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25 luglio 2011

Critica sterile e critica costruttiva: quale usare e quale evitare

Critica sterile
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Critica sterile e critica costruttiva: cosa sono e come distinguerle, quale usare e quale evitare.

Nel mio lavoro di formatore mi imbatto spesso con partecipanti che hanno una marcata tendenza a criticare contenuti, considerazioni, argomenti.

Nel mio lavoro di formatore mi imbatto spesso con partecipanti che hanno una marcata tendenza a criticare contenuti, considerazioni, argomenti.

Nel mio lavoro di formatore mi imbatto spesso con partecipanti che hanno una marcata tendenza a criticare contenuti, considerazioni, argomenti. Personalmente accetto con apertura tali critiche perché sono consapevole che l’essere umano ha un’innata tendenza a criticare tutto ciò che è nuovo e diverso da ciò che già conosce e fa.

Al contempo colgo l’occasione della critica per far riflettere le persone. Esistono due categorie di critiche. Quelle costruttive e quelle sterili. Queste ultime andrebbero arginate perché non portano da nessuna parte. Le prime invece possono risultare estremamente utili perché permettono di guardare l’argomento da angolazioni differenti.

Se l’essere umano non avesse mai criticato l’atto di trascinare oggetti o sollevarli di forza per spostarli..non si sarebbe arrivati ad inventare la ruota. Cosa intendo dire? Che dietro una critica costruttiva e mossa dal desiderio di migliorare uno status quo risiede una grande opportunità di crescita. Dietro la critica sterile e motivata solo dall’egocentrica esigenza di “farsi sentire” per “sentirsi vivi” si nasconde solo appunto l’egocentrica necessità di chi muove la critica. Criticare è innato nell’essere umano. Tutto ciò che ci circonda viene costantemente, consciamente o inconsciamente, passato al vaglio della nostra analisi. Ed entro certi limiti ciò è un bene.

L’essere umano infatti può notare ciò che è perfettibile ed attivarsi per migliorarlo. Allo stesso tempo bisogna considerare che una critica incessante e sconsiderata, che punti solo a notare i dettagli che non ci piacciono, può portare a minare la nostra capacità di apprezzare ciò che di buono abbiamo intorno. A questo punto dunque per arricchire la nostra esistenza dovremmo considerare che possiamo prendere consapevolezza di cosa diciamo e ci diciamo: stiamo criticando cose, persone, situazioni, opportunità solo perché esulano dai nostri schemi mentali abituali? Abbiamo il diritto di criticare ciò che vediamo e sentiamo, consapevoli che una critica aprioristica può precluderci la possibilità di sperimentare nuove letture, nuove azioni, nuove possibilità.

Continuando a fare ciò che abbiamo sempre fatto nel migliore dei casi otterremo ciò che abbiamo sempre ottenuto. Quindi se critichiamo a prescindere qualsiasi nuova possibilità, idea, soluzione rimarremo chiusi dentro il cerchio delle nostre esperienze conosciute. Se non siamo soddisfatti di ciò che abbiamo possiamo quindi prendere in considerazioni nuove vie, senza criticarle aprioristicamente.

Stefano Tassone

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