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19 dicembre 2011

Il futuro di Romeo e Giulietta

Che fine avrebbero fatto e che tipo di coppia sarebbero stati Romeo e Giulietta se non fossero morti? E’ proprio intorno a questa domanda che nasce Romeo e Giulietta non sono morti, spettacolo di e con Tonia Garante e Salvatore Caruso con la collaborazione al testo di Linda Dalisi, in scena da mercoledì 21 dicembre 2011 (repliche fino al 23 dicembre) alla Sala Assoli di Napoli.

Nella tragedia di Shakespeare, Giulietta ha conosciuto Romeo a quattordici anni e, senza alcuna esperienza del mondo, ha abbracciato totalmente la causa dell’amore. Romeo, di soli due anni più vecchio di lei, ha finalmente trovato una donna come unica ragione di vita.
I due autori-interpreti, nella loro rilettura del dramma, provano a immaginare cosa sarebbe accaduto se esso avesse avuto un finale diverso, se Romeo fosse arrivato in tempo nella fatidica cripta, e Giulietta al risveglio lo avesse trovato al proprio fianco.

I celebri amanti, approdati a Napoli per sfuggire alle conseguenze della morte di Tebaldo, vengono dunque colti, dopo una quindicina d’anni di vita di coppia, disoccupati, inaciditi, pronti a rinfacciarsi a vicenda i propri fallimenti esistenziali. Nel misero locale in cui abitano, costellato di trappole per topi, lei rammenda calze a pagamento, lui le riconsegna, entrambi consumati dai rimpianti.

Imprigionati in un “amore eterno”, non possono più tornare indietro, per non deludere le aspettative dei lettori e per assenza di alternative.
Si sceglie di alternare una parlata dimessa, quotidiana, a stralci del testo originale, quelli ispirati alla più accesa esaltazione amorosa. Ingegnosamente, i brani originali sono utilizzati in chiave parodistica.
Tra perfidia e tenerezza, fra cadenze partenopee ed echi veronesi, queste due povere anime ingrigite dall’abitudine, tradite dal venir meno dei loro sogni risultano in definitiva più strazianti di quelle altre là, quelle della letteratura inglese che tutti conosciamo.
Sono ora due trentenni, ormai consapevoli di essere vittime di un destino tracciato. Due identità spezzate a causa di più variabili: genitori assenti, una disagiata condizione economica, l’unione che diventa dipendenza.

Quella libertà di amare si traduce in esasperata sopportazione; parole vomitate; silenzi e incomprensioni. Non è più la tragedia del sacro amore, quanto una tragedia familiare di due “deportati”, vittime di un delitto sociale.
I versi del loro autore cullano il presente come memoria del passato: l’amore che è l’idea di quel che fu. Si spengono le luci. Mille volte buona notte.

L’allestimento si avvale dei costumi di Filly Esposito, le scene e la grafica di Massimo Staich, le riprese e il montaggio video di Marcello Sannino ed è presentato dalla Compagnia Caruso Garante, in collaborazione con AstorriTintinelli Associazione Culturale.

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