Essere Ostetrica in Africa: un’esperienza di volontariato

Redazione Controcampus 27 Aprile 2012

Quando si parla di esperienze formative utili a universitari o neolaureati spesso si cade nell’errore di considerare come unico ambito privilegiato quello degli stage, dimenticando invece il grande universo del volontariato e le infinite opportunità che esso è in grado di offrire.

Ostetrica in Africa

Ostetrica in Africa

Ci troviamo ovviamente nella dimensione della gratuità: le attività di volontariato per definizione non prevedono alcuna retribuzione ma questo non esclude che esse possano essere fonte di arricchimento personale e professionale. In un periodo in cui è diventato estremamente difficile trovare un lavoro e ancor di più un lavoro coerente con il proprio percorso universitario, il mondo del volontariato è sicuramente una risorsa non trascurabile.

Ce lo dimostra l’esperienza di Nicole, laureata in Ostetricia nel mese di Novembre e tornata da pochi giorni da un periodo di volontariato presso una struttura sanitaria del villaggio etiope di Wasserà a 265 kilometri da Addis Abeba. Come lei stessa ci racconta, trovare un lavoro in Italia come ostetrica non è affatto cosa semplice: i concorsi sono pochi e molti invece sono i concorrenti. Questa difficoltà unita al desiderio, maturato negli anni, di conoscere e vivere l’Africa potendo rendersi utile, l’hanno spinta a cercare un’associazione che non richiedesse esperienza lavorativa e le permettesse di partire il prima possibile. Nicole ha trovato quello che

cercava nel “Progetto Etiopia 2010-2012” organizzato dall’associazione A.K.A.P. (Associazione Karibuni Assistenza Popolazioni) e che prevede di sostenere continuativamente per almeno 3 anni il reparto di maternità del centro ospedaliero Health Center di Wasserà attraverso l’azione congiunta di specialisti e volontari.

Incuriositi da questa “avventura”, abbiamo chiesto a Nicole di raccontarci la sua esperienza.

Nicole, come è nata in te l’idea di partire per questa esperienza di volontariato?

“Ho sempre avuto l’idea di partire per l’Africa. Il solo pensiero di vedere un’altra realtà, di aiutare per quanto possibile persone che realmente hanno bisogno, di essere parte integrante di una struttura ospedaliera con il personale del posto e soprattutto la possibilità di fare l’ostetrica lì è per me la realizzazione di un sogno fantastico. Fare il lavoro che ti piace nell’ambiente perfetto e con persone con cui vai d’accordo è una cosa indescrivibile, e, parliamoci chiaro, lì è impossibile non andare d’accordo…Sarà l’aria ma è come se la”

Quali erano le tue aspettative e le tue paure al momento della partenza?

“Devo ammettere che la mia aspettativa più grande era quella di fare l’ostetrica 24 ore su 24, reperibile in ogni momento e in ogni situazione, di affrontare situazioni di duro stress e coltivare la vera arte ostetrica che ormai da noi si sta un po’ perdendo. La paura più grande,essendo neolaureata e con pochissima esperienza, era quella di non essere all’altezza della situazione e delle emergenze che sarebbero potute capitare, ma, in un certo senso, sapere che tra i volontari ci fosse un’altra collega che mi rassicurava è stato di grande aiuto. A volte si parte dicendo a se stessi che queste sono esperienze da fare in completa autonomia, ma una volta sul posto avere un altro volontario come te che ti fa da spalla è davvero utile.”

Quali attività svolgevi? Com’era la tua “giornata tipo”?

“La mia giornata tipo una volta arrivata a Wasserà, era molto diversa da come l’avevo immaginata. Sveglia, colazione con le suore (vivevamo in un convento di suore francescane ) e poi alle 9 si iniziava l’attività di ambulatorio: decine e decine di pazienti che arrivavano con lettighe (le così dette ambulanze) o con i propri piedi dopo aver camminato per quattro, cinque ore. Io in realtà facevo un po’ di tutto, l’ostetrica era solo una parte del lavoro che svolgevo: c’erano le vaccinazioni, la farmacia dove smistavamo e preparavamo i farmaci, i laboratori con l’osservazione di virus di ogni genere, e soprattutto ambulatori di medicina generale. Fondamentalmente il paziente arriva,viene visitato, sottoposto agli esami, ai test hiv e riceve la giusta assistenza farmacologica con relative comunicazioni su prevenzione di altre malattie, soprattutto legate a cibo e acqua non bollita. Se arrivava qualche donna con contrazioni o perdite ematiche, noi ostetriche lasciavamo tutto e seguivamo lei, mentre gli infermieri si occupavano di portare avanti il resto. Alle 13 tutto si fermava, qualunque paziente ci fosse fuori dalla porta, perché l’ora del pranzo è sacra e poi alle 14 si riprendeva fino alle 17. In realtà l’ “Health Center” lavora giorno e notte, le suore fanno i turni e si sfiniscono di lavoro, noi invece facevamo orari limitati e venivamo chiamate in caso di bisogno, weekend compreso.

In che modo, pensi, questa esperienza possa averti aiutato dal punto di vista personale e professionale?

“Quando si parte per l’Africa molto spesso si ha l’idea di aiutare e di insegnare qualcosa che magari la gente del posto non conosce e anch’io, lo ammetto, son partita con questa idea. Ecco, non è assolutamente così. L’Africa ti arricchisce: è lei che ti insegna,è lei con la sua gente che ti dà qualcosa che tu non potrai mai dare a nessuno. Sinceramente dopo appena tre settimane in quel posto meraviglioso io mi sento ricca, non solo perché ho imparato cose che non avrei mai immaginato di imparare professionalmente, ma sono ricca mentalmente, ho un modo di pensare diverso. La gente qui non si rende conto di quanto valga un sorriso o un abbraccio.”

“Io, invece, ora lo so. E soprattutto lì ho trovato ancora il senso della gratitudine: se hai un camice bianco e aiuti, per loro sei una salvezza ma non una salvezza così per dire, tu salvi un’intera famiglia con la tua presenza. La stretta di mano che ricevi come ringraziamento ti commuove e quando provi questo genere di sensazioni, senti di poter lavorare un’intera settimana senza dormire.”

Un’immagine simbolo di questa esperienza?

“Un’immagine simbolo? Magari è scontato ma sono i bambini, sono loro il fulcro della società! Io vedo in loro quelli che cambieranno il mondo: hanno grandi furbizia e abilità e, soprattutto, sorridono, giocano con qualsiasi cosa e non perdono mai la felicità, nemmeno quando sono malati e in fin di vita.”

Rifaresti questa esperienza?

“Ripartirei anche domani se si potesse. Piangi sempre due volte: quando arrivi e quando te ne vai.”

La consiglieresti ad altri?

“Ovviamente la consiglierei a chiunque, non solo a sanitari ma anche ai civili. Ripeto: c’è sempre da imparare quando si conoscono culture diverse e ambienti differenti da quello in cui viviamo.”

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto