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3 novembre 2011

Gelosia: cosa accade, motivo e perché, cosa si può fare combatterla

Analisi della gelosia
Analisi della gelosia

Analisi della gelosia

La gelosia è quel sentimento che, con violenza inaudita, assale le persone che, dopo aver tradito ed abbandonato il coniuge per andare a vivere con un’altra persona, perdono il controllo dei loro nervi non appena questi manifesta il desiderio di rifarsi una vita, magari risposandosi ed avendo figli.

Paradossale, vero? Eppure accade più frequentemente di quanto si pensi.

Trattasi di persone che, non accettando tale “sostituzione” nella vita dell’ex coniuge, appena saputo dell’intrusa o dell’intruso (non prima), gli dichiarano guerra giustificando ed argomentando tale accanimento con pretesti ridicoli, grotteschi e, decisamente, poco dignitosi, riconducibili alla “’indissolubilità del vincolo matrimoniale”, alla legge sul mantenimento degli ex coniugi e all’importanza del matrimonio religioso!

Gelosia: cosa accade a chi è geloso e perché, motivi ed esperienze per prevenire

Accade che, avendo a disposizione un solo strumento per “farla pagare” allo sfrontato trasgressore del “sacro vincolo della fedeltà coniugale”, soprattutto le povere ed innocenti donzelle, nel caso delle donne, cercano in tutti i modi di estorcere denaro allo sventurato malcapitato che, incredulo ed esterrefatto, nonché tradito, cornificato e abbandonato, non capisce cosa abbia fatto di male per aver meritato una calamità come quella donna nella sua vita!

Questo è ciò che è accaduto ad uno sconosciuto ed affezionato (a suo dire) lettore che mi ha scritto qualche giorno fa, firmandosi con uno pseudonimo, per chiedermi un consiglio e per sapere cosa è mai potuto accadere ad una donna che credeva di conoscere e che, invece, si è rivelata una “scioccante” sorpresa.

“Te lo avevamo detto!” gli gridano parenti e amici. “Quella donna non faceva per te! Non è mai stata molto equilibrata! Non è mai stata coerente con se stessa! Sapevamo che ti avrebbe abbandonato, un giorno. Non è mai stata alla tua altezza! Adesso basta! Compra la tua libertà, dalle tutto il denaro che vuole e toglitela dai cogl……. una volta per tutte!” Gli gridano in coro tutti.

Succede così che, come un fiume in piena, la signora in questione, consumata sempre più da una gelosia galoppante che la vede, ormai, relegata ad un ruolo meritatamente secondario nel cuore e nella vita dell’ex marito e della sua famiglia, non la smette più di chiedere.

E, chiedi oggi, domani ed anche dopo domani, con un accanimento senza eguali, succede anche che la povera vittima, smagrita e dissanguata, si rivolge a Dio affinché ascolti le sue preghiere e faccia cadere un grosso fulmine sulla testa della sua ex!

In effetti, in Italia, essendo applicati all’unione coniugale i principi del Cristianesimo, si attribuisce un profondo significato religioso al matrimonio, ovvero all’unione “formale” tra l’uomo e la donna. Ed è anche vero che questo comporta un impegno che differenzia il matrimonio cristiano dagli altri tipi di matrimonio, in due punti in particolare: il sacro rispetto della fedeltà coniugale e l’indissolubilità del vincolo matrimoniale.

Proprio per questo, scaturisce per la Chiesa la necessità di imporre speciali proibizioni per alcuni tipi di matrimonio (come quelli tra consanguinei, tra cristiani ed ebrei o pagani, e tra omosessuali) e l’esigenza di accompagnare la celebrazione matrimoniale con atti di significato religioso (Messa o Rito nuziale).

Ma, cara ragazza, ex moglie del mio sventurato lettore, non sarebbe meglio togliere la gigantesca trave che alberga nel nostro occhio, prima di gridare allo scandalo per la piccola ed insignificante scheggia che dimora in quella del nostro ex marito?

