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29 Maggio 2011

Sidney: studentessa svela il dilemma della massa oscura dell’universo

Sidney
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Arriva direttamente dall’Australia, da Sidney la scoperta in grado di cambiare il nostro modo di vedere l’universo.

Protagonista, una stagista presso la Monash University’s School of Physics di Melbourne.

Si chiama Amelia Fraser-McKelvie, ha 22 anni ed è una studentessa di Ingegneria Aerospaziale.

La ragazza ha risolto in poco più di tre mesi il rompicapo per eccellenza che da circa un decennio affliggeva gli astrofisici di tutto il mondo: l’individuazione della massa oscura mancante dell’universo, nota anche come materia oscura.

Si tratta di un fenomeno non osservabile ad occhio nudo e che fino ad oggi nessuno era riuscito a riscontrare in modo empirico.

Per massa oscura si intende la manifestazione della materia attraverso gli effetti gravitazionali. Gli scienziati hanno ritenuto, nel corso degli anni, che questa massa fosse di bassa densità ma di alta temperatura, circa un milione di gradi Celsius.
Di conseguenza poteva essere osservata esclusivamente sulle lunghezze d’onda dei raggi X, come ha spiegato Kevin Pimbblet, professore della Scuola di Fisica e relatore della stagista.

Questa serie di motivazioni, frutto di ipotesi teoriche dei colleghi più anziani, hanno spinto Amelia a condurre una ricerca mirata a raggi X. Nel suo lavoro è stata affiancata dall’intero pool di astrofisici dell’ateneo. I risultati finali sono stati presentati sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. La scoperta della studentessa ha confermato che le ipotesi precedentemente elaborate erano corrette. La ragazza, infatti, è riuscita ad individuare una parte di questa materia oscura mancante in strutture cosmiche di grande scala fra i gruppi di galassie, chiamate filamenti.

Si tratta di una clamorosa scoperta scientifica che, come afferma Pimbblet, potrà addirittura cambiare il modo in cui sono costruiti i telescopi. Il fisico, ha voluto sottolineare come gli scienziati si siano scervellati per decenni sulla questione mentre Amelia ha impiegato solo 90 giorni.
Cosa notevole, dal momento che la persona in questione non è una ricercatrice di carriera, ma una semplice stagista che si è trovata a collaborare per il progetto grazie ad una borsa di studio.

Claudia Fazio

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