• Google+
  • Commenta
28 febbraio 2012

Finestra sul futuro grazie all’Erasmus Placement

Da alcuni anni, accanto all’Erasmus tradizionale, è attivo il programma Erasmus Placement, un programma di mobilità europea per stage e tirocini. Se è vero che il curriculum dei giovani esploratori del mondo si fa più ricco grazie alle esperienze di studio vissute all’estero, è ancor più vero che questo diventa maggiormente succoso quando si tratta di vivere fuori dai confini italiani un’esperienza lavorativa in un’azienda o un centro di ricerca. Molte le università italiane che hanno attivato questa validissima iniziativa, programma che si propone di porre un ponte di collegamento tra il mondo dello studio e quello del lavoro. I Paesi di destinazione sono 31, gli stessi partecipanti al programma Erasmus canonico: tutti i 27 paesi dell’Unione europea con l’aggiunta dell’Islanda, la Norvegia e il Liechtenstein.

La motivazione che spinge gli iscritti ai diversi atenei italiani a svolgere un tirocinio all’estero è in primis l’acquisizione di una valida esperienza lavorativa e nuove capacità professionali, in secundis il fatto che, così facendo, si potrà annoverare il titolo di essere veri e propri cittadini del mondo: che non possa quindi succedere quello che aveva teorizzato il sociologo Marshall McLuhan il quale parlava di un vero e proprio ”villaggio globale”? Confini sempre più irrisori e giovani sempre più dotati di identità multiculturali e flessibili. Il programma Erasmus Placement si propone proprio di giungere a questi importantissimi obiettivi.

La candidatura è aperta agli studenti iscritti all’anno successivo al primo, sia della triennale che della specialistica, studenti che frequentano dottorati di ricerca o scuole di specializzazione. In alcuni casi, il progetto può valere ai fini del conteggio dei crediti curriculari.

Due le modalità per scegliere la destinazione: durante l’anno, ogni università pubblica il proprio bando, generalmente tra gennaio e luglio, in cui verranno esplicate le modalità e le sedi in cui si potrà svolgere il tirocinio. Dalla sua però, anche lo studente / lavoratore stesso potrà proporre una papabile sede: spetterà poi all’ateneo riscontrare la disponibilità ed eventualmente aprire la convenzione per dare l’avvio allo stage.

Di norma, la durata del tirocinio è compresa tra i tre e i sei mesi durante i quali lo studente riceve, tramite l’università, un contributo comunitario di circa 600 euro al mese. Questo dipende ovviamente dall’ateneo, alcuni si prefiggono di coprire solamente le spese di viaggio, altri invece possono addirittura dare dei buoni pasto; tolte le eccezioni però, vitto e alloggio sono generalmente a carico dello stagista. Per farla breve, proprio come avviene nel caso di tirocini fatti in Italia, tutto dipende dalla politica aziendale della sede dove si svolge lo stage.

Nuove frontiere italiane quindi quelle aperte grazie a programmi come questo dell’Erasmus Placement, iniziativa neonata che permetterà nell’arco di qualche anno un’integrazione sempre maggiore dei giovani italiani nel mercato politico e sociale globale ed una sempre più elevata mobilità e flessibilità lavorativa, tematica scottante e bollente che ha investito prepotentemente, e continua ad investire, gli orizzonti politici italiani degli ultimi tempi.

 

Google+
© Riproduzione Riservata