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A chi appartieni, vendita del corpo e precariato nel film rivelazione

Redazione Controcampus 24 Aprile 2012
R. C.
24/09/2021

Tempo, forze e denaro spesi sui libri, tanti sogni, poi la laurea e una realtà che non ha niente da offrire: arriva "A chi appartieni".



È l’amara constatazione di una generazione di studenti ambiziosi, empaticamente rappresentata nel film-rivelazione A chi appartieni debuttato in anteprima a Bisceglie e al Foggia Film Festival, pronto ora a varcare i confini regionali

“A chi appartieni”, pellicola di Gianluigi Belsito e Michele M. Caricola, interpretata da Luigi Di Schiena, Francesco Paolo Palmese, Claudia Lerro e Francesco Carrassi, estremizza le conseguenze della precarietà giovanile, inscenando la storia di Paolo, laureato senza sbocchi, che finirà per vendersi.

“Il film narra una letterale discesa all’inferno di un brillante studente universitario. Non possiamo assolutamente condividere la decisione ( forse facile, forse forzata) di guadagnare soldi vendendo il proprio corpo, ma in una società in cui ci si deve letteralmente p. (mentalmente e socialmente) per poter ottenere qualcosa, forse la scelta di Paolo non è più tanto banale e facile come sembra, se intesa in senso metaforico” , raccontano il regista Michele M. Caricola e lo sceneggiatore Gianluigi Belsito.

A chi appartieni”, storia di un giovane laureato, con un curriculum brillante, stage in Spagna e ottime premesse per il futuro. Tuttavia di fronte alla dura realtà italiana del cercare lavoro, invischiato poi in un mestiere che mai avrebbe immaginato. Come e da chi è nata l’idea?

MMC. L’idea era in cantiere da tempo. Esisteva una vecchia sceneggiatura, dal titolo “Cam-Boy”, che per vari motivi non era mai stata sviluppata. Il motore della storia, come in “ A chi appartieni”, era l’esigenza di uno studente universitario fuori sede di riuscire a completare gli studi dopo che, per motivi burocratici, gli era stata negata la possibilità di ricevere la borsa di studio annuale, erogata dalla propria università. Lo studente decideva di esibirsi nudo in webcam per potersi pagare affitto e libri universitari. L’idea era forte ma difficilmente rappresentabile all’interno di un cortometraggio. Confrontandomi con l’amico Gianluigi Belsito, che nello stesso periodo stava conducendo un’inchiesta giornalistica sul mondo della p. maschile legato al mondo universitario, abbiamo accettato la sfida di rappresentare in un modo diverso la complessa modalità di trovare ed ottenere lavoro in un paese come l’Italia. Ed è nato “ A chi appartieni”.

GB. Una sceneggiatura che non scende a compromessi per un film che non intende nascondere nulla. Non saremmo riusciti a parlare in termini diversi del mondo del lavoro di oggi e lo facciamo senza ipocrisie di alcun genere.  

Se la storia è stata tratta da un evento reale, quali sono gli elementi recuperati dal reale, e cosa invece è frutto della sua invenzione?

GB. Gli eventi di “A chi appartieni” sono quasi tutti recuperati dal reale. La regola cardine di una buona sceneggiatura è che bisogna raccontare ciò che si conosce. Ognuno di noi, nella sua vita, ha dovuto sostenere un colloquio di lavoro che può aver avuto risvolti tragi-comici. E ognuno di noi ha compiuto delle scelte che hanno influenzato la propria vita. Tutto questo è descritto nel mediometraggio, e solo per motivi stilistici si è deciso di estremizzare alcuni personaggi, per sdrammatizzare le cose  tristi narrate nel film. Personalmente, poi, ho voluto interpretare il Direttore del Personale di un Ente che riceve finanziamenti pubblici con il quale proprio io, Gianluigi Belsito, mi sono dovuto raffrontare nella vita reale: colloquio di lavoro andato benissimo, sembrava quasi di parlare da consulente e non da esaminando. Morale della favola, però: il posto è andato a un altro. Dietro le quinte mi è stato detto che, pur essendo la persona giusta al posto giusto, non ero spinto da nessuno e che quei colloqui erano solo di facciata perché c’era un avviso pubblico a cui dar conto. Ebbene, per me voleva essere una specie di catarsi recitare il personaggio in questione, ma paradossalmente nell’interpretare quella carogna non ho provato nessuna emozione pur sapendo che era una persona realmente esistita e che dall’altra parte c’ero stato io. Forse è vero che gente del genere si è abituata a non avere scrupoli. 

