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12 aprile 2012

Il Titanic rivive in un museo a Belfast

Il 2 aprile 1912 Belfast vide partire la nave più grande del mondo di allora. I nordirlandesi si accalcarono sul molo per assistere alla partenza, orgogliosi di essere sul posto e di far parte della storia.

Il Titanic partì verso Southampton per dirigersi poi in Francia e solcare l’oceano destinazione New York. Ma, come purtroppo la storia insegna, il Titanic non vide mai le coste americane, essendosi scontrato con un blocco di ghiaccio ed essendo affondato.

Il mito della nave più grande del mondo non è mai tramontato: James Cameron portò la tragedia al cinema, sbancando il botteghino mondiale e vincendo molti oscar. Da pochi giorni è uscita al cinema la versione 3D, esattamente dopo 100 anni; Cameron è sceso anche nelle profondità degli abissi per vedere di persona i relitti del Titanic, girando, nel frattempo, un documentario.

Inutile commentare il giro d’affari intorno al Titanic, comprese l’ultima trovata: quella di una casa d’aste che ha messo in vendita 5mila oggetti recuperati dal relitto, con un guadagno stimato a 189 milioni di dollari.

La città di Belfast, invece, ha il nuovo Titanic: un museo d’avanguardia vicino al mare, la cui forma architettonica ricorda le imponenti prue di quei transatlantici. Il museo si erge là dove proprio fu costruito il Titanic, diventando così, al contempo, un monumento commemorativo.

L’architetto è l’inglese Eric Khune. Le nove gallerie, distribuite su 14 mila metri quadrati, fanno rivivere il lusso della nave, mostrando le cabine, i saloni; ma c’è spazio anche per ricordare e rappresentare la tragedia: l’impatto, la chiglia che si spezza in due, la morte.

E per questo museo tutti gli avversari politici e religiosi si sono uniti a favore; per pareggiare i conti della costruzione serviranno 290 mila ingressi venduti ogni anno, ma gli ottimisti parlano già di oltre 500 mila solo nel 2012.

Il mito del Titanic riesce così a riunire anche un popolo devastato dalla guerra civile e dalla guerra di religione, a riunire una città divisa da un muro, come Berlino. I nordirlandesi però sono convinti che il museo possa dare una nuova identità alla città e al paese, per un moto d’orgoglio che potrebbe portare una nuova ventata di pace.

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