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30 novembre 2012

La disabilità: dal film alla realtà: “un sapore di ruggine e ossa”

La disabilità
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La disabilità

Il regista del pluripremiato “Il ProfetaJacques Audiard ritenta il colpaccio con questa nuova ed interessante pellicola: “Un sapore di ruggine e ossa”.

Il regista francese, già vincitore a Cannes nel 1996 come miglior sceneggiatore e nel 2006 a Berlino come miglior regista, è ormai alla sua sesta fatica. La nuova pellicola del parigino è un vero capolavoro di cinismo e anti-sentimentalismo, interpretata magistralmente dalla bellissima Marion Cotillard, già vista in “Il Cavaliere oscuro – il ritorno” e il belga Matthias Schoenaerts, prototipo di boxeur stile “Fight Club”. In breve la trama. Alì trova lavoro in un locale notturno dove incontra la giovane ed affascinante Stephane, ammaestratrice di orche in Costa Azzurra. Purtroppo la stupenda donna rimarrà vittima di un incidente sul lavoro, al seguito del quale perderà entrambe le gambe.  Si compie così il triste destino, quasi una parabola discendente.

Stephane, infatti, perde le sue doti fisiche di femme fatale e si ritrova invalida in una condizione tragica. Ecco però l’intervento del buon Alì: la sua mancanza di tatto sarà il punto di partenza per la sfortunata Stephane. Il contatto con l’acqua, l’inizio di una relazione sessuale fra i due fa si che Cotillard- Stephane ritrovi la gioia di vivere. Il nuovo lavoro di Jacques Audiard tiene viva l’attenzione dello spettatore dal primo all’ultimo minuto. Un film avvincente e drammatico, degna trasposizione cinematografia del romanzo di Craig Davidson. Nota di rilievo anche alla grezza tecnica registica di Auidard, stilisticamente non perfetta ma di grande efficacia. Meglio l’Audiard sceneggiatore. Il francese pur toccando un argomento difficile non cade mai nella banalità e risulta sempre cinico e lucido nelle sue descrizioni.

La disabilità: dal film alla realtà: “un sapore di ruggine e ossa”. Intervista a Cristiano

Abbiamo intervistato Cristiano S. studente e collaboratore presso il centro disabili  dell’Ateneo La Sapienza di Roma.

Cristiano quali sono le tue impressioni sul film che hai visto?

È stato un film che mi ha colpito particolarmente. Credo che il regista abbia saputo toccare le corde giuste. In un paese come il nostro in cui chi è diverso ha difficoltà ad avere gli stessi diritti degli altri, è importante sensibilizzare la gente, e i giovani, su tematiche importanti come quella trattata così sapientemente”.

Sei rimasto colpito dalla lucidità e freddezza del regista nell’affrontare un argomento così delicato?

“Sono rimasto molto colpito ma non nascondo che alcune scene mi hanno impressionato perché un po’ forti. Comunque il problema è che le persone non sono abituate a concepire l’amore e il sesso tra due persone disabili e il regista ha voluto sfidare quelli che sono spesso tabù.”

Parlaci della tua esperienza presso il Centro Disabili.

“Quando mi sono avvicinato a questa realtà ero intimorito da quello che era il lavoro. Anche perché non ho mai avuto esperienze prima di questa che mi costringevano ad un così stretto rapporto con la disabilità. In realtà ho trovato un ambiente familiare, e sono stato accolto con calore e comprensione. Sono contento perché ho stretto amicizie che spero dureranno anche a seguito della mia collaborazione. La difficoltà per me è stata non tanto quella di confrontarmi con realtà diverse, quanto più quella di farmi accettare come persona amica e disinteressata. Spesso l’idea che i ragazzi disabili si fanno dei collaboratori è quella di studenti che vogliono approfittare della collaborazione per tirare su qualche soldo. Dunque è molto difficile stabilire un rapporto che si basi su fiducia e rispetto al di fuori di quello lavorativo”.

La disabilità e l’integrazione tra studenti: punti di forza e debolezze

Quanto è difficile per un portatore di handicap integrarsi nella società di oggi?

E’ difficile integrarsi per due sostanziali motivi: innanzitutto non c’è una sensibilità di fronte alla diversità. Spesso c’è paura, imbarazzo o pregiudizio. Dall’altra parte c’è una grande sensibilità dei ragazzi disabili che avvertono questo disagio. Dunque quello che si genera è una non comunicazione. La non comunicazione porta inevitabilmente all’esclusione, la quale si riversa sui ragazzi stessi.”

