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30 Maggio 2011

In Cina 2000 universitari denunciano le violenze del governo contro l’etnia mongola

manifestazione studentesca per i soprusi del governo di Pechino contro la popolazione mongola in Cina. Due giorni fa circa 2000 studenti universitari cinesi di etnia mongola hanno dato via ad una gigantesca protesta contro il palazzo del governo della città di Abagnar Qi situata nella Mongolia Interna, una regione autonoma della Repubblica Popolare Cinese.

Il motivo scatenante l’azione di protesta è stata la morte di un pastore di etnia mongola avvenuta il 10 Maggio. Secondo il rapporto della BBC l’uomo era stato investito da un auto che viaggiava ad alta velocità.

Alla guida del furgone c’era un uomo di etnia Han, il gruppo etnico cinese maggioritario.

L’accaduto si è immediatamente trasformato in uno scontro fra etnie, da un lato la minoranza di natura mongola, dall’altra la popolazione cinese.

Il Southern Mongolian Human Rights Information, ente per la salvaguardia dell’etina mongola in Cina, ha affermato che questa non è che l’ultima di una serie di manifestazioni studentesche su base etnica, che hanno scosso la Cina nell’ultimo mese.

Come sempre il governo di Pechino ha steso un velo di segretezza e di riserbo su tutta l’azione studentesca e le sue motivazioni, la notizia grazie all’azione del Southern Mongolian Human Rights Information che sta sostenendo la campagna a distanza dalla sede newyorkese.

Gli studenti di etnia mongola affermano che l’ambiente naturale della loro genia sta per essere irrimediabilmente distrutto a causa dell lassismo del governo cinese.

I giovani sostengono che la loro etnia, composta da circa 6 milioni di individui, sta seriamente rischiando di essere scacciata dai luoghi di appartenenza a causa dello sfruttamento minerario da parte di Pechino, di quella che dovrebbe essere un’area protetta: la Xilin Gol Natural Steppe Protected Area.

Quest’area del territorio cinese è una sorta di riserva naturale ed umana che consente il proseguo del nomadismo pastorale proprio del popolo mongolo-cinese nonchè la conservazione di steppe e praterie.

Il luogo è ricco di risorse minerarie ed energetiche e per questo sempre più di frequente sono aumentate le incursioni della popolazione cinese nella zona, con risultati nefasti, come nel caso della morte del pastore del 10 Maggio.

Morte che immediatamente si è trasformata nell’occasione di manifestare tutto il dissenso verso l’ennesima angheria nazionalista del governo di Pechino che si aggiunge a quella ai danni della popolazione tibetana.

Quasi tutti i manifestanti provenivano dalla città universitaria di Hohhot e si tratta in buona parte di giovani di etnia mongola che hanno deciso di dare voce alle richieste della popolazione mongola, troppo debole, disorganizzata e frammentata dal nomadismo per riuscire ad effettuare un’azione coordinata ed efficace.

Il governo cinese dal canto suo non ha commentato l’accaduto ma ha fatto sapere di aver arrestato il responsabile dell’incidente e di averlo condannato a morte. La strada da percorrere per il raggiungimento della democrazia e del rispetto dei diritti umani sembra ancora lunga da percorrere in questo paese.

Claudio Capanni

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