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Maschi e femmine

Redazione Controcampus 22 Novembre 2011
R. C.
25/06/2021

Quanto gli aspetti biologici ed ormonali ci fanno essere maschi o femmine? E quale ruolo gioca la cultura in tutto questo? Ragazzini rumorosi, fuori dalla scuola discutono animatamente, ora un pugno, ora uno spintone si parla di calcio, di ragazze, di cellulari e tecnologia… Poco lontano alcune ragazzine chiacchierano e i discorsi sono totalmente diversi da quelli ascoltati presso il gruppo di ragazzi: confidenze, primi approcci, considerazioni su altre ragazze, tanti sorrisi e a volte fragorose risate.

Maschi e femmine sono molto diversi, già quando sono piccoli e le differenze vanno via via accentuandosi col passare degli anni, ed è quindi ovvio ipotizzare che sia diverso il loro modo di essere, di pensare e quindi di comportarsi, in una parola il loro cervello.

Il discorso affrontato scientificamente e non solo dal punto di vista della semplice osservazione quotidiana, evidenzia che le dimensioni del cervello di una donna non sono uguali a quello di un uomo, infatti nei maschi il cervello è più grande di circa il nove per cento, anche considerando le differenti dimensioni corporee.

Nel XIX secolo gli scienziati consideravano questa differenza una dimostrazione dell’inferiore capacità mentale delle donne. Uomini e donne però hanno lo stesso numero di cellule cerebrali; semplicemente nelle donne queste cellule sono più fittamente ammassate in un contenitore di più ridotte dimensioni.

Le recenti neuroscienze hanno dato un notevole apporto nel chiarire le nostre conoscenze a proposito delle differenze neurologiche fondamentali tra uomini e donne.

In passato gli scienziati potevano studiare queste diversità solo esaminando il cervello di cadaveri o analizzando i comportamenti di individui affetti da danni cerebrali. Oggi, invece, grazie ai progressi della genetica e della tecnologia non invasiva per immagini, si è verificata una totale rivoluzione nella ricerca e nella teoria neuro scientifica. Nuovi strumenti come la Tomografia a Emissione di Positroni (PET) e la Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI) permettono ora di osservare il cervello umano in tempo reale mentre risolve problemi, produce parole, recupera ricordi, nota espressioni facciali, stabilisce un rapporto di fiducia, s’innamora, ascolta il pianto di un bambino, prova depressione, paura, ansia e così via…

Gli scienziati sono così stati in grado di documentare una straordinaria varietà di differenze strutturali, chimiche, genetiche, ormonali e funzionali del cervello di donne e uomini (Brizendine L., 2007, Il cervello delle donne, Rizzoli Editore, Milano, pg. 19; Brizendine L., 2009, Il cervello dei maschi, Rizzoli Editore, Milano).

Al microscopio o tramite una scansione fMRI le differenze tra cervello maschile e femminile si rivelano complesse e diffuse. Nei centri cerebrali del linguaggio e dell’ascolto, per esempio, le donne possiedono l’undici per cento di neuroni in più rispetto agli uomini; l’Ippocampo, principale centro di controllo delle emozioni e di formazione dei ricordi, è più sviluppato nel cervello femminile, così come l’insieme dei circuiti del linguaggio e dell’osservazione delle emozioni altrui. Ecco perché, in media, le donne sono più abili nell’esprimere le emozioni e nel ricordare i dettagli degli eventi accaduti anche lontani nel tempo. Per esempio, le donne riescono a ricordare nei minimi dettagli i loro primi appuntamenti e le liti più feroci, mentre gli uomini si ricordano a malapena che questi episodi hanno avuto luogo (Op. cit.).

Gli uomini hanno processori più grandi nel centro dell’area più primitiva del cervello, l’Amigdala, che registra la paura e scatena l’aggressività. Ecco perché alcuni di loro possono arrivare a uno scontro fisico in pochi secondi, mentre molte donne fanno di tutto per evitare il conflitto, il cui stress psicologico si registra più profondamente in alcune zone del loro cervello.

Noi viviamo nel mondo moderno, ma abitiamo corpi progettati per vivere allo stato brado, e il cervello di ogni donna porta ancora con sé gli antichi circuiti neurali delle sue antenate più forti, messi a punto per il successo genetico, e ancora in grado di rispondere efficacemente alle tensioni sperimentate nelle epoche primordiali.

Ma come si instaurano queste differenze, e che cosa fa di un cervello un cervello femminile e di un altro un cervello maschile?

Ogni cervello fetale appare femminile fino all’ottava settimana: per natura, infatti, la femmina è la struttura tipo da cui si svilupperanno in seguito entrambi i generi.

La crescita fetale del cervello femminile e/o maschile è regolata sia dai geni che dagli ormoni sessuali. A partire dall’ottava settimana un massiccio afflusso di testosterone, prodotto dai piccoli testicoli del feto, potrà trasformare questo cervello “neutro” in maschile, sopprimendo alcune cellule dei centri della comunicazione, e facendo crescere un maggior numero di cellule nei centri del sesso e dell’aggressività; se invece l’ondata di testosterone non dovesse verificarsi, il cervello continuerà a crescere indisturbato secondo una struttura femminile. In questo caso le cellule cerebrali del feto femminile potenzieranno più connessioni nei centri della comunicazione e nelle zone che elaborano le emozioni (Op. cit.).

