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14 aprile 2012

I Sindacati sfoderano la loro strategia

Roma- Mossa ormai prevedibile e consueta dei Sindacati è quella di portare i lavoratori (disperati) in piazza a manifestare e protestare contro la questione del giorno. Ieri l’argomento che vedeva i principali sindacati (Cgil, Fiom, Uil, Cisl) in piazza a Roma era ancora una volta il cosi tanto amato (odiato) articolo 18. La manifestazione è iniziata subito con alcuni cori a difesa dell’articolo 18 e della democrazia del lavoro, non sono mancati anche insulti al governo tecnico guidato da Monti ed alla non presenza del PD in piazza (anch’esso famoso per la propensione a manifestare).

Alla protesta si sono uniti dei ragazzi da Piazzale Aldo Moro (ingresso de “La Sapienza”) e hanno iniziato a scagliare uova contro le vetrine dell’agenzia bancaria “Intesa“, per poi terminare la loro scorta di “cibo” contro la sede dell’Inps di via Amba Radam.

La Federazione Impiegati Operai Metallurgici chiede di trovare un accordo possibile con le parti sociali e di togliere l’articolo 18  dalle riforme che dovrebbero farci uscire dalla crisi. Il leader dei “blu” commenta cosi la riforma: “non è facilitando i licenziamenti che si risolve il problema, -e per gli ammortizzatori sociali deve esser- estesa a tutti la cassa integrazione facendo pagare le imprese che oggi non pagano – e istituendo- un reddito di cittadinanza“. Inoltre Landini minaccia nuove manifestazioni e mobilità se entro lunedì non venga ascoltata la loro richiesta. Proteste arrivano anche sul fronte Fiat: “Marchionne smetta questo atteggiamento autoritario verso i lavoratori e riapra una trattativa vera, governo e Parlamento non si calino il cappello di fronte a Marchionne perché se passa questa logica significa che anche loro subiscono il suo ricatto. Vogliamo che si investa in Italia e che il governo sia garante di un piano di investimenti pubblici e privati che aumenti il lavoro. E questo non solo deve valere per Fiat, per Finmeccanica e Alcoa perché c’è il rischio concreto che un intero sistema industriale scompaia“.

Molti i fischi diretti al Sindacato guidato dalla Camusso, la Cgil, colpevole, secondo i lavoratori, di non aver fatto valere il loro potere sociale. Dal presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, arrivano rassicurazioni: “C’e’ un negoziato in corso, non si stanno facendo semplicemente delle conversazioni tra parti sociali, e si sta entrando nel merito. Vedremo quali saranno i punti di caduta conclusivi. Credo sia necessario un atteggiamento aperto verso modifiche che sono mature, tenendo fermi i fondamentali principi, quali il rispetto dei diritti e della dignità del lavoro. Si tratta di avere una visione aperta delle esigenze di rinnovamento.”

 

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