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27 ottobre 2011

Tumore alle Ovaie: ogni anno muoiono 3.000 italiane

Recenti statistiche rivelano dati sconcertanti: ogni anno 4.600 donne italiane scoprono di essere affette dal tumore dell’ovaio; circa 3.000 muoiono a causa dell’avanzamento indomito e silenzioso della neoplasia e dell’assenza di diagnosi precoci.

Soltanto nel 25% dei casi il tumore ovarico viene diagnosticato in tempo. Il restante 75% delle pazienti scopre il tumore in fase avanzata, quando si cominciano ad avvertire forti dolori addominali. Di queste donne, solo il 35% riesce a guarire.

Il principale problema è la mancanza di una cultura della prevenzione.

Infatti, il gotha scientifico sostiene che tali neoplasie potrebbero essere sconfitte nel 90% dei casi, se solo le si riuscisse a lenire nei tempi giusti. La morte, in questi casi, è conseguenza inevitabile del superamento del limite temporale entro cui è ancora possibile intervenire.

Secondo Marco Venturini, Presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), quando il cancro è in fase avanzata la sopravvivenza è pari al 30%.

“ Dobbiamo affrontare due grandi sfide, la diagnosi precoce e la prevenzione delle recidive – spiega Venturini -. Per riuscire a vincerle è fondamentale una gestione della malattia condivisa fra oncologo e ginecologo. La collaborazione è invece ritenuta insufficiente dal 63% dei primi e dal 32% dei secondi”.

Di recente uno studio condotto da ricercatori delle Università di Firenze, Torino, Milano-Bicocca e Padova, pubblicato sulla rivista Lancet Oncology, ha aperto nuovi spiragli di luce.

Secondo il gruppo di ricerca, coordinato dall’Istituto Mario Negri, sarebbe possibile individuare la cosiddetta firma molecolare in grado di stabilire la presenza di una recidiva della malattia e, di conseguenza, le aspettative di vita delle pazienti.

In sostanza, lo studio dimostra che attraverso la misurazione di alcune piccole molecole è possibile stabilire quali sono le pazienti con carcinoma dell’ovaio in stadio 1 che guariranno e quelle che presenteranno una recidiva e avranno una sopravvivenza ridotta.

Secondo Duccio Cavalieri del Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Firenze, la molecola miR-200c rappresenta, senza ombra di dubbio, l’essenza della firma molecolare:

“Questi dati sono molto importanti in quanto permettono di effettuare le terapie più appropriate nei diversi pazienti con carcinoma dell’ovaio allo stadio1, sulla base del rischio di recidiva. Inoltre, s’intravede la possibilità di sviluppare nuove terapie personalizzate maggiormente efficaci”.

Dello stesso parere è anche Maurizio D’Incalci del Dipartimento di Oncologia dell’Istituto Mario Negri: ”Una parte nevralgica della ricerca oncologica oggi, è indirizzata all’identificazione di metodi per predire la prognosi, cioè la sopravvivenza dei pazienti, così da poter incrementare le cure specifiche in quei pazienti per i quali l’andamento della malattia risulta sfavorevole”.

Antonio Migliorino

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