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28 marzo 2012

“I ricordi sono fatti per svanire”. Cancellare la memoria, tra scienza e fantasia

Beati gli smemorati, perché avranno la meglio anche sui loro errori.” Così diceva Kirsten Dunst – citando una celebre frase di Nietzsche – in Se mi lasci ti cancello, visionario film di Michel Gondry nel quale s’immaginava l’esistenza della Lacuna Inc., una clinica specializzata nella cancellazione di ricordi a pagamento.

Qualche anno dopo questo scenario fantascientifico sembra essere un po’ più vicino alla realtà. C’è infatti chi ritiene che sia possibile intervenire clinicamente sui ricordi immagazzinati nel nostro cervello.

Roger K. Pitman, professore di Psichiatria all’Harvard Medical School, sta compiendo delle ricerche sui soggetti affetti da PTSD – acronimo inglese per Disturbo Post-Traumatico da Stress, indicante quell’insieme di sofferenze che seguono ad un evento traumatico e che generano incubi particolarmente violenti.

Pitman ha somministrato a 41 persone – entro sei ore dal trauma – del Propanololo, una sostanza che sarebbe in grado di ridurre i ricordi indelebili e più terrificanti. Tre mesi dopo sono state fatte ascoltare ai pazienti delle registrazioni nelle quali le loro stesse voci avevano inciso il racconto dell’incidente: nessuno ha avuto reazioni emotive degne di nota.

Kerrie L. Thomas, della Cardiff School of Bioscences, sostiene inoltre che si possa agire anche su ricordi pienamente consolidati. La sua ricerca è infatti volta a dimostrare che, ogniqualvolta richiamiamo alla mente un ricordo, questo attraversa uno stato di debolezza, nel quale è passibile di distruzione e necessita di un processo di riconsolidazione per rimanere inciso nella memoria.

Curioso è che queste ricerche scientifiche sembrano confermare quelle intuizioni sulla labilità dei ricordi avute tempo prima da grandi figure della letteratura. In primis Jorge Luis Borges, che diceva di non voler pensare alle cose passate perché cosciente di farlo sulla base dei ricordi e non delle immagini originali; o ancora Italo Calvino, che ne Le città invisibili fa dire al suo Marco Polo: “Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano… Forse Venezia ho paura di perderla tutta in una volta, se ne parlo. O forse parlando d’altre città, l’ho già perduta a poco a poco“.

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