• Google+
  • Commenta
13 giugno 2011

Brunori Sas Vol. 2 – {Poveri Cristi}

Mancano pochissimi giorni alla pubblicazione del secondo disco della Brunori Sas e già dal web straripano dati e recensioni d’ogni tipo, quasi a preannunciare un ciclone che, stando alle previsioni, investirà ben presto la nazione intera e i veicoli di comunicazione di massa.

In genere trovo arduo riuscire a mantenere un giudizio vigile e oggettivo in una tale moltitudine di informazioni, ciò nonostante, e in questo caso specifico, trovo smentita e contraddetta questa “difficoltà”, quando scorgo, senza per giunta allontanarmi troppo dai confini nazionali, dei risultati artistici assolutamente privi del consueto inganno scenico, che al contrario riescono a distinguersi felicemente e senza falsificanti congetture di natura promozionale, restituendo alla fruizione quella lealtà che sta alla base della ricerca artistica e che a mio avviso nella maggior parte dei casi contemporanei va sempre più corrompendosi a causa dell’artificiosità – che non è sinonimo di arte, ma rappresenta semmai la finzione della finzione: qualcosa inevitabilmente si perde nella metamorfosi.

Non è questo il caso della Brunori Sas il cui debutto è avvenuto, com’è ormai noto, nel 2009, anno in cui è stato pubblicato Brunori Sas Vol. 1 (Pippola Music), e grazie al quale viene loro conferito il Premio Ciampi come miglior disco d’esordio. Una delle prime definizioni, alla scaturigine di questa proposta musicale, lo dipinge come “cantastorie” in luogo di cantautore; altri ancora lo hanno descritto come un vero e proprio “neo-urlatore”.

La portata del secondo album, la cui uscita è prevista per il 17 giugno prossimo (Vol. 2 – Poveri Cristi Picicca Dischi, 2011/ ed. Warner Chappell Music Italiana Srl), è di tutt’altro ordine rispetto al primo: lungi da me voler sviluppare uno scritto unicamente comparativo, mi sembra però opportuno sottolineare alcuni aspetti di natura performativa e musicale oggi evidenti, che sarebbe errato definire assenti nel lavoro precedente, casomai semplicemente latenti e ora scaturiti magnificamente, grazie alla sinergia creatasi fra Dario Brunori, Mirko Onofrio (fiati, arrangiamenti) e i musicisti tutti: questo dà la misura della giusta intuizione di Brunori nel volere fortemente la presenza di certi musicisti, la cui eccellenza è deducibile da un’infinità di piccole e grandi sfumature stilistiche esplicite dalla prima all’ultima traccia.

A questo fatto va combinata una crescita esperienziale maturata nei lunghi mesi dedicati all’esecuzione live del primo lavoro, periodo nel quale Brunori ha proceduto attraverso l’incremento della formazione originaria e quindi l’inclusione di altri musicisti, primo fra tutti il violoncellista Stefano Amato.
Ai più la maturazione si paleserà innanzitutto nel ridimensionamento dell’aspetto teatralizzante – un aggiustamento in termini quantitativi e qualitativi degli interventi per così dire “extramusicali” – che quindi non è stato eluso, al contrario è stato fatto confluire all’interno dei brani e manipolato con estrema finezza nell’architettura integrale del disco.

Solcando in profondità, si scopre la crasi tra la robustezza lirica di Dario Brunori, gli arrangiamenti di Mirko Onofrio – che lasciano intuire alcune precise influenze: dalla scuola di Canterbury nelle sottili onomatopee strumentali, alla filologia armonica tardo barocca filtrata dalla popular music – e la voce femminile di Simona Marrazzo, il femmineo contrappeso del “maschile” Brunori, un accompagnamento artistico – e reale – che in quest’ultimo lavoro si stende con maggiore efficacia ed espressività, attraverso la sottolineatura del timbro fanciullesco e le reiterazioni delle formule melodiche che controbilanciano perfettamente la maggiore severità testuale, restituendo così un perfetto equilibrio alla significazione e al rapporto tra il testo e la musica.

In Brunori non c’è più la teatralità sarcastica degli esordi, ma un istrionismo più consapevole, riformulato ed inserito nella parabola musicale, plasmato con l’armonia stessa, così da creare un unicum espressivo, piuttosto che la separazione sintattica tra performance musicale ed extramusicale che caratterizzava le sue esecuzioni dal vivo.

La dialettica tra la parola e il suono restituisce quindi all’ascoltatore gli strumenti per compenetrare il senso del lavoro di Dario Brunori, forse ancora passibile di ulteriori limature – che non stenteranno a sopraggiungere – ma certamente emozionante nell’operazione, tutt’altro che semplice, di accennare appena le reminescenze di un passato musicale, non troppo remoto, senza il quale non sarebbe stato possibile considerare la parola nella vastità lirica con cui viene percepita e inventata in Italia nell’ambito peculiare del cantautorato.

Una parola che indaga il senso della vita sotto molteplici prospettive e che certamente denota la presenza di una rara delicatezza e una forte coscienza dello stato delle cose: dei versi che si muovono dall’universale al particolare e toccano ora tematiche intimiste, ora questioni implicanti l’essere umano sociale con una disinvoltura che non è più dilettantesca ma, al contrario, lascia presagire per la Brunori Sas un futuro artistico davvero trionfante.

Rapportare di continuo la scrittura testuale e musicale di Dario Brunori ai cardini del cantautorato italiano non è sbagliato nell’ottica in cui si ritrovano in lui un lirismo e degli schemi musicali riconoscibili, ma questo non vuole e non può essere l’unico profilo da cui dedurre le coordinate del cantautore il quale è attualissimo e per nulla retorico, al contrario è in grado di raccogliere l’insegnamento e riconvertirlo nelle forme di una scrittura assolutamente contemporanea, cosciente delle trasformazioni stilistiche – per quanto concerne la stesura musicale -, sociali ma soprattutto individuali, della vita e dei rapporti, dei sentimenti umani, che non mutano certo nella loro natura, col passare del tempo, ma che i poeti, i musicisti e in generale gli artisti virtuosi sanno narrare in modo sempre nuovo presentandoli in un continuum storico-artistico, piuttosto che in una serie di isolate realtà che afferiscono ad altre sfere della comunicazione.

Brunori ha pertanto dimostrato ampiamente, nell’ultimo anno, di desiderare il pubblico tanto quanto il pubblico ha desiderato lui e siamo tutti certi che la prossima stagione riserverà ad entrambi un’ulteriore, magnifica sinergia che ricolmerà i nostri cuori e le orecchie di forti ed acutissime emozioni.

Delia Dattilo

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy