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24 aprile 2012

UK e mutilazioni genitali: 100 mila donne ancora vittime della pratica

Dal dossier a cura di Gahama Justine:

http://www.fides.org/ita/dossier/2005/sonoafricana_1p05.html

Amina: «Fu mio padre a decidere la mutilazione mia e di mia sorella Mariam, quando avevamo 12 e 10 anni. Ci legarono i polsi e le caviglie. Abbiamo sentito la lama, poi un impasto appiccicoso, tuorlo d’uovo e farina, per fermare l’ emorragia…Un lenzuolo tagliato a strisce ci immobilizzò per giorni dalla vita alle ginocchia. Due anni dopo venni data in sposa ad un uomo più anziano, che riuscì a stento a mettermi incinta. Il bambino nacque morto: l’ utero era troppo infiammato a causa dell’infibulazione.Venni ripudiata…».

Anab: «C’erano le altre a ricordarmelo: “Non toccare i nostri capelli sei impura”- “Non sollevare la gonna, devi solo vergognarti”. Avevo sette anni, guardavo le amiche e mi sentivo esclusa. Un giorno non ne potei più. Presi una lametta, andai in un posto isolato, e tentai di mutilarmi da sola… Il sangue cominciò a scorrere, ebbi paura e corsi da mia zia, la quale decise che era arrivato il momento. Dovevo essere infibulata. Eravamo in otto: a me, che ero la più piccola, toccò per prima. Mi dibattei a lungo durante l’operazione,ma mani di donne grandi e forti mi tenevano saldamente. Gridai con tutta la mia voce…».

Troppo poche le due testimonianze riportate se messe a paragone con i numeri delle donne che hanno subito la brutale pratica dell’infibulazione: 130 milioni di corpi straziati tra cui 3 milioni interessano bambine che non superano gli 8 anni d’età.

Non è possibile avvicinarsi neppure con l’immaginazione al dolore fisico che sono costrette a subire tante donne al mondo ogni anno e per chi non ha vissuto tali esperienze la voce di Anab la si sente troppo lontana.

Si va avanti per testimonianze, stime e cifre ma l’abuso che si subisce nel momento della mutilazione genitale squarcia la sola anima della donna violata, a noi restano le lacrime scaturite dal ricordo di quei giorni e la voglia di contribuire ad arrestare tutto ciò.

Quando si parla di infibulazione, il pensiero approda subito negli arretrati paesi dell’Africa sub-sahariana e a quelle lame arrugginite. Non a caso 28 paesi praticano ancora e giornalmente una simile bestialità in nome di un onore che rimane sterile e abusata parola al vento. Che la donna in questi paesi “vanti” un’impressionante subordinazione al genere maschile è evidente: venduta, comprata, mutilata, bestia da macello, essere del quale si apprezza la sola possibilità di mettere materialmente al mondo dei figli. La donna è oggetto, come un vestito o uno straccio inanimato eppure riesce a provare dolore e a sentirsi colpevole di non aver subito ancora l’infibulazione come testimonia Anab. La ragazza “impura” non ancora infibulata, provava addirittura vergogna a causa di una cultura esasperante rea di inculcare innocenti colpe fantasma.

Una donna non deve sentirsi impura se non le è stata cucita la vagina, se non l’hanno privata della sua sessualità; eppure usanze vecchie, stagnanti e prive di senso morale e fisico procurano il senso di colpa tanto da portate (nei casi estremi) all’auto-infibulazione.

Se fino a questo momento si è avuta la percezione di sapere tutto sull’infibulazione, il Sundey Times informa che in Gran Bretagna, la mutilazione genitale femminile miete vittime pari a 100 mila donne tra cui bambine di soli dieci anni. I “macellai” responsabili interesserebbero una fetta di quelli che vengono definiti “medici”.

Il peggio dunque pare non avere mai fine considerando che questi crimini vengono trattati con sufficienza a detta di Waris Dirie; vittima dell’infibulazione e attualmente ambasciatrice delle Nazioni Unite per l’abolizione delle mutilazioni genitali.

Una realtà del genere specie in Gran Bretagna è spaventosamente inaccettabile. Anche se propone una nota multiculturalità, a scanso di culture, credo religiosi ed etnie, non è pensabile che mentre maneggiamo il nostro iPad, qualche donna in qualche altra parte del mondo sta tremando di terrore.

La mutilazione femminile, è un crimine; sottovalutato perchè purtroppo ancora è saldamente radicato nelle menti delle persone ed estirpare determinate usanze è difficile. Minare le antiche basi di una cultura che vedeva e vede tutt’ora l’infibulazione come una pratica “onorevole”, anche se sembra assurdo, è complicato e presuppone un’apertura mentale libera da ignoranze e che dovrebbe partire dalle donne stesse.

 

 

 

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