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18 aprile 2012

Il ritorno di “Bel Ami” ma la trasgressione?

Usciti dal cinema dopo aver visto il film “Bel Ami” diretto da Declon Donnellan e Nick Ormerod, si rimane con l’amaro in bocca, pietrificati e senza emozione. Un film ben lontano dal romanzo di Guy de Maupassant da cui è stata ispirata la storia. La rappresentazione cinematografica è piena di visibili lacune, soprattutto per chi non ha mai letto il libro. C’è un tale senso di vuoto che neanche il tanto acclamato Robert Pattinson ha saputo colmare, specie nell’atto della seduzione, punto focale del libro.

Percettibile mancanza di interpretazione soprattutto a livello facciale, espressioni che rimandano continuamente a quel bel visino da vampirello, malgrado si pensasse che da quei panni ne sarebbe uscito facilmente. Il film gioca a raccontare il protagonista Georges Duroy (Pattinson) attraverso la tecnica del “non-detto”, ma al suo posto ci sono invece una serie di sorrisini completamente inefficienti.

Purtroppo in questo caso la grandezza del cinema non è stata in grado di ciò che lo scrittore realista è stato capace di fare, attraverso la sua raffinatissima penna. Di certo non si può affermare che “Bel Ami” è stato un fiasco totale. La bravura di Uma Thurman ha saputo riaccendere vari tratti del film. Da buona veterana del cinema, è stata capace di rappresentare la figura della donna. Nonostante esse erano sempre dietro l’ombra degli uomini, però erano proprio loro a gestire il “gioco”.

Dopo la fallimentare carriera di militare in Algeria, Georges ritornerà in Francia pieno di aspettative, in una società in cui la politica e il giornalismo erano in stretta connessione. Dove gli uomini diventavano sempre più malati di soldi e successo. Nonostante il protagonista non sapeva far nulla, riuscirà ad essere un uomo di gran potere, grazie però all’intelligenza e le capacità delle donne. Loro erano l’artefice di questo potere, ma pagando il prezzo di essere continuamente sfruttate.

Proprio in questo delicato punto che il giovane attore Pattinson  fallisce, perché non sa destreggiarsi dietro l’unica attitudine  che  appartiene al personaggio, sedurre le donne, cadendo progressivamente nel ridicolo. In questo si allontana dal senso di attualità che invece il romanzo di Maupassant riesce ancora a trasmettere. In fin dei conti dove sta la stranezza di un “donnaiolo” che si prende gioco anche dell’unica donna che l’abbia mai amato e rispettato? ….

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