell’impegno, che nella loro ultima fatica musicale, Quando i treni viaggiavano sicuri, confermano una volta di più il loro “randagismo etico” di gruppo socialmente impegnato, “politically scorrect” come amano definirsi, lontano anni luce dalle ruffianerie del potere e attento a cantare le idee, la protesta, l’irritazione umana e civile piuttosto che i partiti, le “fazioni” ed i programmi.

Fatto che fa sorridere non poco. Lungi da me sciorinare complimenti gratuiti, ma invito tutti a provare per credere. Ascolto l’album e mi chiedo, un po’ sovrappensiero: davvero i Finti sono riusciti laddove persino i maestri cileni avevano dovuto alzare bandiera bianca?

A voi la risposta, ma le sorprese, posso assicurarvi, saranno tante e piacevoli. Per contenuti e qualità artistica l’album ha infatti tutto per essere definito un’autentica pepita d’oro, specie se si considerano le immondizie musicali che comunemente ci stringono d’assedio ai giorni nostri.

CHI SONO I FINTI ILLIMANI – I Finti sono una band napoletana, autofinanziata e no profit (recita il loro web profile), nata nel 2000, in un sottoscala/deposito noto come O’ Pappece, una storica bottega del commercio equo e solidale del capoluogo campano.

Il gruppo, un po’ come la loro musica (un incrocio tra world music, musica etnica, canzone popolare napoletana, rock, jazz ecc ), è un meltin’ pot di età ed artisti provenienti dai campi musicali più disparati: uomini e donne, tra i 18 e i 60, che hanno deciso di mettere la loro passione e professionalità a servizio di una musica capace di risaldare in una sola parola, la pace, i frammenti di una realtà mondiale deformata da eventi drammaticamente unici.

Fatti di clamore mondiale che impongono ai popoli, al di là delle reciproche distanze geografiche, di riflettere sul senso autentico della nostra coesistenza e sulla sicurezza di un mondo in cui alla velocità e alla facilità dei collegamenti (di qui la metafora del treno) non pare, ad oggi, essere corrisposto un realistico e sempre più indispensabile irrobustirsi dei rapporti tra individui lontani per vicissitudini storiche e culturali.

Un senso di responsabilità artistica chiaramente percepibile in questo album “tematico”, concettuale, che, come da titolo, vuole essere “un viaggio musicale in un treno ideale che percorre gli ultimi quaranta anni di politica internazionale seguendo il filo nero che corre sui binari che collegano le dittature sudamericane alle vicende italiane ed internazionali. Parafrasando un vecchio detto di sapore fascista, proprio quando l’esigenza del ‘viaggiare sicuri’ viene contrabbandata con i treni ad Alta Velocità che, assieme alle leggi del mercato, investono i bisogni reali delle persone.”

UNDICI, UN NUMERO RICORRENTE – Due i marcatori temporali entro cui si snoda questo viaggio ideale, che allaccia ed integra in un solido intreccio sonoro ben 40 anni di storia: quelli che vanno dall’11 settembre 1973, data di nascita della dittatura Pinochet, all’11 settembre 2001, giorno dell’attacco terroristico alle Twin Towers di New York.

I due eventi che più di tutti hanno segnato il volto di una modernità in cui ad unire i popoli sono stati per lo più il lutto, l’autoritarismo, il terrore, il sospetto, l’intolleranza. Malesseri e tragedie che chiudono simbolicamente un’epoca insomma e che rilanciano nel mondo l’appello ad una storia nuova, comune e comunitaria, che non abbia più bisogno di toccare con mano la catastrofe per accorgersi che è la pace l’unica via concreta da percorrere.