Nella pellicola Stephane è un’affascinante ragazza che sfortunatamente perde l’uso delle gambe in seguito ad un incidente. Quali sono i problemi che deve affrontare un ragazzo in situazioni analoghe, o meglio, come vive il cambiamento radicale della sua vita?

Quando ci troviamo di fronte a una situazione come questa, per cui la disabilità è acquisita e non congenita, si va incontro ad una depressione. Combattere la depressione, supportati da uno psicologo, significa fare un grande passi avanti. Il secondo passo è quello del reinserimento. Fondamentale è la sensibilità dell’altro, e anche l’accettazione dello stato di cambiamento in cui ci si ritrova. Parliamo di una problematica psicologica più che fisica. La disabilità è una questione che va vista assieme a dei professionisti. Purtroppo io, come altri collaboratori, ci troviamo spesso in difficoltà perchè essendo volontari, e non professionisti del settore, ci ritroviamo a poter offrire solo un supporto amichevole. Di certo non da niente ma che va di certo affiancato”.

Abbiamo intervistato la dott.ssa Germana Lancia, responsabile delle relazioni con studenti disabili della Sapienza. Le abbiamo chiesto di parlarci del volontariato degli studenti, delle borse di collaborazione, degli studenti disabili e del loro rapporto con il mondo universitario.

In cosa consiste la borsa di collaborazione?

“Sostanzialmente consiste nel fornire supporto didattico alle persone con disabilità motoria, sensoriale o cognitiva”.

Quali sono le mansioni dei tutor?

“Supportare lo studente disabile durante le lezioni nel prendere appunti e durante lo studio, oppure aiutarlo negli spostamenti all’interno la città universitaria”.

Cosa comporta avere una disabilità nell’università La Sapienza?

“Essere disabile significa avere un ufficio dedicato, lo Sportello per le relazioni con studenti disabili, che accompagna gli studenti nel loro intero percorso universitario. Lo studente viene supportato, se richiesto, nella scelta degli studi, nel sostenere le prove di accesso, nel seguire le lezioni, durante le ore di studio, nel sostenere gli esami e nel preparare la tesi. Lo studente viene inoltre supportato nell’ambito amministrativo, anch’esso a lui dedicato”.

L’università è preparata, anche architettonicamente, all’accoglienza di disabili?

“Si, il  99% delle strutture sono accessibili. Laddove alcune aule presentino difficoltà di accesso si provvede a spostare le lezioni in aule accessibili. Inoltre ci sono i ragazzi che collaborano con il nostro ufficio che li seguono e li aiutano dove si presentano difficoltà di natura fisica o architettonica”.

Quali sono gli altri servizi che l’università offre ai disabili?

“Potrei farle un elenco, ma mi limito a dirle i più importanti. Il Regolamento per la fruizione dei servizi erogati dallo Sportello per le relazioni con gli studenti disabili prevede che gli studenti disabili possano usufruire dei seguenti servizi: sull’assistenza didattica ci sono Tutor per accompagnamento all’esame, il Piano di Supporto Personalizzato P.S.P., Ausili speciali per prove di accesso/orientamento/esami, Registrazione dei testi su nastro; Stampa dei testi in braille; e stenotipia. Inoltre per favorire la didattica ci sono corsi gratuiti per la patente europea ECDL, permesso di entrare in macchina e la richiesta di abbattimento delle barriere architettoniche”.

C’è un sostegno, anche psicologico oltre che fisico, nell’università?

“Si. Si tratta di un progetto di accompagnamento nel percorso di studi degli studenti disabili il cui scopo è quello di limitare l’ abbandono degli studi o il ritardo nella loro conclusione attraverso l’ erogazione di due servizi: GIAS di supporto specializzato con tecnologie assistive e POP’S di promozione e orientamento psicosociale. Entrambi sono molto importanti per i ragazzi”.

La disabilità e integrazione dei ragazzi cosa ne pensi?

“Anche nel contesto universitario si avvertono i limiti integrativi che permeano i rapporti sociali delle persone con disabilità, da imputarsi alla mancanza di disponibilità al confronto, dimostrata dai cosiddetti “normodotati”, con realtà ancora oggi considerate diverse2.

Abbiamo visto come una pellicola possa trattare in maniera originale e mai scontata un tema delicato come la diversità fisica. L’aderenza alla realtà ci viene confermata da Cristiano e dal lavoro che tanti volontari fanno per aiutare giovani a superare un trauma che sicuramente cambia la vita,  ma che non la chiude.

Giuseppe De Lauri

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