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13 giugno 2011

Il cinema italiano indipendente di Francesco Campanini

Ideato e sceneggiato da Luca Magri e Chiara Agostini, il film (siamo verso la fine degli anni ’40) racconta le vicende di quattro disperati che, dopo aver compiuto una rapina in un ufficio postale, fuggono con il malloppo verso le montagne in cerca di rifugio.

Durante la fuga sono costretti ad attraversare a piedi pianure, fiumi, boschi e località impervie. Pur nelle difficoltà, il loro piano di fuga procede come previsto, ma quando tutto sembra andare per il meglio la loro avventura si trasforma in un incubo da cui non riescono ad uscire.

Il lungometraggio “La casa nel vento dei morti“, opera seconda di Francesco Campanini che ne è anche produttore ha preso il via proprio oggi, tra Calestano e Berceto.

Ambientato nell’Appennino parmense, il film sarà girato partendo dai pioppeti delle rive del Po per salire alle colline del Baganza. Si prevedono tre settimane di lavorazione, sino ai primi di luglio, quando ancora la luce sui monti è perfetta.

Dopo l’ottimo successo registrato con “Il solitario” si ricompatta la squadra vincente, si apre a nuovi volti e tecnici e si riparte per realizzare un altro capitolo dell’avventurosa storia del cinema italiano indipendente di genere.

Francesco Barilli, regista di film cult come “Il profumo della signora in nero” e “Pensione paura“, ha sposato con entusiasmo il nuovo progetto del giovane regista, che già lo aveva diretto ne “Il solitario”.
Nina Torresi (La bellezza del somaro, Diciottanni – il mondo ai miei piedi) è stata scelta per il ruolo di Agnese perché aggiunge freschezza e spontaneità al film.

Il protagonista Luca Magri (Cielo e Terra, Il Solitario) interpreta il ruolo di un famoso e affascinante attore che, caduto in disgrazia, si trova costretto ad unirsi ad un gruppo di persone con passati discutibili pur di ritrovare i fasti di un tempo.

Per Francesco Campanini, parmigiano che si divide tra la sua città e Roma ma che è fortemente radicato nel territorio d’origine, “La casa nel vento dei morti” nasce da una forte desiderio:

“voler valorizzare i luoghi in cui sono nato e cresciuto e in cui mi piacerebbe continuare a vivere e far cinema. Ho cercato di dar vita ad una storia che potesse essere in qualche modo riconducibile ad un periodo storico che ha segnato in maniera profonda questo territorio e la sua popolazione”.

Continua il regista “Rispetto al mio primo film, dove erano protagonisti la metropoli ed il mondo razionale, in questo prevalgono la natura, le passioni e l’istinto di sopravvivenza. Il noir diventerà così nero che trasformerà la speranza di una vita migliore nella voglia di sopravvivere”.

Maria Teresa Violi

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