Ma i temi toccati non finiscono certo qui. Nel mezzo troviamo, ad esempio, gli scontri del G8 di Genova, i fatti di piazza Alimonda e della Scuola Diaz, gli allegri caroselli del primo Gay Pride, le carenze del sistema scolastico italiano, e riferimenti alle più significative vicende della politica internazionale e nazionale italiana del secolo scorso, mescolati a temi di stringente attualità “territoriale” (vedi i problemi della realtà napoletana, cantati nella tarantella “partenopeo-cilena” Vesuvio. Camorra e disoccupazione in testa). Insomma gli spunti per una critica a 360 gradi sulla nostra storia recente non mancano di sicuro!

L’ALBUM – Un percorso in tredici tracce, o, restando in tema, tredici “fermate”, una meglio dell’altra, incasellate, inanellate con calibrata lucidità concettuale. Ogni “stazione” è, ci si passi il termine, un’illuminazione, un capolavoro di sincronia in cui musica e parole si tengono a braccetto senza mai confondere i passi.

Si comincia con Nove Undici, colle note del Deus Vult, l’inno delle crociate in Terra Santa, che risuonano in un Boing 767 mentre i dirottatori (stavolta fanatici “islamici”) a bordo invitano i viaggiatori alla calma. Voci che cedono presto la staffetta a quelle dei pompieri delle Torri Gemelle, che informano i superiori dell’inferno che si sta scatenando ai piani superiori.

La tragedia dell’11 settembre 2011 ripesca dall’armadio della memoria un altro infausto 11 settembre, quello del ’73 (rievocato dai Finti nella commovente La Partida), quando, asserragliato nel palazzo presidenziale di Santiago del Cile, Salvator Allende trasmette a Radio Magallanes, a poche ore dal golpe del macellaio Pinochet, il suo ultimo discorso ufficiale.

TRACCE TOP- Peripezie musicali che ci catapultano, in una sorta di volo pindarico, fino alla Santa Sede. Un intenso Daniele Mattera declama, nella provocatoria Tocata, la celebre “benedizione apostolica speciale” che Papa Giovanni Paolo II pronuncia in occasione delle nozze d’oro del dittatore cileno. La replica è affidata al brano senz’altro più struggente dell’album, The Great Joke in the sky, con il magistrale recitato di Angela Bernal, che interpreta la lettera indirizzata dalle Madres de Plaza de Mayo al Pontefice. Nella missiva le donne condannano il gesto irriguardoso e servile di Papa Wojtyla, colpevole di difendere e sostenere l’assassino dei loro figli e congiunti, disconoscendolo di fatto quale loro guida spirituale.

Alle sonorità soul, jazz e rock di Fuga (evidente la mano di Daniele Sepe) e alle godibilissime “filastrocche musicali” in lingua inglese del maestro Gordon Poole, con la sua personale interpretazione della celebre Blue Tail Fly, insieme alle avvolgenti voci degli artisti Andre Campese e Romilda Bocchetti, il compito, tutt’altro che agevole, di diluire tutto questo pathos.

Chiude l’altalena emotiva la scanzonata Vito e Bice, un’eccentrica reinterpretazione del motto Zappiano “almeno una canzone d’amore!” dicono gli autori, che racconta dell’amore clandestino tra un dito e una narice, costretti dal mormorio dei perbenisti a consumare le proprie effusioni lontano da occhi indiscreti.

L’album, registrato tra Santiago de Cuba e Napoli, è realizzato tramite le produzioni dal basso. L’edizione è a cura della Marotta&Caffari Editori, con la partecipazione del Gridas, gruppo risveglio dal sonno.

UN OCCHIO AL SOCIALE – Il costo del cd è di 10 euro (il rapporto qualità-prezzo è disarmante, fidatevi!), ma c’è un particolare che, insieme alla bontà di questo sorprendente lavoro, ne rende ulteriormente raccomandabile l’acquisto: per ogni cd venduto, un euro sarà devoluto ad Emergency e il ricavato delle vendite sarà in parte reinvestito, tramite il GRIDAS e la Marotta&Cafiero Editori, in ulteriori autoproduzioni e coproduzioni dal basso.

Finalmente un po’ di musica intelligente e, soprattutto, “solidale”. E tu cosa aspetti? Salta sul treno, no?!

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto