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27 gennaio 2012

Ricercatore italiano crea l’universo in laboratorio!

I campi magnetici che esistevano nel baby universo sono stati ricreati in laboratorio. Il risultato, descritto su Nature, è coordinato dall’italiano Gianluca Gregori che lavora nell’università britannica di Oxford. La simulazione, possibile grazie a fasci laser molto intensi, dimostra che i primi campi magnetici del cosmo potrebbero essersi formati spontaneamente, come suggeriscono anche alcune teorie.

Ebbene si: l’universo è stato creato in laboratorio! Ma vosa c’è dietro la formazione dei campi magnetici galattici? Il modello comunemente accettato prevede che si siano sviluppati per amplificazione, tramite processi dinamo e/o turbolenti, una sorta di piccoli semi presenti nell’universo primordiale, fino ad arrivare alle dimensioni su larga scala oggi osservabili: i campi magnetici delle galassie, appunto.

Alcuni ricercatori hanno deciso di tornare all’approccio sperimentale. Tentando dunque di ricreare, seppur in miniatura, i semi magnetici iniziali postulati dal modello suddetto.

Gli esperimenti sono stati condotti presso il laboratorio LULI (Laboratoire pour l’Utilisation des Lasers Intenses), a Parigi, dove sono stati laser molto potenti per generare onde d’urto non simmetriche. Onde d’urto simili a quelle che si hanno durante la formazione delle strutture nelle fasi iniziali dell’universo.

I laser presenti in facility come quella del LULI, o presso il Lawrence Livermore National Laboratory, sono i più potenti al mondo, progettati per innescare reazioni di fusione termonucleare, come quelle che avvengono nel Sole. Il team guidato da Gregori, invece, li ha usati per riscaldare carbonio a temperature molto elevate, nell’ordine di un centinaio di elettronvolt (dunque, circa un milione di gradi): temperature sufficienti a generare, attraverso l’espansione, un’onda d’urto asimmetrica; e quindi a produrre su piccola scala, tramite un effetto noto come Biermann battery, minuscoli semi di campi magnetici.

Sostanzialmente si è dimostrato che uno dei processi considerati plausibili per la formazione dei campi magnetici nell’universo primordiale è compatibile con i dati dell’esperimento fatto. Un risultato, dunque, che mostra quanto i metodi numerici utilizzati attualmente siano validi e che introduce un nuovo tipo di ricerca: in cui non c’è soltanto il computer, per rispondere a domande di interesse astrofisico, ma si può anche fare ricorso a veri e propri esperimenti.

Cari italiani, è in momenti come questo, ma io direi sempre, che dobbiamo essere orgogliosi di essere italiani. Le nostre menti più geniali fuggiranno anche all’estero, ma rimarranno sempre menti… italiane!

Giampaolo Felli

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