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9 agosto 2011

Scienziati inglesi scoprono che gli animali possono parlare!

Secondo Pierre Boulle, autore del romanzo “il Pianeta delle Scimmie”, in un lontano futuro, nell’anno 3970, è plausibile ipotizzare una trasposizione evolutiva tale da porre all’apice della catena alimentare proprio quegli scimpanzè di cui oggi l’uomo si serve per ottimizzare i propri esperimenti.

Al di là di una prosa senz’altro illuminante e fantasiosa, questo cult letterario e cinematografico ha il pregio di aprire la mente, inducendo il pensiero umano oltre i suoi stessi confini, attraverso una tonalità percettiva ora illusoria, ora agghiacciante. A far da sfondo è l’io narrante del protagonista, la cui angoscia è tale da avventarsi contro quell’umanità che, come nel peggiore degli incubi, si è auto-distrutta.

Purtroppo, tutto ciò non è l’incubo di un lontano futuro fantascientifico, ma un rischio reale; un rischio che, nel breve periodo, si potrebbe correre qualora continuassero gli esperimenti di “umanizzazione” degli animali.

Uno studio condotto dall’Academy of Medical Sciences britannica in collaborazione con l’Università di Cambidge ha rivelato, in seguito ad un’indagine durata due anni, che alcune scimmie geneticamente modificate per parlare o sviluppare capacità cognitive similari a quelle umane appaiono realmente in grado di pensare.

La notizia è balzata sulle prime pagine del Financial Times, che ha dato luogo ad una campagna di sensibilizzazione culturale e di prevenzione contro eventuali tautologie bioetiche.

Secondo i ricercatori inglesi esistono diverse forme di rischio, ossia vari modi per accelerare il processo evolutivo di questi animali. Da un lato, appaiono aleatori, gli esperimenti finalizzati a modificare il cervello animale in modo da rendere possibili alcune funzioni cerebrali umane. Dall’altro lato, va biasimata la fecondazione animale con ovuli o spermatozoi umani. Infine, da non sottovalutare sono, anche i tentativi d’ibridazione animale.

A stemperare la polemica ci ha pensato il prof. Martin Bobrow, professore di genetica presso l’Università di Cambridge nonché direttore dello studio: “ Non siamo a conoscenza di alcun esperimento in corso idoneo a perpetrare ansie; tuttavia, abbiamo voluto assumere un contegno preventivo, su un settore delle scienze che finora non ha ricevuto grande attenzione dall’opinione pubblica”. Staremo a vedere.

Antonio Migliorino

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