 Il titolo del mediometraggio la dice lunga, incarnando perfettamente la trama della pellicola. Il trailer ne sviscera subito il significato. “Altro che laurea, capacità, meritocrazia, conta solo a chi appartieni”. Un’appartenenza che  si apre a più interpretazioni. In senso stretto l’appartenenza che conoscerà bene il protagonista, coinvolto nella p. In senso lato, soprattutto in tema di occupazione, l’appartenenza si concilia bene con la raccomandazione e le conoscenze, lasciapassare spesso e purtroppo necessario per lavorare oggi. Si tratta solo di una coincidenza, o di una doppia chiave di lettura presente nel medio metraggio?

MMC. Le chiavi di lettura di “ A chi appartieni” sono molteplici. In fase di sceneggiatura c’è stato un lavoro composito e a tratti involontario sul termine “appartenenza” che è sfociato non solo nel titolo dell’opera ma anche nella morale stessa del mediometraggio. In “A chi appartieni” si passa dalla più semplice appartenenza ad un gruppo sociale (conoscenza e parentela), indispensabile per poter accedere a determinati posti di lavoro, ad una più ampia appartenenza fisica e mentale rispetto ai luoghi e alle persone che ci circondano. Il messaggio insito nell’opera è che la nostra appartenenza ad un luogo e ad un gruppo di individui influenza noi stessi, le nostre scelte e il luogo stesso in cui viviamo. E in alcuni casi, le scelte o i comportamenti di altre persone sono in grado di influenzare direttamente la nostra vita e il benessere del territorio in cui viviamo. Inconsapevolmente ognuno di noi appartiene a qualcuno o a qualcosa. Ma forse si sta svelando troppo…

GB. Alla fine la p. insita nel film è una metafora di tutta la attuale società italiana,  ma questo è il punto di vista degli autori sia chiaro! Ciascuno di noi, oggi, è costretto però ad accettare compromessi piccoli o grandi. Pensiamoci…

Dovendo scegliere il momento più emblematico della pellicola, il fotogramma che più incarna il messaggio da comunicare, quale sceglierebbe e per quale motivo?

MMC. E’ una domanda difficile a cui rispondere, perché implicherebbe raccontare alcuni aspetti della trama e non voglio togliere il gusto a chi ancora deve vedere il mediometraggio di veder svelati alcuni particolari degli eventi. In “ A chi appartieni” abbondano i primi piani, definiti da qualcuno “ bellissimi”, che tuttavia stonano con il personaggio rappresentato. La bellezza esteriore di alcuni personaggi, valorizzata dai primi e primissimi piani, talvolta è dissonante, perché non corrisponde alla bruttezza interiore del personaggio rappresentato sullo schermo. Quindi, una bella confezione a cui corrisponde un contenuto diametralmente opposto. Di sequenze molto belle ce ne sono tante, ma due possono restare indelebili nel cuore dello spettatore. La prima è un bellissimo totale del porto di Bisceglie, in un momento in cui il protagonista del film fa ritorno a casa per andare a visitare sua madre. In quella sequenza traspare la malinconia del protagonista, attaccato al suo luogo natìo, che purtroppo è costretto ad abbandonare perché non vi sono opportunità di lavoro. La seconda è il finale del film, con un montaggio sincopato ed una musica incalzante, che è il vero e proprio manifesto del film, il momento in cui si tirano le fila del discorso intrapreso durante tutta l’opera e il protagonista giunge alle sue conclusioni. Difficile da spiegare attraverso le parole ma di forte impatto sullo schermo.

Il finale della storia non è dei più idilliaci. Non c’è il famoso “happy ending”. Quali riflessioni vi hanno condotto a questa scelta? 

