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24 marzo 2012

Cerchi lavoro e sei tatuato? Attenzione!

Si susseguono ogni due o tre mesi concorsi per assistenti di volo in tutto il territorio italiano ed europeo, dipende quale compagnia si voglia scegliere. Facilmente ci si può candidare, è sufficiente andare sul sito di qualsiasi compagnia aerea ed il gioco è fatto. Oppure trovare i diversi annunci inerenti a suddetto lavoro nei siti appositi. Fin qui è tutto molto semplice ma è solo apparenza.

Migliaia di giovani e non, si recano fiduciosi verso questi auspicabili concorsi, un attimo dopo tra sorprese e lacrime ci si rende conto  che la fortuna non passava di lì, né per una prima volta, né per una secondo tentativo e né per una terzo probabile sforzo. I motivi surreali possono essere diversi e in fin dei conti possono essere giustificati. Se e quando, una persona non è abbastanza preparata e motivata per il lavoro proposto. Oppure se non si hanno le caratteristiche richieste in pieno.

Solitamente durante questi eventi si incontrano neo-laureati, neo-diplomati oppure laureandi o ragazzi con un’ottima conoscenza di lingue e con una cultura approfondita durante viaggi e percorsi personali. Insomma ragazzi in cerca di un impiego duraturo e stimolante. In tutto questo si presentano anche persone poco raccomandabili, ma che hanno con molta probabilità una buona dose di raccomandazione. D’altronde saremmo in paradiso se non fosse così nel mondo in cui ci troviamo.

Invece ragazzi preparati e pronti a dare un contributo interessante per questa società, sono buttati via perché hanno deciso di tatuarsi un qualcosa di significativo su di loro. Proprio per un tatuaggio, in un recente concorso avvenuto a Roma di una nota compagnia aerea, 20 persone su 50 hanno dovuto riprendere subito la strada di casa. Purtroppo non è il primo episodio e neanche l’ultimo verificato. Nonostante fossimo nel 2012, dove in televisione, per strada, nelle scuole, nei cinema, persino in politica si vedono cose indegne e poco raccomandabili, le persone possono essere ancora soggette di discriminazione, come nel XIX secolo in cui bastava una sola goccia di sangue “nero” per essere usati come cose.

In fin dei conti è piccolo il numero di persone che non hanno un tatuaggio, nonostante esso possa essere coperto non è assolutamente accettato, perché si crede che possa disturbare l’immagine del passeggero. Quindi è vero che si bada solo all’immagine e non più alla consistenza. I questo modo non si ha nemmeno l’opportunità di dimostrare il proprio valore e ci si deve anche sentire in imbarazzo se si è deciso di disegnarsi qualcosa sulla propria pelle. Può essere accettata una eventuale censura nei confronti di tattoos discriminatori ed offensivi, ma non addirittura nei confronti di disegni che possono essere in ogni caso coperti.

Nei siti sopra menzionati, è ben sottolineata la non accettazione di tatuaggi di eventuali candidati, ma la speranza che le cose possano cambiare in un mondo che vive di lavoro,  ma che questo ultimo e la società del lavoro stesso ostacolano a proporre e di conseguenza a dare.

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