Formare cosa? La formazione secondo Alessandro Bertirotti

Redazione Controcampus 13 Giugno 2011

Formare cosa, come e perchè: la formazione: ecco la parola chiave nell’Occidente di questa era.

Tutti siamo d’accordo. Lo studio continuo, il perfezionamento delle proprie competenze, abilità e capacità sono necessari e indispensabili per ottenere o migliorare la posizione lavorativa, sociale, economica e, in una parola, esistenziale.

Esistono fondi europei, regionali, provinciali e comunali, che finanziano, almeno in parte, l’esigenza di stare al passo con i tempi dell’innovazione tecnologica, che è troppo veloce rispetto alla capacità che la nostra mente possiede nell’adattarsi a queste novità.

E così le aziende investono in corsi d’aggiornamento per i propri dipendenti: corsi sulla sicurezza, sulla qualità, sulla socializzazione per chi deve lavorare in team, e cosi via.

L’università ha recepito velocemente questa esigenza e sono nati nuovi Corsi di laurea secondo la stesse prospettive: “Scienze della Formazione”, “Scienze dell’Educazione” e la disciplina che una volta si chiamava “Psicologia evolutiva” è diventata oggi “Psicologia dello sviluppo”.

Il filosofo bulgaro Omraam Mikhaël Aïvanhov ci ricorda però che esiste un modo per formare e  tipo di formazione alla quale la scienza non si dedica. Tale formazione, anche se è espressione parziale di un generale e tipico patrimonio umano, è comunemente definita filosofia.

Formare e formazione nell’antropologia della mente: il punto di Alessandro Bertirotti

Nella prospettiva dell’Antropologia della mente, la filosofia nasce in concomitanza allo sviluppo della coscienza, ancorché nelle sua forma primigenia, e svolge il ruolo evolutivo di ammaestrare la parte invisibile del proprio ragionare, ossia le motivazioni, i desideri e i bisogni interiori di ogni persona.

Ecco perché una scienza che non sia perfettamente in sintonia con la filosofia produce uomini e scienziati che continuano a credere che esista una differenza fra ciò che si può dimostrare e ciò che dimostrabile non è.

E sono spesso talmente convinti di questa differenza da credere che per diventare ed essere degli scienziati si abbia bisogno di maestri, insegnanti e professori, mentre non sia necessario avere qualcuno che ci guidi quando dobbiamo crescere nella nostre oscurità profonde, quelle ad inferas, per le quali Dante decise di intraprendere il viaggio iniziatico della comedia umana.

Perché crediamo che per imparare la scienza si debba andare a scuola, mentre per imparare a conoscere la parte nascosta di noi, quella più importante e vulnerabile alcune volte definita persino anima o psiche, non sia necessaria la presenza di un Maestro?

Se le nostre competenze lavorative meritano aggiornamento e perfezionamento, a maggior ragione li merita la nostra mente.
Coloro che hanno avuto la fortuna di incontrare maestri degni del nome, penso siano decisamente avvantaggiati rispetto ad altri individui meno fortunati, anche se la figura di un Maestro non sostituisce lo studio e l’applicazione degli insegnamenti ricevuti nella vita individuale.

In effetti, ogni Maestro può fornire chiavi interpretative, suggerimenti, qualche spunto da cui partire, ma il percorso che andrò a scegliere resterà pur sempre specifico e tipico del mio pensare ed essere.

Vi sono Maestri che si collocano diversamente nel tempo, perché alcuni sono coevi mentre altri si situano nel passato. Bene, entrambi i tipi sono indispensabili, perché permettono a ciascun individuo di confrontare gli insegnamenti coevi con quelli di coloro che ci hanno preceduto nel tempo, con l’aggiunta, per noi venuti dopo, di permetterci una valutazione migliore perché frutto del senno del poi.

Formare: dall’allievo al maestro l’universalità esistenziale

Tutte le persone possono essere tanto allievi quanto maestri al tempo stesso, in base ai contenuti di eternità che rie-scono ad esprimere nella loro vita quotidiana. Per essere dei maestri occorre oltrepassare il locale, il particolare, lo specifico e la fattispecie, per entrare nell’universalità esistenziale di tutte le cose che sono, furono e tendono ad essere in futuro.

Ecco perché ogni persona può essere nelle condizioni di insegnare sempre qualcosa a qualcuno, perché tale insegnamento dipende da quanto egli riesce ad universalizzare della sua vita privata oppure della sua singolarità.

E vi sono situazioni esistenziali in cui questo ci riesce bene ed altre volte meno bene, come è giusto e normale che sia. Ma quello che conta, nel processo storico ed evolutivo utile all’intera specie, è che il tentativo sia comunque continuo, anche se non costante, tenendo presente che per essere costanti è necessario che la mente proceda per obiettivi raggiungibili nell’arco di tempi determinati.

È vero che può sembrare una forzatura darsi scadenze ed imporsi dei metodi di studio in ambito di crescita interiore. In realtà, non lo è affatto. Fissare una sera alla settimana, magari con un gruppo di amici, per schematizzare i punti e gli argomenti da affrontare di volta in volta è un accorgimento che aiuta a prendere l’impegno verso la parte interiore di se stessi seriamente, al pari di un corso di inglese oppure di una partita di calcetto.