GB. Semplice. Viviamo in una nazione che sta toccando il fondo. E se siamo quasi alle macerie non si può costruire un nuovo edificio su fondamenta di argilla, occorre prima radere al suolo per poi ricostruire. Il nostro film fa parte della fase del nichilismo totale, anche se in cuor nostro c’è un forte ottimismo e una speranza vera, a iniziare dal nome del protagonista che è proprio Paolo Esperanza, pur essendo questo un messaggio subliminale visto che lui non viene mai chiamato per cognome. Lo sappiamo solo noi.

Il film è stato girato in Puglia, tra Bari e Bisceglie. Più per affetto per la Puglia, terra di entrambi, o perché un territorio difficile come il Meridione offre maggiore realismo alla dura storia del giovane Paolo? Tra l’altro il protagonista viene interpretato da Luigi Di Schiena, esordiente attore andriese. E’ evidente, sia in lui che in altri personaggi, il marcato accento meridionale. Più un pregio o un difetto, considerate le circostanze e la trama della storia?

MMC. Il film è stato girato in Puglia per questioni di budget. Poteva benissimo essere ambientato a Napoli, Bologna o Milano. Il senso del film non avrebbe perso il suo valore. Nel mediometraggio non ci sono indicazioni spaziali precise che riescano a collocare gli eventi in una determinata città. Viene solo menzionata la Puglia in una scena, per semplici questioni narrative, ma, a meno di conoscere personalmente i luoghi in cui alcune sequenze sono state girate, abbiamo cercato di caratterizzare il meno possibile le ambientazioni per dare un respiro più ampio e meno localizzabile alle vicende narrate. Questa è stata una scelta volontaria, perché il messaggio che volevamo veicolare non è locale ma nazionale. Con un po’ di campanilismo posso affermare che: non è solo al Sud che i datori di lavoro si lasciano influenzare da criteri soggettivi di scelta dei loro dipendenti ma è una “pratica” diffusa in tutta Italia. E il fenomeno della p. maschile è molto più diffuso al Nord che al Sud. D’altro canto, la scelta di utilizzare attori con marcato (ma non più di tanto) accento meridionale, è stata dettata da esigenze narrative. Ci sono alcuni prodotti filmici in cui la recitazione in dizione è molto calzante e non stona con la storia che viene narrata. In “A chi appartieni” abbiamo sentito l’esigenza di utilizzare attori con accento meridionale per donare freschezza e realismo al nostro film. Determinati concetti “suonano” meglio se pronunciati con l’accento e la lingua del cuore, senza impostazioni di dizione di sorta. Il nostro è un film che parla di una storia reale, che accade a dei ragazzi reali, circondati da persone reali. Nessuno di noi, nel linguaggio colloquiale, parla scimmiottando l’accento romano o milanese. Per questo motivo si è scelto di puntare sulla caratterizzazione linguistica di alcuni personaggi all’interno del mediometraggio. Per i puristi della dizione ad ogni costo, posso affermare che sono presenti anche personaggi che si esprimono in “Italico Puro”. Purtroppo per i puristi, per rendere più “ reale” la personale “discesa all’inferno” del nostro Paolo, si è scelto di utilizzare alcuni attori che si esprimono con un linguaggio colloquiale.

GB. Consentitemi: ma chi se ne frega della dizione! I nostri personaggi parlano in modo vero. Oltre a Di Schiena, comunque, mi sembra opportuno parlare anche di Claudia Lerro, che interpreta la cinica quanto triste Patty, Francesco Paolo Palmese che è il “lucignolo” Simone, Francesco Carrassi che regge tutto il montaggio con il flash-back, e tanti altri attori che si sono prestati con entusiasmo a realizzare un film che ha coinvolto tutti sin dalle prime fasi della lavorazione. 

Il vostro “A chi appartieni” sta riscuotendo un vastissimo successo. Come spiegate un così grande consenso, ve lo aspettavate?

