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1 marzo 2012

Dio bon: è morto Germano Mosconi!

Ma che oh? Dai va là, dai va là! Non ci credo.

Oh! Dio bon! È successo davvero.

Germano Mosconi se n’è andato. L’ho ha fatto nella notte di venerdì, a 79 anni, dopo una lunga malattia.

Nato a San Bonifacio l’11 novembre del ’32, Mosconi aveva lavorato per molti anni nella redazione sportiva dell’Arena, salvo poi diventare, negli anni ’80, il volto simbolo dell’emittente Telenuovo e del Nuovo Veronese, testata per la quale seguì gli anni d’oro del Grande Verona, dallo storico scudetto del 1985 alla Coppa dei Campioni.

Una carriera lunga e luminosa, quella di Mosconi.

Professionista esemplare, sempre serio, pacato, mai sopra le righe. Tutto giacca, cravatta e capelli laccati, un signore d’altri tempi, di quelli che sembrano usciti da un film degli anni 30.

Finché un giorno, sul web, cominciano a spuntare vecchie registrazioni e fuori onda in cui un Mosconi inedito si abbandona ad esilaranti siparietti, fatti di indimenticabili sfuriate, bestemmie in veneto e non solo, improperi ed invettive nelle quali Germano lamenta, stizzito, le continue interruzioni patite da parte di quei “mona” dei suoi collaboratori/sabotatori, che diventavano così fatalmente gli improbabili capi espiatori di tutte le sue gaffe.

ll composto giornalista di provincia si trasforma in una forza della natura, una specie di insospettabile Hulk, furioso sì ma decisamente più simpatico: diventa blasfemo (come ogni buon veneto, ironizza qualcuno), batte i pugni sul tavolo, s’arruffa, s’incarta, prova a ritrovare il contegno perduto, non ci riesce e di nuovo bestemmie e cazziatoni per tutti i gusti e per tutte le età, rimbrotti urlati o a mezza bocca, scatti d’ira e sfoghi biascicati, vanamente camuffati, dissimulati ma sempre di grande impatto.

Storica la frase: “Se io trovo quello che mi ha fatto innervosire, Dio can, ghe do un punio che ie spàco la testa. Ma lo troverò quel deficiente prima o dopo, eh!”

Uno spettacolo esilarante, chi ha provato lo sa.

Pochi mesi, insomma, ed è subito Mosconi-mania! Centinaia le visualizzazioni, altrettanti i commenti. Germano spopola, diventa l’idolo di giovani e giovanissimi.

Imitato, citato, studiato in ogni singolo dettaglio,  conquista, in breve tempo, una popolarità che è già mitologia.

Una popolarità involontaria, che Germano non  ha mai preso benissimo (venuto a conoscenza dei post, aveva subito provveduto a denunciare i presunti responsabili), ma che sotto sotto (siamo sicuri) qualche sorriso l’avrà strappato anche a lui, tra un “orco ***” e un “madonna puttina”.

Dopotutto è proprio questo Germano, vero, verace, quello che più ci piace.

Quello che il Dio Bon c’ha tolto, chissà, forse per farci la pace. E noi qui ad imprecare.

Buon viaggio Mosca, va’ e insegna agli angeli come si bestemmia.

E tranquillo: lo troveremo noi il mona che sbatte la porta urlando.

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