Comunque, per rispondere alla domanda che mi si pone su ciò che accade nella testa di certe donne e sul perchè sviluppino gelosie incontrollate in situazioni paradossali come quelle di cui sopra, occorre fare un passo indietro e soffermarci su alcune considerazioni fondamentali.

Un’accurata analisi della situazione d’assedio sociale e delle strategie psicologiche messe in atto per addossare agli altri la responsabilità delle nostre azioni ci serve, infatti, non solo ad individuare i tratti caratteristici della nostra cultura,

caratterizzata da un esasperato atteggiamento vittimistico di chi ha trasgredito per primo e adesso vuole conto e ragione,

ma chiarisce anche il perché, le condizioni sociali in cui viviamo, promuovono continuamente una contrazione difensiva del nostro Io interiore che rende confusi i confini tra l’Io stesso e l’ambiente che ci circonda, e stronca, in questo genere di casi, ogni nostro legame logico con la realtà.

Lo stress di vita, la disoccupazione, i dolorosi travagli familiari e i risentimenti profondi verso l’ex coniuge, spesse volte ingiustificati, dunque, contribuiscono a far emergere improvvisi comportamenti distruttivi rivolti verso le persone a noi più vicine e verso la società nel suo insieme.

Il motivo che scatena la gelosia

La frustrazione. Proprio così, la frustrazione. Che ci piaccia o no, anche la gelosia provata da questa tipologia di donne, infatti, trova la sua ragion d’essere nella frustrazione.

Molte donne, in un’epoca caratterizzata da una forte carenza di valori morali e da forti contraddizioni sociali, a volte in preda a deliri paranoicali, si sentono rifiutate dalla società e sono incapaci di reagire in modo autonomo ed equilibrato, oppresse da una situazione emotiva, sociale e familiare che vivono come fallimentare.

Tutto ciò rappresenta una vera e propria spinta verso una irrefrenabile vendetta che fa reagire in maniera abnorme le persone che la vivono, inducendole ad opporsi, per gelosia, invidia ed insoddisfazione personale, a ciò che credono essere le ingiustizie subite dalla vita, scaricando odio, rancore e vessazioni di ogni tipo verso gli altri che, nel caso delle separazioni e dei divorzi, sono, appunto, gli ex coniugi.

Trattasi di persone, donne in questo caso, che sono alla continua ricerca di equilibrio, sempre preda di tristezza e sbalzi di umore.

Le cause delle frustrazioni che stanno alla base di questo tipo di reazioni, però, al contrario di quanto molti credano, non va ricercata soltanto nell’insoddisfazione personale, coniugale e professionale. Questo tipo di frustrazioni, infatti, affonda le radici nel lontano passato della donna e la riconducono alla sua infanzia e ai suoi modelli genitoriali di riferimento.

Se una madre, per fare un esempio, ha un carattere dominante ed è oppressiva nei confronti di una figlia il rapporto fra le due sarà caratterizzato da prescrizioni, proibizioni e punizioni e la bambina crescerà con forti instabilità psicologiche ed emotive, vivendo questa figura come “castrante”.

Al contrario, se la madre è fortemente remissiva, poco reattiva verso un marito violento, oppure se mette la figlia al secondo posto per preferire altre persone (per esempio il nuovo compagno), la giovane crescerà emotivamente arida, per nulla empatica, oltre che psicologicamente poco equilibrata.

Il comportamento di molte donne, dunque, rappresenta il punto di arrivo di un delicato processo intrapsichico individuale che, di solito, si evolve in molteplici anni e che trova la sua ragion d’essere in un trauma, probabilmente violento e non bene elaborato a livello psicologico, vissuto dalla stessa in ambito familiare ed in tenera età.

Questo processo intrapsichico passa sempre attraverso una serie di stadi intermedi che possono far sì che il soggetto in questione metta in atto, durante tutto l’arco della sua vita, comportamenti con caratteristiche tipicamente diversi da quelli adottati dalle persone sane, equilibrate, ed emotivamente stabili.

