• Google+
  • Commenta
13 marzo 2012

Claudio Santamaria e “Occidente Solitario” a Grottaglie

 Quali difficoltà si sono trovate nell’interpretare Coleman?
La difficoltà rilevante è stata, rappresentare degli ubriachi senza farli sembrare totali bevitori in un contesto dove l’alcol fa da padrone.

I protagonisti hanno qualcosa di positivo?
Certo. I due fratelli si vogliono bene, nonostante, tutti i loro rancori risalgono ad esperienze vissute nell’infanzia. La frase: “Che c’è di male a combattere?”, esprime l’interesse che c’è voler lottare.

Quanto di Santamaria è presente in Coleman?
Naturalmente in ogni mio personaggio c’è qualcosa di me. Anche se, realmente Coleman ha fatto uscire quel coatto che c’è in me.

C’è qualcosa di lei nel suo personaggio?
C’è sempre qualcosa di se in ogni personaggio che si rappresenta. Anche se spero di non avere niente in comune con Coleman. Devo dire, però, che come mi fanno notare, il mio personaggio sta facendo venir fuori il coatto che è in me.

Cosa ha significato per te interpretare Rino Gaetano?
Ho sentito molto la vicinanza di anima ed estrazione sociale, questo è stato l’aggancio con lui.

La somiglianza è notevole, è stato un problema per te interpretarlo?
Sì, perché lì poi ti confronti con delle persone che hanno il tatuaggio di Rino Gaetano. Ho perso dieci di chili, diventano più magro di quello che sono oggi. Ho guardato tutti i suoi video per cogliere il suo tipo di movimento, il corpo, la voce. Quindi ho ascoltato molto le sue canzoni, che ho anche cantato nel film. Un lavoro molto difficile ma, ho avuto abbastanza tempo per prepararmi.

Romanzo Criminale, tu che sei romano nel cuore, come lo hai vissuto?
Ci siamo rifatti ai personaggi che trovavamo da ragazzini. Un lavoro più semplice.

Capisco che è ora di lasciare le quinte perché il sipario sta per aprirsi.

Inizia lo spettacolo.

Occidente Solitario racconta il continuo litigare di due fratelli, Coleman (Santamaria) e Valene (Nigro), il cui padre è appena morto per un colpo di fucile. Valene è interessato unicamente alle sue statuine religiose e a bere whisky che gli viene fornito a domicilio da una giovane chiamata Ragazzina (Murgia). Coleman pensa solo a mangiare e partecipa ai funerali del paese per riuscire a degustare gratuitamente salsicce e rustici. Un giorno Padre Welsh (De Santis), parroco della comunità, trova nel lago il corpo di Thomas Hanlon che si è appena suicidato; Valene lo aiuta a tirarlo fuori. Intanto, Coleman, rimasto solo in casa, per dispetto distrugge tutte le statuine di Valene, gettandole nel nuovo forno.

Padre Welsh è l’unico che prova a risolvere il rapporto conflittuale tra i due fratelli, ma i suoi consigli restano inascoltati. Padre Welsh, depresso a causa dell’odio tra i due scrive una lettera che consegnerà a Ragazzina durante un commovente incontro in riva al lago prima di suicidarsi. Nella lettera, Padre Welsh chiede ai due di andare d’accordo, avvertendoli che il loro astio avrebbe avuto delle ripercussioni sulla sua anima.

Quando Coleman e Valene leggono la lettera, consegnata da Ragazzina, disperata per la morte del parroco per il quale provava un profondo affetto, credendo che una punizione possa abbattersi su di loro in seguito al suicidio di Padre Welsh, decidono di provare a riconciliarsi e ne deriva una scena di confessione in cui, a turno, i due fratelli ammettono i torti che avevano segretamente commesso in passato l’uno contro l’altro, dimenticando ogni altro peccato.

Una commedia nera, concentrata in una stanza, dove delirio e stravaganza s’incontrano con umorismo e cinismo, confessioni senza salvezza si alternano a suicidi e vecchi omicidi di famiglia. La crudeltà si sottrae alla morale e si manifesta come gioco, ritmo, energia e se i personaggi aprono bocca è per insultare, rivendicare o compiangersi.

C’è feeling tra Santamaria e Nigro.

“Non c’è niente di più comico dell’infelicità”, diceva Beckett.

Google+
© Riproduzione Riservata