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17 ottobre 2011

Le Origini della Vita: La Verità del Vaticano

Cos’è la vita? Siamo stati creati o ci siamo evoluti?

Sebbene siano trascorsi cinquecento anni dalla sua nascita, la scienza moderna non appare ancora in grado di offrire risposte esaustive. Gli scienziati non sono ancora riusciti ad epurarsi da quelle recalcitranti dicotomie concettuali che da secoli obnubilano l’idea di vita.

Cinquecento anni di lotta non sono bastati, nemmeno a porre fine all’eterno dissidio tra fede e scienza. Un dissidio tipicamente umano, che affonda le sue radici nel cambiamento d’orizzonte metodico; nell’iperbato filosofico tra metodo deduttivo e induttivo.

La rivoluzione scientifica pagò a caro prezzo il suo sublime messaggio; si pensi alla morte simbolica di Giordano Bruno e all’abiura di Galileo.

Nel XIX secolo, Darwin scrisse l’Origine delle Specie e conferì sintomatico potere all’induttivismo. Fu l’inizio di un nuovo dissidio: quello tra Creazionismo ed Evoluzionismo.

Tuttavia, nel corso degli anni, sono cambiate molte cose. A cominciare dalle opinioni della scienza. Secondo Einstein ” la scienza senza religione è zoppa; la religione senza scienza è cieca”. Max Planck, padre della meccanica quantistica, sosteneva “che scienza e religione hanno bisogno l’uno dell’altro per completarsi nella mente di un uomo che pensa seriamente”.

Secondo recenti studi condotti da Antonio Lazcano, professore dell’Università Nazionale del Messico, la teoria dell’evoluzionismo fu accolta di buon grado dai Papi Pio IX e Leone XIII.

Lazcano è autore di un importante saggio dal nome Le Origini della Vita che lo ha reso il più celebre evoluzionista dell’America Latina. La sua attività di ricerca inizia nel 2009, nelle stanze degli Archivi Vaticani.

Tra rilucenti splendori in carta veneziana ed irti tabarri, Lazcano riuscì ad attingere ai carteggi dei due Papi coevi di Darwin. Lo scopo dei sui studi era verificare cosa pensasse il Vaticano, nel lontano XIX secolo, di Darwin e della scienza.

Allo scienziato sudamericano va il merito d’avere raccontato impeccabilmente l’origine di una vera e propria simbiosi epistemologica tra metodo scientifico e fede.

Ad ogni modo, la teoria dell’evoluzione in casa vaticana non è più considerata una mera ipotesi da quando Giovanni Paolo II nel 1996 l’ha proclamata solennemente parlando alla Pontificia Accademia della Scienza.

Creazionismo ed Evoluzionismo rappresentano l’essenza del dualismo teorico; due facce di un’unica medaglia. Papa Benedetto XVI, in occasione della Plenaria Accademia Pontificia delle Scienze nel 2009 ebbe a richiamare il pensiero dei suoi predecessori, Pio XII e Giovanni Paolo II, entrambi convinti “dell’inesistenza di un’opposizione fra la comprensione di fede della creazione e la prova delle scienze empiriche”.

Tuttavia, Benedetto XVI, in quell’occasione chiarì definitivamente la sua posizione, segnata da un ritorno al Creazionismo puro: ” Il cosmo non è un caos, ma un ordine fondato dal Creatore che la scienza può, progressivamente, indagare nelle leggi che lo regolano. Non sappiamo cosa vi sia all’origine dell’universo quindi è Dio”.

Al di là dell’inversione di tendenza, meritano d’essere menzionate anche le parole del Monsignor Ravasi che ha offerto una valutazione critica dell’Origine delle Specie a 150 anni dalla pubblicazione : “Scienza e Teologia rappresentano differenti campi di analisi e di interpretazione, sebbene essi vengano spesso ingiustamente sovrapposti, generando confusione e polemiche ideologiche.

La contrapposizione tra Creazionismo e Darwinismo è un’assurdità perché esistono tante prove scientifiche in favore dell’evoluzionismo. Tuttavia, non bisogna dimenticare che la dottrina dell’evoluzionismo non risponde a tutti i quesiti e non risponde soprattutto al grande quesito filosofico: da dove viene tutto?”.

Dalle parole di Ravasi è possibile scorgere una prospettiva lontana da retrogradi dicotomie concettuali e, del tutto incline al dialogo tra teologia, filosofia e scienza.

Per la prima volta dopo secolari diatribe, Vaticano e Comunità Scientifica, appaiono in un simbolico connubio. La loro unione deriva dall’impossibilità di rispondere al quesito dei quesiti cui la sola Filosofia è in grado di badare.

Tuttavia, non tutto l’ambiente scientifico ha accolto di buon grado questo avvicinamento Teologico. Si rammendano alcune polemiche sorte all’indomani delle propositive dichiarazioni del Ravasi.

Secondo l’ateo-convinto Giancarlo Biondi, docente di Antropologia all’Università dell’Aquila: “Alla teologia è indispensabile il sapere scientifico, che invece nulla può ricavare da quello teologico nella spiegazione del mondo.

Tuttavia, siamo convinti che il Vaticano non abbia accettato completamente l’evoluzionismo di Darwin, perché continua a pretendere dall’uomo una duplicità: in altre parole un’essenza biologica sotto il controllo evolutivo e un’a-biologica ( spirituale) di provenienza non evolutiva (divina). Al contrario Darwin ha sostenuto la nostra unicità”.

La logica e il calcolo delle probabilità rivelano un dato sintomatico: la scienza, nonostante i prolegomeni di Kant, non è ancora capace di dimostrare l’inesistenza dell’anima e di Dio.

In realtà, troppo spesso si corre il rischio di confondere le due realtà aristoteliche: fisica e metafisica.

Sebbene la scienza abbia subito molti cambiamenti nel XX secolo, per quanto riguarda le teorie evoluzionistiche non vi sono stati mutamenti significativi. La teoria generalmente accettata è quella Darwinista, esposta nell’opera L’Origine delle Specie nel 1859.

Tuttavia, vi sono delle teorie anteriori. Il Darwinismo ha raccolto l’eredità della teoria evoluzionistica di Lamarck: i caratteri acquisiti durante la vita erano trasmessi ai discendenti. Poi vi sono le Leggi di Mendel alla cui base v’è un’idea d’ereditarietà genetica caratterizzata dalla combinazione dei geni e del loro carattere dominante recessivo.

Riepilogando, le idee esposte da Lamark, Darwin e Mendel formano il corpo centrale dei concetti in materia di evoluzione biologica o delle specie. Invece, l’escatologia d’impronta fideista contiene teorie di spicco quali il Creazionismo e il Disegno Intelligente ( che intende dare al Creazionismo uno stile cristiano).

La vita, in senso generale, può essere definita come un sistema chimico capace di riprodursi e che attraverso variazioni e selezioni casuali diviene sempre più complesso. Dal punto di vista della scienza sperimentale creazionismo ed evoluzionismo sono inverificabili.

Le origini della vita devono essere trattate con un approccio prettamente filosofico. Tuttavia il Vaticano non crede nell’incompatibilità tra scienza e fede, ne nell’infondatezza del darwinismo.

Le origini della conoscenza affondano le proprie radici in un brioso ritmo triadico: Empirismo di Locke, Innatismo di Liebniz e Apriorismo di Kant. Percezione, intuito e logica rappresentano le fonti della conoscenza. Essi sono altresì il nucleo nevralgico intorno al quale ruota il metodo scientifico.

Questi è caratterizzato da tre ulteriori metodi: Deduttivo, induttivo e ipotetico-deduttivo. Il metodo ipotetico-deduttivo( kantiano) o metodo di verifica delle ipotesi, è una sintesi tra induzione e deduzione. Qualsivoglia teoria, per acquisire scientificità necessita di verifica.

La teoria di Darwin mostra comunanze con il metodo induttivo. La filosofia analizza il mondo del possibile e la scienza si limita al mondo di ciò che è provato. La matrice cognitiva, probabilmente, è un’ipostasi triadica di tesi, antitesi e sintesi. Non a caso il numero tre, per la cabala traspare magia.

In Nuovo Organo, Bacone sostiene che la scienza va considerata nel suo oggetto nevralgico, la natura infinita. Il suo scopo invece è l’utilità che ne deriva all’uomo. La fede nella scienza, intesa come reiezione del metodo deduttivo aristotelico, è in grado di dare le ali al pensiero.

Tuttavia, fare della scienza un effimero edificio a forma di tabernacolo, non avrebbe senso se al suo interno non vi fossero afflati di luce. L’utilità di un edificio è direttamente proporzionale alle necessità di chi vi dimora.

Nel corso della storia, l’umanità si è resa protagonista di maestose rivoluzioni, avvenute soprattutto in seguito ad importanti scoperte. Tali fronde, spesso, ne hanno accelerato l’evoluzione. L’evoluzione umana è la conseguenza logicamente prevedibile del progresso scientifico. Tuttavia, per uno strano scherzo del destino, ogni passo compiuto dalla scienza è motivo di avvicinamento tra uomo e ideologie filosofico-religiose.

Queste ultime sono alla base di ogni teoria sperimentale, anche di quella evolutiva. Per evoluzione deve intendersi il cambiamento spazio-temporale nel breve e nel lungo termine di un parametro.

Il dizionario italiano definisce l’evoluzione come lenta e graduale trasformazione delle cose, secondo certe leggi naturali, da forme basse e semplici a forme più alte e perfette.

L’evoluzione della specie è la teoria secondo la quale l’Universo avrebbe uno svolgimento unico e progressivo per causa meccanica, passando dal semplice al complesso, dall’indeterminato al determinato, mediante un incessante processo di differenziazione e d’integrazione.

Ad ogni modo l’evoluzione è un cambiamento graduale e non va confuso con la rivoluzione la cui caratteristica è, invece, l’accelerazione. Per evoluzione biologica sarebbe corretto intendere un cambiamento globale delle cose.

L’essere umano e lo scimpanzè presentano dicotomie pari al solo 1% del genoma, solo circa dieci volte di più della differenza tra due individui umani. Si stima che la differenza genetica tra questi due esseri risieda in non più di 400 milioni di nucleotidi.

Tra le principali conseguenze dell’evoluzione biologica umana si rammendano: la capacità di controllo del fuoco, la scoperta della ruota e lo sviluppo del linguaggio.

Filosofia, religione e scienza tentano di indagare sulle origini della vita. Le teorie sull’origine della vita non sono ai limiti della conoscenza ma ai limiti della filosofia. Dal punto di vista filosofico esistono due strumenti in grado di svelare l’essenza della vita: la logica e la metafisica.

La ragionevolezza impone di non scartare fino a prova contraria nessuna ipotesi, anche la più assurda. In fin dei conti soltanto dopo un’analisi attenta e metodica dei fattori, si è in grado di attribuire valore ad una teoria.

In virtù del principio in base al quale la mente umana non è in grado di creare nulla dal nulla, ossia di immaginare o rappresentare senza, prima, percepire, verrebbe spontaneo accreditare l’esistenza di Dio. Infatti, tutta la documentazione storica in nostro possesso non sarebbe altro che il segno di un incontro avvenuto in epoche remote tra l’uomo e dio.

Alla base di tutto potrebbe esserci (ipotesi fantascientifica) altresì una manipolazione genetica espletata da un Dio- alieno tecnologicamente avanzato in base alla quale la nostra specie iniziò un diverso percorso evolutivo.

Questa ipotesi, sposata dal Prof. Corrado Malanga dell’Università di Pisa, non offuscherebbe né il creazionismo né l’evoluzionismo, bensì ne offrirebbe una sintesi.

Affermare che ci siamo evoluti e che quindi non siamo stati creati, non implica l’impossibilità di contatti con Dio. D’altra parte, l’onere della prova spetta a che si dichiara popperiano.

Occorre, in altre parole, una falsificazione della teoria evolutiva neodarwinista per poterne discutere la validità.
Occorre dubitare, ergo pensare.

La conoscenza non sarebbe tanto fascinosa se non si potesse dubitare d’ogni cosa. Se l’ uomo non avesse avuto la capacità di porsi dei quesiti probabilmente oggi si sarebbe estinto.

Perciò, non esitate a dubitare, perché solo così sarete liberi!

Antonio Migliorino

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