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26 aprile 2012

25 aprile: qual è oggi il suo valore?

Festa di tutti, festa di parte. Ricorrenza della liberazione italiana, giornata di vacanza. Giorno importante, giorno come un altro. L’Italia si dimostra un paese diviso anche nelle ricorrenze che dovrebbero unirla, come il 25 aprile. Ha fatto scalpore la decisione di tenere aperti i negozi, anteponendo ai motivi ideali della ricorrenza quelli più tangibili del guadagno: in un giorno di festa, ci sono più acquisti.

Non sono mancate ovviamente le strumentalizzazioni politiche di ogni colore, i revisionismi, gli attacchi gratuiti, il teatrino mediatico che avvelena il Belpaese e che non permette di analizzare lucidamente e criticamente un periodo storico fondamentale come questo.

Ma cosa ne pensano i giovani universitari? Ha ancora un senso, dopo quasi 70 anni, la festa della liberazione in Italia? Abbiamo voluto sapere direttamente dal loro mondo come la pensano, e le risposte non mancano di stupire.

Mario, studente campano, vede nel 25 aprile “la fine di un’epoca. Epoca che percepisco molto lontana da me, in quanto addirittura i miei nonni non l’hanno vissuta sulle propria pelle. La seconda guerra mondiale è tramandata nella mia famiglia da nonni che all’epoca solo dei bambini. Quello che so su quel periodo storico è quanto ho studiato e per fortuna io ho avuto la possibilità di studiarlo, essendo iscritto a lettere. Alle superiori quel periodo si limita ad essere una serie di clichè dove gli americani sono i buoni e i tedeschi i cattivi.”

Una festa quindi ancora importante, per quanto lontana. Una festa che ancora divide. Ma queste divisioni ci sono veramente? Daniele, studente friulano, la pensa diversamente: questa dovrebbe essere una festa in cui si ricorda l’importanza della democrazia, nella lotta partigiana ma anche nel rispetto di chi, pur stando dall’altra parte, non può essere per forza demonizzato  per motivi di propaganda politica.

Ma veniamo all’attualità, alla contrapposizione tra shopping e celebrazione. Per Mario i centri commerciali non sono la causa, ma la conseguenza di un problema: Ciò è dovuto al fatto che le città, i comuni, non propongono un’alternativa. Bisogna attirare la gente verso manifestazioni pubbliche che ricordino quei fatti e quei giorni, manifestazioni che possano anche educare. Non ci vuole molto: si possono organizzare mostre, spettacoli e altro, ma nella speranza che non siano momenti fastidiosamente politici in cui innalzare questa o quell’altra bandiera.

La visione di Cristina, studentessa siciliana, è amara: Io credo che i negozi sarebbero dovuti rimanere chiusi, sinceramente. C’è gente che non sa nemmeno cosa sia il 25 aprile. Non è una festa di giochi o divertimenti, è una giornata che celebra la liberazione dell’Italia e la fine del fascismo. Si sarebbero dovute organizzare cose per ricordare questa giornata, altro che tenere i negozi aperti. Ieri ho visto cosa avrebbero dato questa sera in tv, nemmeno un film sui partigiani o qualcosa che ricordasse l’evento, è molto triste. Non è un giorno di festa in cui si non si va a scuola o a lavoro, è molto di più e la maggior parte non dà abbastanza importanza!

Daniele, più che sul fatto in sé, riflette sulle possibili motivazioni del gesto: avrebbe maggior valore se, invece di tenere i negozi aperti solo per guadagno, questo potesse essere motivo di gioia dicendo «”hey guarda: chi ha lottato prima ci ha consegnato un mondo in cui non dobbiamo spararci addosso ma solo scegliere cosa ci piace comprare”» e non «hey… usiamo questo solo per guadagno».

Posizioni che sottolineano una sensibilità del mondo universitario ancora molto forte, diversa dal freddo disinteresse dipinto da molti mass media.
Ma abbassiamo l’asticella. Cosa ne pensano i ragazzi delle scuole superiori?

Lo abbiamo chiesto a Chiara, studentessa del liceo classico all’ultimo anno, che proprio in questo periodo sta approcciando scolasticamente il tema del nazifascismo in Italia.
Ma è veramente un’analisi adeguata e sufficiente?

Ovviamente da un punto di vista storico mi hanno perfettamente insegnato motivazioni, cause e conseguenze dell’evento. purtroppo però credo sia rimasto più adombrato il volto affettivo della questione, ciò che realmente ha significato per noi Italiani.

Ma è innegabile che una certa indifferenza ci sia, da parte di noi giovani. O no? Il problema ritrova la sua fonte nel fatto che fascismo, Mussolini, sono nomi che stonano con l’attualità e appaiono come qualcosa di lontano e poco tangibile. Utile sarebbe una sensibilizzazione dei ragazzi riguardo a quanto ancora oggi tale evento abbia effetti anche nelle piccole realtà quotidiane.

E dello shopping cosa ne pensi? Credo che la logica commerciale debba un attimo arrestarsi di fronte alla sacralità delle feste, di tutte le feste, che siano religiose, politiche, o celebrazione di libertà. Tenere le attività ferme per un giorno,cosa che non credo avrà un impatto economico devastante, serve soprattutto a sottolineare e dare senso e spiritualità alla celebrazione.

Pareri chiari, decisi, di ragazzi che non ci stanno ad essere etichettati come una generazione apatica e indifferenza. Ragazzi che riflettono. E voi cosa ne pensate?

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