• Google+
  • Commenta
13 marzo 2012

IUC: arriva il Quartetto Ysaÿe

Fondato nel 1984 da quattro giovanissimi studenti del Conservatorio di Parigi, il Quartetto Ysaÿe già nel 1989 debuttava al Festival di Salisburgo e oggi è reputato il miglior quartetto d’archi di Francia (“Il migliore dei nostri quartetti francesi”, Le Monde). Suonerà a Roma sabato 17 marzo alle 17.30 nell’Aula Magna della Sapienza per la IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti.

Yehudi Menuhin, uno dei più grandi violinisti del secolo scorso, ascoltò il Quartetto Ysaÿe in uno dei suoi primi concerti e disse: “A questi quattro angeli musicisti sono debitore di una delle più pure emozioni musicali della mia vita“.

Hanno suonato nelle sale da concerto più prestigiose  e più cariche di storia, quali Carnegie Hall di New York, Sala d’oro del Musikverein di Vienna, Mozarteum di Salisburgo, Concertgebouw di Amsterdam, Wigmore Hall di Londra, Philharmonie di Berlino, Teatro degli Champs-Elysées di Parigi; inoltre a Tokyo, Sydney e in tutto il mondo. Svolgono con grande amore e dedizione una capillare opera di diffusione della musica da camera in Francia, che li ha portati a suonare in centinaia di città transalpine, grandi e piccole.

Per anni le loro interpretazioni sono state pubblicate da Decca, Philips e altre major discografiche, ma recentemente hanno fondato una loro casa discografica, la Ysaÿe Records, perché sentono l’esigenza di essere assolutamente liberi di scegliere cosa, come e quando registrare.

Il percorso artistico di questi quattro musicisti dura ormai da ventotto anni e pensano sia giunto il momento di trasmettere la loro esperienza ai giovani, quindi hanno accettato una cattedra di quartetto al Conservatorio di Parigi e tengono master class in tutto il mondo.

Nel loro concerto romano, tra Schubert e Brahms spicca il Quartetto in mi minore op. 121 di Gabriel Fauré, di cui l’Ysaÿe è considerato interprete insuperabile. Questo compositore francese vissuto al passaggio tra Ottocento e Novecento non ha mai cercato la grande popolarità ma era egualmente circondato dall’ammirazione del pubblico, oltre che dalla gratitudine e dalla venerazione dei numerosi allievi, tra cui Maurice Ravel. Musicista raffinato e riservato, Fauré scrive una musica intimistica, che scaturisce dall’interiorità e tende verso la purezza delle idee musicali, evitando ogni esteriorità effettistica. Il Quartetto op. 121, composto nel 1924, è la sua ultima importante opera, che tende a una grande essenzialità e appare quasi smaterializzata.

Il concerto si apre con il Quartetto in la minore op. 51 n. 2 di Johannes Brahms. Coltivando il quartetto Brahms si opponeva alla tendenza alla grandiosità e al virtuosismo della musica della fine dell’Ottocento e si ricollegava ai grandi maestri del passato, in particolare a Beethoven. È proprio nella musica da camera che si manifesta esprimere nel modo più evidente la sua natura malinconica, riflessiva e autunnale, che nelle sinfonie e nei concerti è talvolta nascosta dalle sonorità robuste e dal tono drammatico.

In conclusione il Quartetto n. 14 in re minore «La Morte e la fanciulla» D810 di Franz Schubert, così chiamato perché nel secondo movimento compare il motivo di un Lied per soprano e pianoforte dallo stesso titolo, che viene ripetuto cinque volte, in un’atmosfera di profonda quiete e tristezza, che contrasta con il dinamismo degli altri movimenti, che nel finale diventa vera frenesia, al ritmo di una demoniaca tarantella. Composto nel 1824, a soli ventisette anni, fu praticamente ignorato quando Schubert era vivo ma è ora considerato uno dei pilastri della musica romantica.

 Dora Della Sala

Google+
© Riproduzione Riservata