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10 gennaio 2012

La nuova GNAM!

Riordinamento della Galleria Nazionale D’Arte Moderna Per festeggiare il suo primo centenario la Galleria nazionale d’arte moderna, il più antico e importante museo sul Novecento in Italia, ha riaperto i battenti dopo una chiusura di meno di due mesi, presentando un nuovo, radicale rinnovamento delle collezioni permanenti voluto e firmato dalla soprintendente Maria Vittoria Marini Clarelli, e realizzato in collaborazione con Federico Lardera, che si è occupato della parte architettonica.

L’ultimo riordinamento era stato fatto da Sandra Pinto più di un decennio fa; ma quella che si presenta oggi è una vera “Rivoluzione Museologica” totale rispetto al passato e che certamente farà discutere.

Una sistemazione organizzata prevalentemente per temi e tendenze ancor più che cronologica, secondo un modello che si adegua a standard internazionali molto in voga.

Spazi permanenti per “Arte Povera” e Transavanguardia, nuove opere recentissime e site – specific firmate da due artisti contemporanei:

Alfredo Pirri, protagonista assoluto con l’istallazione “Passi”, un gigantesco e scenografico pavimento specchiato e incrinato, che il pubblico può calpestare nell’atrio monumentale e sul quale poggiano sculture figurative del XIX secolo;

l’altra opera firmata invece da Mauro Staccioli: un grande anello rosso in acciaio corten dal titolo “Roma” che, nuovo simbolo, già da lontano accoglie di fatto il visitatore all’esterno del museo, collocato nell’aiuola – giardino dove già si trova dal 1972, l’opera “Pace sulla terra” dello scultore lituano Jacques Lipchitz.

La sala principale intitolata “Scusi ma è arte questa” è corredata da gran parte di quelle opere che in passato crearono scandalo e polemiche e che ancora oggi possono disorientare parte del pubblico generalista.

Altra novità è una sala tutta dedicata a Pino Pascali, che sarà anche la ricostruzione filologica di quella dedicatagli in passato da Palma Bucarelli.

Ma la novità che sta facendo discutere, in quanto di maggior rottura rispetto al passato da un punto di vista semi – strutturale, sono i tanti colori alle pareti delle diverse stanze, con una mano di grigio, rosso, blu e altre tonalità dipinte sopra le boiserie di legno che erano state ripristinate nel precedente riordinamento, nel tentativo di un recupero filologico dell’esprit-1911, quando la Galleria nazionale fu inaugurata nell’edificio di Cesare Bazzani.

Tutti le trasformazioni del museo sono state decise in seguito a studi effettuati sul gradimento e sulle indicazioni del pubblico del museo, soprattutto per quanto concerne i percorsi espositivi.

Tutte le innovazioni apportate, prese nel loro insieme, paiono rimandare più a una simultaneità di mostre temporanee che non a una riordinamento permanente secondo criteri internazionali; ma rimane comunque una mutazione straordinaria proprio nell’impronta che viene data al museo, che diventa finalmente un VERO Museo dell’Arte Moderna.

Giulia Migliola

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