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13 marzo 2012

Sapienza: il Baronismo dei “Frati”

Il problema del Baronismo in campo universitario, in Italia, è ormai trito e ritrito. Cugini, cognati, amici stretti, amici di amici: tutti assunti grazie al Barone di turno che assegna loro cariche o cattedre all’interno dell’Università. Ad esempio alla Sapienza di Roma ci sono i Frati: il Rettore, Luigi Frati, ha assegnato la cattedra di Storia della Medicina alla moglie Luciana Rita Angeletti, non laureata in Medicini (N.B.) e un’altra cattedra al dipartimento di  Medicina legale alla figlia Paolo, laureata in giurisprudenza, (N.B.). Il figlio Giacomo ha anche lui da poco ottenuto una cattedra a Medicina, essendo il secondo più giovane tra 25 candidati, tutti espertissimi del settore. Coincidenze?

Interessante la lettera che Antonella Briga manda a Beppe Severgnini, sul blog del Corriere della Sera. Chiede come sia possibile che con il Governo Monti, molto attento a questi favoritismi, possa permettere uno scempio tale. Severgnini risponde che Monti, accademico coadiuvato da due ex-rettori come ministri (Ornaghi e Profumo), si spera faccia presto qualcosa. Ma si demoralizza anche subito, ricordando che: “L’università, come altri ambienti italiani, è abituata a considerare fisiologica la patologia. Roberto Perotti, una delle migliori teste dalla Bocconi, è stato ostracizzato per aver scritto “L’Università truccata” (Einaudi). Nino Luca del “Corriere”, chi occupa spesso della questione, subisce intimidazioni e querele.

E’ quindi un sistema sbagliato. Sono state fatte delle cose per cercare di aggiustare le cose, come la riforma Gelmini che ha un po’ frenato gli intrallazzi degli AProCon (Aggiustatori Professionali di Concorsi), ma siamo ancora derisi dal resto dell’Europa. Dice: “Fosse per me, i concorsi verrebbero aboliti domani. Ogni università prenda chi vuole, anche l’amante del figlio del bidello: ne risponderà con la reputazione (da cui dipendono le richieste di iscrizione, la qualità del corpo docente, il valore del titolo di studio eccetera). Se cooptazione dev’essere, cooptazione sia: alla luce del sole. E’ in questo equivoco – cooptazione mascherata da competizione – che si muovono oggi gli AProcon di cui sopra.

Conclude punzecchiando anche i cosiddetti “bravi professori”, quelli che anche meritatamente si sono guadagnati la loro cattedra, senza conoscere qualcuno e che amano il loro lavoro e sono i migliori nel farlo. A loro però va la piccola accusa, in effetti, del rimanere a guardare questi favoritismo, divenendo così dei complici passivi al decadimento e svalutazione dell’università Italiana.

L’intera lettera QUI.

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