I tratti distintivi di questa tipologia di comportamenti sono caratterizzati da:

inadeguatezza sociale, scarsa empatia nei confronti del prossimo, irascibilità, inadeguatezza sessuale, complessi d’inferiorità, testardaggine marcata, vittimismo, continuo bisogno di affetto e di conferme, insoddisfazione generale, apatia, interruzioni nette dei rapporti con gli altri membri della famiglia, ecc., già evidenziabili durante il periodo matrimoniale.

Ovviamente, il fatto che molte donne abbiano avuto un’infanzia o un’adolescenza segnata da traumi familiari e/o abbandoni, non vuol dire che tutte le donne che hanno vissuto le stesse situazioni traumatiche svilupperanno una predisposizione alla frustrazione che le indurrà a comportamenti distruttivi nei confronti degli ex coniugi, oppure che lo faranno quelli che manifestano comportamenti antisociali con forte tendenza alla depressione.

Però, sta di fatto, che la frustrazione e l’insoddisfazione personale sono e rimangono tra le cause più comuni ed indiscusse per questo genere di accanimento, in particolare verso gli ex mariti che, pur essendo stati traditi ed abbandonati, si risposano oppure manifestano l’intenzione di farlo.

L’infanzia, dunque, rappresenta un periodo fondamentale per la salute fisica e psicologica dell’individuo e, in questo caso, della donna; così come di fondamentale importanza è il legame d’attaccamento che s’instaura fra il bambino e chi si prende cura di lui, perché il bambino si identifica sempre in colui che lo cresce cercando di continuo un contatto con i genitori che emula ed osserva in continuazione.

Gli esempi di abbandono (anche soltanto affettivo) genitoriale, nelle biografie delle donne che riversano il rancore per le loro frustrazioni sugli altri e, soprattutto, sugli ex coniugi, sono all’ordine del giorno e molte di loro ne hanno sofferto pur nascendo all’interno di un matrimonio regolare, anche se questo presentava caratteristiche di instabilità dovute a vari motivi (frequenti e violenti litigi tra i coniugi, ripetuti abbandoni del tetto coniugale da parte di uno dei coniugi e successivi ripensamenti improvvisi, scarsa attenzione prestata ai bisogni emozionali dei figli, ecc.).

Cosa si può fare contro la gelosia

Niente. Perché non è possibile aiutare le persone che non vogliono essere aiutate. Le donne frustrate, infatti, purtroppo, non accettano mai l’aiuto degli altri, perché non ammettono mai di essere tali.

Da donna, però, e soprattutto da professionista, sento il dovere di elargire un consiglio alla ex moglie dell’affezionato lettore che mi ha scritto e a tutte le donne che, per varie ragioni, tradimento ed abbandono del tetto coniugale compresi, sono state le uniche, vere ed autentiche responsabili del biasimo e dell’indifferenza che le circonda:

ragazze mie, avete già perso un marito che, in passato, vi ha amate al punto di volervi sposare. E convivete con un uomo che vi ama (forse) al punto di non accorgersi che l’accanimento mostrato verso il vostro ex marito altro non è che il frutto della vostra gelosia per la sua nuova compagna .

Cercate, adesso, se potete, di non perdere anche ciò che resta della vostra dignità.

Perché? Perché i bambini e le bambine che incontrate ogni giorno, anche se non ve ne accorgete, vi guardano ed osservano voi e i vostri comportamenti.

E, sinceramente, mi dispiacerebbe sapere che, imparando da voi, cresceranno nella convinzione che sposarsi vuol solo dire tradire, abbandonare e mercanteggiare.

Fatevi curare, dunque, e pensate a vivere la vostra vita andando avanti con dignità e decenza, piuttosto che continuando a trascorrerla estorcendo denaro a chi non vuole darvelo, soprattutto se non ne avete bisogno.

Tanto, ormai, ciò che è perso, nel cuore delle persone che un tempo ci volevano bene, è perso per sempre e non potrà più essere recuperato.

Danila Zappalà

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