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18 aprile 2012

Italiani popolo di navigatori, ma non della rete internet

Italiani popolo di navigatori
Italiani popolo di navigatori

Italiani popolo di navigatori

Italiani popolo di navigatori e rapporto con l’informatica, un rapporto troppo complicato.  

E’ quanto si evince da una recente ricerca dell’Eurostat, l’organismo della Commissione Europea, che ha stilato un’ideale graduatoria dei Paesi dell’Unione Europea in base alle capacità d’utilizzo individuali dei nuovi strumenti informatici.

Ebbene il nostro Paese ottiene una poco gloriosa bocciatura su tutta la linea, classificandosi nelle ultime cinque posizioni in qualsiasi campo esaminato, davanti solamente a Bulgaria, Romania, Grecia, Cipro e Polonia (ma con queste ultime due si può parlare di sostanziale pareggio). La classifiche stilate riguardano differenti fasce d’età e soprattutto differenti gradi di difficoltà nell’approccio alle nuove tecnologie. Si va dal semplice utilizzo almeno una volta nella vita del computer, alla capacità di copiare uno o più file contemporaneamente, dall’utilizzo di Excel e dei pacchetti Office in generale, alla familiarità con i linguaggi di programmazione.

In particolare se può risultare poco significativa la scarsa confidenza degli italiani con qualsiasi linguaggio di programmazione (solamente il 9% sarebbe in grado di usarlo, di poco al di sotto della media europea), ciò che lascia perplessi sono le differenze abissali con il resto d’Europa per quanto riguarda le basi dell’informatica: nella fascia tra i 16 e i 74 anni, infatti, quattro italiani su dieci (il 39%) dichiarano di non aver mai usato un computer nella loro vita e non stupisce quindi che solo il 54% dichiari di essere in grado di spostare un file o copiare una cartella sul pc: operazioni che richiedono la semplice pressione di un tasto del mouse. Percentuali ben diverse dai maggiori paesi europei dove solamente due cittadini su dieci dichiarano di non aver utilizzato mai un pc e sette su dieci saprebbero copiare un file con assoluta nonchalance.

A questo punto non stupisca che meno del 25% degli italiani sia in grado di utilizzare programmi quali Excel o PowerPoint. Si dirà, è risaputo che l’Italia è un Paese “d’anziani”. L’età media è in costante crescita ormai da diverso tempo. Vero ma la delusione più forte, e maggiormente preoccupante, viene proprio dai giovani under 25: pur presentando competenze di gran lunga superiori al mondo degli adulti all’interno dei confini nazionali, i giovani italiani risultano enormemente indietro rispetto ai pari età del continente. Basti pensare che pagano tra i quattro e gli otto punti percentuali rispetto alla media europea, ma oltre 20 punti se confrontati con i paesi più informatizzati citati in precedenza. Un’enormità.

E’ chiaro che si tratta pur sempre di numeri, di sondaggi che per quanto attendibili spesso non riescono a cogliere a pieno la realtà, specie una realtà dinamica come quella contemporanea però i dati risultano preoccupanti se letti in base ad una considerazione realizzata dall’Eurostat nel medesimo rapporto: “la conoscenza di applicazioni e programmi sta diventando sempre più importante nella vita lavorativa”. Dunque non si tratta di una questione puramente d’orgoglio o dignità ma la ricaduta pratica che potrebbe avere una situazione generale di questo tipo potrebbe seriamente penalizzare ulteriormente i giovani italiani alla ricerca di un lavoro, perché no, anche al di fuori dei confini nazionali.

In quest’ottica la direzione intrapresa dal Governo sembra quella giusta: l’Agenda Digitale del Governo, in discussione in questi giorni, significherebbe non solo enormi risparmi per lo Stato ma anche e soprattutto accelerazione del processo di “alfabetizzazione digitale” di cui, è ormai chiaro, l’Italia ha estremo bisogno.

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