Rispettare un impegno con se stessi, attraverso un contatto con la propria coscienza, non solo è un modo di formare, ossia dare una forma, a quella cosa che spesso chiamiamo spiritualità senza sapere bene a cosa ci riferiamo, ma è soprattutto un prezioso regalo che facciamo a noi stessi.

È come se imparassimo, giorno dopo giorno, a dare la giusta importanza ai nostri pensieri, alle nostre valutazioni sul mondo. Purtroppo molto spesso si tende invece ad avvicinarsi alla propria coscienza solo quando siamo incuriositi da qualche titolo mistico in libreria e senza la reale intenzione di intraprendere un cammino vero e proprio, ci si accontenta di piluccare da una fonte all’altra, senza in effetti approfondire nulla.

Abbiamo paura di ottenere un reale cambiamento nella nostra vita, accontentandoci di possedere, nella migliore delle ipotesi, qualche dato nozionistico isolato. Tutto questo sembra un peccato, perché anche la curiosità verso tali tematiche dovrebbe sfociare in un impegno serio, con un metodo che comprenda un periodo di tempo relativamente ampio.

Penso che prendere coscienza che sono poche le situazioni in cui effettivamente ci mettiamo di fronte alla nostra stessa coscienza sia utile anche per risolvere, una volta per tutte, la questione del rapporto tra teoria e pratica. La prima non precede la seconda, ma anzi, se proprio dobbiamo stabilire una priorità, può essere solo il contrario. E nella realtà sono invece in una tale e stretta relazione che la prima ha senso solo in presenza della seconda e viceversa.

La teoria e la pratica si possono incontrare, come di fatto avviene nella quotidianità, coscientemente solo quando si tengano presenti le proprie esigenze individuali e si elabori un programma ad hoc, il più possibile equilibrato, per tradurle in vita quotidiana.

La lettura è di sicuro, come si è detto sopra, molto importante, forse anche indispensabile, ma non può diventare l’unica fonte di studio, altrimenti la separazione tra teoria e pratica diventa un espediente psicologico per non cambiare nulla di se stessi e non apportare i mutamenti necessari alle nostre vecchie abitudini.

La mente, nella sua funzionalità cosciente e/o inconscia, non si nutre solo di nozioni, dati, periodi sintattici e grammaticali complessi, ma (mentre) può trarre grandi benefici dalle parole che ascoltiamo da qualche Maestro vivente, da qualche situazione esistenziale che ci viene raccontata dal cinema oppure durante una conversazione al bar.

Tutte le occasioni sono utili, e quando mancano è come se venisse meno l’ossigeno alla nostra mente, la quale costantemente ricerca il confronto e la consolazione di fronte alle proprie convinzioni nelle idee e prospettive delle altre menti.

Formare nel concetto di e Daniel Siegel

La nostra mente è sostanzialmente frutto di relazioni, come sostiene Daniel Siegel nel suo La mente relazionale (Siegel D., 2001).
Vi è poi un rischio da non sottovalutare quando tendiamo a preferire la lettura in modo esclusivo rispetto ad altre forme di apprendimento: è quello di sovraccaricare la propria mente di lavoro ulteriore dopo una lunga e impegnativa giornata di lavoro in cui siamo ricorsi in modo predominante alla lettura.

Per bilanciare la situazione, in questo caso, la meditazione, oppure la riflessione di fronte ad un tramonto, un quadro oppure nell’ascolto della musica, facendo silenzio fuori e dentro se stessi, può essere un momento di grande utilità per riflettere, fermarsi e pensare ai valori della propria esistenza.

Vi sono anche altre possibilità, come l’abitudine a tenere un diario nel quale appuntare i propri pensieri e considerazioni rispetto ad alcuni eventi significativi della giornata, perché si tratta di educarsi all’auto-osservazione, cercando di allontanare da sé tutto lo stress che la velocità del tempo impone ai nostri ritmi professionali.

Tutto può servire allo scopo, anche indossare abiti puliti e profumati appena entriamo in casa e ci togliamo di dosso i vestiti “professionali” per indossare quelli più comodi e familiari, in quell’ambiente che è per definizione accogliente come è la nostra casa.

Si dovrebbe persino avere l’accortezza di utilizzare una stanza pulita e ordinata, sorseggiare una tisana e mettere a punto tutti quegli accorgimenti che rendano l’appuntamento settimanale con noi stessi, la nostra coscienza, una autentica gratificazione.

Di grande aiuto è ovviamente la musica e sono molti i generi musicali che si addicono alla riflessione e meditazione. Ciascuno può trovare brani adatti secondo il proprio gusto. Personalmente prediligo la musica classica, ma vi sono partiture di opere liriche, canti indiani, suoni della natura e campane tibetane, tra cui scegliere.

Conoscere se stessi è riflettere su se stessi e nella società in cui viviamo non è cosa di poco conto.

Alessandro Bertirotti

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Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. 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L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto