• Google+
  • Commenta
24 novembre 2011

26 anni dalla morte di Elsa Morante

<<Un giorno di gennaio dell’anno 1941, un soldato tedesco di passaggio, godendo di un pomeriggio di libertà, si trovava, solo, a girovagare nel quartiere di San Lorenzo, a Roma. Erano circa le due del dopopranzo, e a quell’ora, come d’uso, poca gente circolava per le strade>>.

(Elsa Morante, La Storia, Einaudi, 1974)

Il 25 Novembre 1985 l’Italia salutava Elsa Morante, la scrittrice che ha arricchito la nostra letteratura con i romanzi che narrano il dopoguerra. Scappata con Alberto Moravia, suo compagno e marito, da Roma occupata dai Nazisti, pubblica anni dopo, nel 1974, La storia, il romanzo anzi, lo scandalo che dura da diecimila anni.

La Storia, racconta in quest’opera Morante, è il male, vissuto e visto, durante la seconda guerra mondiale, con gli occhi dei protagonisti.Giuseppe, o meglio Useppe è l’esserino di sei anni, protagonista del romanzo, nato dall’unione del carnefice (un soldato nazista) con la sua vittima (una povera maestrina elementare vedova ed ebrea).

E in quello stesso momento, gli occhi del soldato, nel loro colore di mare turchino cupo vicino al violaceo.. s’erano empiti d’una innocenza quasi terribile per la loro antichità senza data: contemporanea del Paradiso Terrestre”.

Ida, la maestra ebrea rimasta vedova e che si ritrova a dover accudire Useppe, rappresenta in questo romanzo storico (seppur diverso dai soliti romanzi storici ottocenteschi) la creatura mansueta che subisce la storia, insignificante agli occhi dei vincitori :

E difatti, Ida era rimasta, nel fondo, una bambina, perché la sua precipua relazione con il mondo era sempre stata e rimaneva (consapevole o no) una soggezione spaurita.

Tutto il resto del mondo era un’ insicurezza minatoria per lei, che senza saperlo era fissa con la sua radice in chi sa quale preistoria tribale. E nei suoi grandi occhi a mandorla scuri c’era una dolcezza passiva, di
una barbarie profondissima e incurabile, che somigliava a una precognizione
”.

Il suo contributo nel Novecento è essenziale, da seguire dall’Isola di Arturo fino all’ Un uomo senza carattere. Una scrittrice feconda le cui opere rappresentano, come abbiamo detto, gli esempi più importanti della narrativa dopo il secondo evento bellico mondiale, che porterà Arturo alla consapevolezza della storia, la stessa Storia che Morante ha identificato con il male.

Intervista a Elsa Morante:

Danilo Ruberto

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy