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4 luglio 2011

Gli italiani di New York

Un libro ricco di realismo questo di Maurizio Molinari, giornalista e corrispondente dal 2001 del quotidiano La Stampa negli Stati Uniti, che racconta le mille sfaccettature della vita quotidiana nella Grande Mela, terra da sempre simbolo di speranza, dove vivono e si muovono tanti nostri fratelli italiani.

Gente laboriosa, indaffarata e stacanovista che ogni giorno, percorrendo le trafficate vie di New York, porta dentro con orgoglio un’ italianità viva e forte, senza mai dimenticare i sacrifici dei propri parenti che partirono tanto tempo fa dal Paese d’origine in cerca di un futuro migliore e di maggiori possibilità.

Come lo stesso Molinari afferma, questo è un libro di storie, un viaggio attraverso i volti di oltre tre milioni di persone accomunate dalla convinzione che mettendocela tutta in questa città ogni risultato è raggiungibile.

Lo scrittore ci prende per mano e ci accompagna tra pizzaioli e ricercatori, tra criminali e attori da Oscar, tra ammiragli e giudici della corte d’appello, soffermandosi in particolar modo sulla questione gravosa dei clandestini e dei preti di strada, come Ronald Marino, che tendono loro una mano.

Storie di sconfitte e di riscatto, di gente comune e di eroi, come i tantissimi poliziotti e vigili del fuoco di origine italiana morti durante i soccorsi in seguito agli attentati delle Torri Gemelle.

Proprio partendo da questi nostri connazionali che trovarono il loro destino in quella mattinata di quasi 10 anni fa (302 su quasi tremila), si sviluppa un racconto interessante fatto di incontri come quello con Vincent Barbacci, venditore di ghiaccioli a William F. Moore Park, e i Fortunato Brothers, pasticceri campani a Brooklyn, protagonisti di una vicenda inquietante che poteva causare la fine del loro sogno americano.

Alla presentazione del libro, il 20 giugno scorso presso la Libreria Feltrinelli di via Appia a Roma, oltre all’autore, c’era anche Renzo Arbore, una delle figure italiane più conosciute negli U.S.A., che ha esordito affermando simpaticamente di essersi accorto delle proprie lacune riguardo l’argomento “italiani a New York” subito dopo aver letto il testo di Molinari.

Arbore, che visitò per la prima volta la città a 30 o 35 anni, ha ricordato con rinnovata tristezza la drammaticità delle partenze da Napoli di coloro che non avevano niente ma che, una volta approdati nel Nuovo Mondo, contribuirono a rendere importante la Grande Mela.

L’artista ha ripercorso alcuni episodi della sua vita nella città raccontando della volta in cui, ancora giovane, un signore a Little Italy gli diede il benvenuto con il saluto fascista, o come quando il sindaco Rudy Giuliani lo invitò a colazione a casa sua facendogli trovare due mandolinisti.

Arbore ha inoltre elencato i tanti pregi della nostra nazione riconosciuti dagli americani, come il buon cibo e lo stile, sinonimo di buon gusto, elogiando una figura molto amata dai newyorkesi, quella dell’onesto Fiorello La Guardia, sindaco di New York dal 1933 al 1945, e rivelando il grande contributo che diedero i primi emigranti italiani arrivati in Louisiana, nella prima metà dell’800, alla nascita del Jazz.

“Gli italiani di New York” è un libro rivolto a tutti coloro che sono curiosi di conoscere i mille aneddoti che ruotano attorno alle innumerevoli figure che hanno rappresentato e ancora rappresentano la parte migliore del nostro Paese in questa città, come l’architetto Renzo Piano, che ha ideato la nuova sede del New York Times, e Stefani Joanne Angelina Germanotta, ovvero Lady Gaga, newyorkese di nascita, che nel testo ricorda con toni nostalgici il giorno del funerale del nonno Giuseppe.

In questo momento storico, in cui più di tutti la nostra classe dirigente sembra fare del suo meglio per affossare l’immagine del nostro Paese, c’è bisogno di libri come questo.

Per ritrovare un po’ di quel sano orgoglio nazionale che sembra essere perduto qui da noi ma che appare ancora solido nel petto di tutti coloro di origine italiana che vivono a New York e che, come asserisce Arbore in modo totalmente condivisibile, andrebbero premiati per il loro attaccamento alla Madre Patria.

Proprio questa gente rappresenta un grande insegnamento per tutti noi che in Italia siamo (purtroppo?) rimasti.

Gabriele di Grazia

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