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5 novembre 2011

“Storie di ordinaria pedofilia”in scena al teatro del Canovaccio di Catania

Lo spettacolo teatrale «Storie di ordinaria pedofilia», prima opera di una trilogia sull’infanzia di Liborio Natali, sarà rappresentato al Teatro del Canovaccio di Catania il 5 e 6 novembre in un doppio appuntamento (ore 19.15 e 21.15), sotto la regia di Salvo Piro, con le musiche del gruppo “Der String mit O” e con la collaborazione di Riccardo Insolia. A causa dei posti limitati, è necessaria la prenotazione. Per info e prenotazioni chiamare al numero 095.5307761, oppure al 328.4254497.

L’opera rompe il silenzio su un argomento considerato scomodo dalla società e per farlo Liborio Natali (autore e attore) incontra i personaggi, incarnando le loro storie straordinariamente dolorose eppure considerate ordinarie. Sei storie che costringono lo spettatore a comprendere non solo la sofferenza delle vittime, ma anche le scelte dei carnefici. «Storie di ordinaria pedofilia» è un testo intenso che vuole scatenare una riflessione sociale, pedagogica e psicologica profonda. Racconti di bambini diventati adulti che portano con sé il marchio dell’abiezione, ognuno con il proprio modo di esorcizzare il vuoto generato dall’indifferenza di chi doveva proteggerli e curarli: genitori, zii, nonni, guide spirituali, vicini di casa.

Il tema della pedofilia viene analizzato in maniera scarna ed essenziale attraverso una sola voce; pochi gli elementi scenici: qualche oggetto, un pacco regalo, una corda, un’ambientazione sonora straniante, realizzata per lo più con elaborazioni elettroniche di suoni concreti, luci soffuse. E un attore che con parola e corpo vuole condurre lo spettatore attraverso paludi di dolore ora ovattato ora accecante.

«Per quanto è consentito da un argomento simile, abbiamo cercato di rimanere il più possibile leggeri e spesso discreti, evitando facili giudizi, comode generalizzazioni, nel tentativo di riflettere su una vicenda veramente enigmatica, intricata, a tratti apparentemente incomprensibile ed estranea, tanto sfuggente quanto emblematica di una cultura ancora troppo basata sulla forza, sull’abuso, sul senso di superiorità, di una “civiltà” che si ostina ad autocelebrarsi stoltamente come la massima espressione dell’intelligenza e della sensibilità» (Salvo Piro).

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