È questo bivio della vita fetale che determina il destino biologico di ognuno, fornendo ai due sessi disponibilità per l’elaborazione di ben diversi atteggiamenti nei confronti del mondo.

Come si è detto, le femmine non subiscono l’afflusso di testosterone nell’utero e della MIS (la Sostanza di Inibizione Mulleriana che ferma la formazione dell’utero, della parte superiore della vagina e delle tube di Fallopio), con i quali si restringono i centri di controllo della comunicazione, della osservazione e dell’elaborazione delle emozioni; di conseguenza alla nascita sono predisposte allo sviluppo di tale abilità più che i maschi.

Durante i primi tre mesi di vita, in una bambina la capacità di contatto visivo e di reciproca osservazione del volto accrescerà di oltre il quattrocento per cento, mentre non aumenterà affatto in un maschio. Basti pensare alla capacità di una mamma di distinguere nel suo bambino il pianto per fame dal pianto per un capriccio o per una sofferenza fisica di qualsiasi tipo.

Le bambine nascono con un grande interesse verso l’espressione delle emozioni. Acquisiscono consapevolezza di sé da uno sguardo, un gesto, da ogni reazione delle persone con cui entrano in contatto: a partire da questi indizi elaborano la consapevolezza di essere considerate importanti, degne d’amore o di non essere accettate con tutte le conseguenze che tali consapevolezze producono.

Gli estrogeni, il progesterone e l’ossitocina preparano i circuiti cerebrali femminili in modo tale che la bambina impari a cogliere le sfumature dei rapporti sociali e possa comportarsi adeguatamente di conseguenza, per portare a compimento il proprio compito di perpetuazione della specie e di protezione della prole.

Le femmine stringono legami emotivi con modalità sconosciute ai maschi, amano analizzare in profondità la dinamica dei loro sentimenti e del rapporto che li lega ad un uomo. Nella quotidianità fanno fronte a compiti più diversi e spesso contemporaneamente avendo un cervello che funziona in modo più articolato e veloce. Si tratta di innate capacità possedute da un cervello che, alla nascita, si presenta più maturo di quello di un maschio e che si sviluppa più rapidamente, con un anticipo di circa due anni.

Il cervello femminile possiede doti uniche e straordinarie: notevolissima agilità verbale, abilità nello stabilire profondi legami di amicizia, facoltà quasi medianica di decifrare emozioni e stati d’animo dalle espressioni facciali e dal tono della voce, maestria nel mediare e placare i conflitti.

Noi maschi, in tutta franchezza, non possediamo queste qualità pur avendone altre certamente importanti per portare a termine i compiti loro assegnati dalla natura: difesa del territorio da eventuali invasori, fecondazione del maggior numero possibile di femmine, procacciamento del cibo, ricerca ed esplorazione degli spazi, forte interesse al movimento, concentrazione sul lavoro e sensibilità alla gerarchizzazione. Nasciamo così con altri talenti, forgiati dalla nostra eredità ormonale e finalizzati a specifici compiti.

A questo punto, è spontanea la seguente riflessione. Nelle nuove generazioni di femmine occidentali si osserva un cambiamento: le donne sono più aggressive, spesso prendono l’iniziativa nei riguardi dei maschi, più grintose ed arriviste e spesso spietate nei confronti delle colleghe “sorelle”… Nello stesso tempo, sembra di essere di fronte a maschi paurosi, non più in grado di sostenere la competizione, la frustrazione dell’insuccesso, con ansie di prestazione che vanno bel oltre quella classica sessuale, e così via…

Sta forse accadendo qualche cosa di nuovo nell’evoluzione della nostra specie?
Io credo che nella nostra attuale società vi siano molte novità, fra esse anche i fenomeni della “femmina maschio” e del “maschio femmina”, rese appositamente visibili per una questione mediatico-edonistica, ossia sapendo bene che le situazioni di confusione identitaria suscitano la curiosità pruriginosa degli esseri umani, di qualsiasi tempo e cultura.

Ritengo dunque che oggi sia effettivamente cambiato il ruolo del maschio e della femmina nell’esercizio dei loro compiti, che sono appunto diventati assai più flessibili fra loro, ma penso che la dimensione bio-ormonale dell’essere maschio o femmina, in questo sistema solare, sia ancora quello cui l’evoluzione fa riferimento, e sia considerato ancora utile alla procreazione della specie, sia sotto forma biologica che culturale, ossia come produzione di idee.

La presenza dell’omosessualità, sia maschile che femminile, è un’altra questione e rappresenta, dal mio punto di vista, un utile ed interessante manifestazione di legame affettivo, quando non si fermi ad una mera sessualità. Trovo che sia legata anch’essa, e secondo influenze soggettive, sia ad aspetti ormonali, in alcuni casi, che legata ad orientamenti sessuali, originati da ambienti e situazioni esistenziali specifici.

Anche nei confronti dell’omosessualità, di cui ci occuperemo in seguito, è necessario però condurre attente ricerche scientifiche, sia di tipo ormonale che di tipo psicologico, non dimenticando mai, come nel caso dell’eterosessualità, che nella nostra specie le due dimensioni sono contigue fra loro senza soluzione di continuità.

Alessandro Bertirotti

© Riproduzione Riservata
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Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto