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8 giugno 2011

Le parole gentili: quando e come usare secondo i coach

Le parole gentili
Le parole gentili

Le parole gentili

Le parole gentili sono brevi e facili da dire, ma la loro eco è eterna.

Sono parole di Madre Teresa Di Calcutta che dovrebbero far riflettere tutti noi, quotidianamente. Contenuto analogo è in uno dei principi di Dale Carnegie, scrittore e motivatore statunitense: “siate prodighi di apprezzamenti onesti e sinceri”.

Da una parte una persona religiosa, dall’altra un uomo di business che ha scritto libri e ha fondato un’organizzazione mondiale che fa consulenza ed eroga percorsi di formazione manageriale. Si tratta di principi universali che, se applicati, generano positività e relazioni interpersonali migliori. Pensare qualcosa di bello di qualcuno senza dirglielo equivale ad acquistare per qualcuno un bellissimo regalo, impacchettarlo con la carta più bella, con il fiocco più elegante e…non darglielo! Sì proprio così. E’ un peccato perdere l’occasione unica di dire a qualcuno qualcosa di bello.

Farlo infatti permette di nutrire l’autostima della persona che riceve l’apprezzamento e fa star bene anche noi che proferiamo parole gentili. Allora sorgono delle domande. Come mai se l’apprezzamento “fa bene” ed è utile abbiamo una certa resistenza a farne? Nel mio lavoro di coach e formatore, dal confronto maturato con migliaia di persone ho trovato che le cause più comuni risiedono nelle considerazioni che vado ad illustrare.

A volte, “semplicemente”, non siamo stati abituati a fare apprezzamenti. Altre volte diamo per scontato il fatto di dire a voce ciò che pensiamo. Può essere anche che evitiamo di fare apprezzamenti per timore di essere fraintesi, pensando che la persona che riceve l’apprezzamento possa pensare che abbiamo un secondo fine. Altre volte evitiamo di fare apprezzamenti per “egocentrismo”: pensiamo inconsciamente che dire a qualcuno qualcosa di bello, decantando un suo “merito”, dando del valore a qualcuno possa toglierne a noi stessi.

In ambito lavorativo fare degli apprezzamenti professionali a colleghi e collaboratori può generare in noi il timore che poi questi possano rivendicare “qualcosa in più” in relazione al loro valore. Vi sono poi le remore presenti in ambito di relazioni familiari: si può avere difficoltà a dire a figli, fratelli, genitori che li si stima per qualche motivo. Nelle relazioni di vendita di può pensare che fare apprezzamenti venga letto come “strumentale” per vendere di più.. Le considerazioni potrebbero continuare.. Una cosa è certa: che non si sia abituati, che si possa temere di essere fraintesi, che si possa temere che si interpreti come “con doppio fine” rimane il fatto che fare apprezzamenti è una cosa straordinaria, semplice da attuare ed utile sia a chi riceve che a chi fa l’apprezzamento.

Se il vostro alibi è “temo che poi pensino che voglio qualcosa indietro..” dimostrate che non volete nulla: non chiedete nulla in cambio. Se il vostro alibi è che nessuno fa a voi apprezzamenti (o non ne ha mai fatti) convincetevi che non sia un buon motivo per non farne voi! Se temete di essere fraintesi.. dimostrate dopo l’apprezzamento che non ci sia un secondo fine.. Insomma siate capaci di dire in modo limpido e disinteressato cosa apprezzate delle persone che vi circondano.

Comincio dunque io con voi cari lettori, apprezzando la costanza e la curiosità che dimostrate leggendo i miei articoli e apprezzo anche chi di voi si cimenta nello scrivermi considerazioni e ponendomi domande, dimostrando di essere “aperto”, interessato, “pensante”, desideroso di confronto. Ora passo la palla a voi, esortandovi ad essere prodighi di apprezzamenti onesti e sinceri, al lavoro, in famiglia, nella vostra vita privata. Iniziate questo nuovo corso e rimarrete straordinariamente sorpresi!

Stefano Tassone

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