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28 gennaio 2012

La ‘bufala’ del viagra rosa

Il viagra femminile, esattamente come la più famosa versione pensata per i maschietti, doveva essere la rivoluzionaria pillola contraccettiva capace di riaccendere il desiderio femminile, favorendo il raggiungimento dell’eccitazione. Le illusioni sul farmaco sono state spente con i risultati di una ricerca condotta dall’Università di Bologna: il farmaco «Riduce rapporti e orgasmi. E’ solo un contraccettivo»: così viene commentato il risultato dello studio, proprio da uno dei ricercatori, Cesare Battaglia.

Il farmaco in questione è la pillola al drospirenone, molecola sintetica, frutto di un travagliato brevetto di un colosso farmaceutico mondiale. La composizione si differenzia rispetto ad altri progestinici di natura sintetica per il suo profilo farmacologico che si avvicina a quella del progesterone naturale, e il prodotto contrasta l’attività stimolante di tipo estrogenico. Proprio a causa della sua composizione sono sorti i dubbi sui suoi presunti effetti afrodisiaci, dato che il suo principio attivo riduce notevolmente il numero di ormoni in circolo.

I dubbi sulle proprietà miracolistiche del farmaco (aumento della libido, capacità di far perdere peso) serpeggiavano già sui blog a tema medico e sessuologico; lo studio bolognese, pubblicato sull’autorevole rivista internazionale The Journal of Sexual Medicine, ha il sigillo di una scomunica ufficiale.

A questo punto, viene spontaneo chiedersi da cosa nascesse una simile credenza. Uno studio pubblicato qualche anno fa, basato su dei questionari somministrati alle donne che usavano tale farmaco, sembrava dimostrare proprio l’effetto positivo sulla libido. «Lo studio precedente si basava solo sulla parte psicologica e non analizzava i cambiamenti morfologici e funzionali a livello genitale», ha spiegato Battaglia. «L’effetto psicologico possibile è che una donna che non ha più la preoccupazione di rimanere incinta possa cambiare atteggiamento mentale rispetto alla sessualità, che può diventare più libera. Il nostro studio però ha cercato di analizzare non solo gli effetti a livello cerebrale, ma anche i cambiamenti a livello morfologico e di vascolarizzazione dei tessuti».

La ricerca, svolta all’interno della facoltà di Medicina (dipartimento di Scienze ginecologiche) dell’Università di Bologna, è stata condotta su un campione di 21 donne di età media di 25 anni. Lo studio si è svolta in due fasi: sia in quella preliminare che nella seconda verifica dopo 3 mesi dall’inizio dello studio, le pazienti sono state sottoposte a test psicologici per valutare l’atteggiamento, ma anche ad analisi morfologiche dell’apparato genitale.

Dopo tre mesi di assunzione della pillola, la vascolarizzazione risultava diminuita, così come lo spessore delle piccole labbra della vulva e l’ampiezza dell’apertura vaginale. A causa di questi cambiamenti, le donne provavano più fastidio e talvolta addirittura dolore durante i rapporti, con una percentuale maggiore di oltre il 50%. La predisposizione psicologica e l’espressione della sessualità, invece, risultava sostanzialmente invariata.

La testimonianza di una studentessa che ha provato la pillola, sembra confermare la ricerca. La ragazza di 26 anni, non a conoscenza della ricerca, dichiarava di aver subito un calo del desiderio dopo la quinta settimana, contemporaneo a un peggioramento fisiologico. Ma, come precisano i ricercatori « l’efficacia di anticoncezionale è indiscutibile e poi, la pillola al drospirenone ha effetti positivi dal punto di vista estetico, per esempio limita le pelurie e dà lucentezza alla pelle». «Pur con i suoi limiti – ha concluso Battagliaquesta pillola contraccettiva resta una delle migliori opzioni per il controllo delle nascite tra le giovani donne».

Graziella Marturano

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