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20 gennaio 2012

Proteggere le balene con le quote di mercato

Dalle pagine della rivista internazionale Nature, tre scienziati americani lanciano un appello: contro la mattanza annuale delle balene, Christopher Costello e Steven Gaines, dell’università della California di Santa Barbara, insieme a Leah Gerber, dell’università dell’Arizona di Tempe, propongo l’istituzione di un mercato di quote.

L’idea è che queste quote possano essere comprate e vendute per poter creare un mercato economicamente, ecologicamente e socialmente sostenibile. In questo modo, il numero delle balene cacciate dipenderebbe da chi ottiene più quote, auspicando che le organizzazioni no-profit che da sempre si oppongono alla caccia, ovvero Greenpeace, Sea Sheperd e Wwf, riescano ad ottenere in breve tempo la maggioranza: i mammiferi marini sarebbero finalmente al sicuro e i balenieri verrebbero compensati economicamente per non cacciarli.
Il profitto dei cacciatori per ogni balena catturata va da un minimo di 13.000 dollari a un massimo di 85.000 dollari, in base al sesso, l’età e le dimensioni dell’animale, mentre le organizzazioni no profit ne spendono 25 milioni ogni anno in manifestazioni e proteste: con questo sistema a quote, entrambe le parti avrebbero un risparmio economico annuale non indifferente.

Un mercato del genere è già stato avviato nel settore aereo da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea per regolare le emissioni di CO2, e in Nuova Zelanda, Canada e Islanda per la commercializzazione di quote sul pescato.

Ogni anno, le balene uccise per la caccia a fini commericali sono circa mille in Giappone, per presunti scopi scientifici, 600 per il rifiuto di osservare il divieto di caccia in Norvegia e Islanda, 350 per la sussistenza di piccole comunità in Danimarca, Russia e Stati Uniti.
Ma il dato più preoccupante, è che in soli 20 anni, ovvero dall’inizio degli anni Novanta, il numero dei capi uccisi ogni anno è raddoppiato, passando da mille a duemila.
Questo dato aveva spinto, nel 2010, l’Inernational Whaling Commission a proporre ai Paesi balenieri un compromesso pensato proprio su un mercato di quote, per ridurre il numero dei cetacei catturati: per un periodo di dieci anni la cattura sarebbe stata regolata da quote stabilite. Tuttavia, dopo proteste sempre più accese e dispute economiche l’accordo è saltato,
probabilmente perché non si era tenuto conto del fattore denaro, che secondo Costello, Gaines e Gerber questa volta potrebbe invece dare la spinta giusta al progetto.

Nel frattempo, gli attivisti non rimangono a guardare: risale al 7 gennaio l’”arrembaggio” di tre ragazzi australiani di Forest Rescue, che si sono imbarcati illegalmente sulla nave giapponese Shonan Maru #2, che si trovava nelle acque di confine per svolgere alcune ricerche sulle balene, almeno in via ufficiosa. Dopo qualche giorno di tensione, il Giappone ha trasferito alle autorità australiane la custodia degli attivisti.


Francesca Corno

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