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8 novembre 2011

Cattelan e la sua spregiudicatezza artistica

Cattelan e la sua spregiudicatezza artisticaSi è fatto da solo. La sua carriera, il suo successo, la sua arte sono sgorgati dalla sua mente indescrivibilmente furba e provocatoria. No, non stiamo parlando di Berlusconi, ma dell’artista italiano più quotato al mondo, Maurizio Cattelan.
A quest’uomo, il Guggenheim Museum di New York sta dedicando in questo periodo una retrospettiva di 130 opere, evento che segnerà pure la fine della sua carriera artistica. Ma estroso e anticonvenzionale, Cattelan non poteva accontentarsi di una classica disposizione, per cui vicino alla famosa scala a spirale del palazzo, si trovano pendenti i 130 capolavori che riassumono per sommi capi, la sua storia.

Egocentrico e sarcastico, le sue opere testimoniano la perenne ricerca di immagini fuori dal comune, per generare stupore in chi le osserva. Egli non vuole denunciare o criticare il mondo, ma opera affinché le sue opere inneschino il processo di critica tra gli spettatori.
Ma chi è quest’uomo? Può definirsi un artista, un uomo che non è in grado né di dipingere, né di disegnare, né di scolpire?
Beh, di certo lo è un personaggio come lui che impressiona, sconvolge e stupisce il suo pubblico. Non ci si riferisce alle sue opere, che ormai si sa, sono provocatorie e divertenti; basti pensare a La Nona Ora in cui ritrae Papa Giovanni Paolo II travolto da un meteorite, o L.o.v.e. ovvero il dito medio alzato, posto davanti la Borsa di Milano, oppure l’installazione del 2004 a Piazza XXIV Maggio a Milano, in cui appese ai rami di una quercia dei bambini impiccati.
In realtà ci si riferisce ai suoi atteggiamenti bizzarri, e se vogliamo, anche poco professionali, come rubare le opere dei suoi concorrenti in mancanza di idee proprie, o presentarsi ingessato alla cerimonia di Laurea Honoris Causa, presso la facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. Inoltre, come se non bastasse, l’artista decise di regalare all’ateneo, in segno di riconoscenza, un Asino imbalsamato, sulla cui insegna troneggiavano parole come “un asio tra i dottori”, ovviamente il riferimento era a sé stesso.
Ma, non finisce qui, Cattelan ha anche organizzato la sesta biennale d’arte dei Caraibi, producendo cataloghi, inviando comunicati stampa solo per farsi beffa delle biennali d’arte.

Infine, una delle sue ultime gesta risale a poco più di un anno fà, quando designato come “Premio alla Carriera”, senza alcun preavviso, non si presenta alla giornata di studi a lui dedicata dal MAXXI e inviò al suo posto Elio e Le Storie Tese.
Ma forse la sua assenza, il mancato preavviso e lo stupore innescato dalla presenza inaspettata, potrebbero costituire l’essenza della sua arte? Cattelan gioca con le immagini per stimolare ed impressionare il suo pubblico. Le sue performance non potrebbero essere ritenute delle opere d’arte vere e proprie? L’artista con il suo atteggiamento irriverente provoca chi lo osserva, interagisce con lui e determina i suoi modi dalla persona con cui si relaziona.
È come se la sua “Arte” fosse trasposta in un altro campo artistico, quello teatrale. Egli osa, estremizza i suoi atteggiamenti e provoca i suoi ammiratori, facendo di sé stesso l’artefatto della situazione.

Chi può essere definito Artista se non colui che sfida ogni eccesso per regalare al suo pubblico le sfaccettature dell’uomo?

Caterina Mirijello

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