M.M.C. Io sono ancora incredulo. Mi aspettavo di essere attaccato aspramente e duramente da una larga fetta di pubblico, invece i dissensi per come abbiamo trattato l’Italia sono stati pochi e molto circoscritti. Sicuramente è un film che solleva molti dubbi e mette in discussione molte verità. Verità che sono sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno ha il coraggio di denunciare. Evidentemente siamo riusciti ad esprimere con il nostro film un disagio latente nel cuore di tutti gli italiani. Penso che ognuno di noi, durante la visione di “ A chi appartieni”, riesca ad entrare in empatia con almeno uno dei personaggi. E questa empatia, come un velo sul cuore, ci porta a riflettere sulla nostra situazione attuale di studenti, di figli, di padri e di lavoratori.

GB. E io aggiungo che il vasto successo deve ancora arrivare. In fondo, ad oggi, il nostro lo hanno visto in pochi, anche se ne parlano in tanti come se lo avessero già visto. Penso che quando inizierà a circolare all’estero accumuleremo una notevole rassegna stampa tutta in inglese.

Ultima domanda. Controcampus è un giornale proiettato sul mondo universitario e scolastico. Con occhio ai tanti giovani lettori studenti in pieno ciclo di esami per conseguire la laurea nell’Italia contemporanea. Empaticamente, che cosa può comunicare “A chi appartieni” ai laureati attualmente in cerca di un lavoro?

MMC: Sono stato anche io studente fuori sede, come i due personaggi di A chi appartieni, e comprendo benissimo le ansie, i disagi ma anche le aspettative di chi tanto studia e suda sui libri. Abbiamo immolato gli anni migliori della nostra giovinezza seduti ad una scrivania, per poi sentirci dire che questo paese non ci vuole, non c’è spazio per noi. Che avremmo fatto meglio a trovarci un posto di lavoro, piuttosto che intraprendere una carriera universitaria. Personalmente trovo molto triste, in un paese glorioso come l’Italia, questa battaglia incessante di svalutazione del valore della cultura. Non permettete a nessuno di denigrare le vostre scelte. “Sbagliate sempre per conto vostro”, come direbbe un personaggio di un film di Ozpetek. Tuttavia, non scoraggiatevi mai, andate sempre avanti se siete convinti di ciò che fate. Cercate un modo per emergere perché, se smettete di nuotare, farete solo piacere a chi cerca di affogarvi.

GB. Non date retta ai politici, loro vivono in un mondo a parte. Forse non lo fanno apposta a sparare certe dichiarazioni, magari sono in buona fede. Guardano i loro figli, pochi privilegiati, e ricavano delle massime universali. Io, da 40enne, rispondo con un mio rimorso/rimpianto: quello di non aver studiato bene una lingua straniera e di non aver pensato subito di affrontare, una volta laureato, la sfida del mercato globale. Ora come ora mi chiedo: ma che stiamo/state a fare in Italia? Poi però mi dico che, da ottimista quale in fondo sono, tutto questo sfacelo finirà nel giro di pochissimi anni.

MMC. “A chi appartieni” non ha la pretesa di cambiare il mondo, ma è figlio di un determinato mondo, voluto e costruito da chi ci sta attorno. La visione di “A chi appartieni” può forse risvegliare in alcuni un desiderio di fuggire, di andar via da un paese che non ti desidera. Può essere una scelta personale. Ma la scelta migliore è rimanere qui e cercare pian piano di ribaltare il modo di fare e di pensare. Un po’ come abbiamo cercato di fare noi con la nostra opera.

Altri attori presenti nel cast: Gianluigi Belsito, Giustina Buonuomo, Pia Ferrante, Nicoletta Ferrante, Francesca Cangelli, Massimiliano Tedeschi, Enzo Soldani, Daniela Capriati, Anna Lozito, Antonio Todisco, Mauro Todisco, Nicoletta Tangaro, Nicola Ambrosino, Sergio Ragno, Maria Lanciano, Daniele Pugliese, Giandomenico Veneziani, Damiano Dilillo.Il mediometraggio è musicalmente accompagnato dai brani dei Broken Cords.

© Riproduzione Riservata
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Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro. Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte. Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. 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Controcampus ha un proprio obiettivo: confermarsi come la principale fonte di informazione universitaria, diventando giorno dopo giorno, notizia dopo notizia un punto di riferimento per i giovani universitari, per i dottorandi, per i ricercatori, per i docenti che costituiscono il target di riferimento del portale. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito, l’università gratis. L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto