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1 aprile 2012

La nuova anima Gipsy dei concerti di strada

I Flash Mob fanno ormai parte della vita metropolitana italiana, si moltiplicano in molte città, tra le quali – naturalmente – c’è anche Milano. Le persone si incontrano per le ragioni più disparate: dalle manifestazioni contro l’aids al semplice saluto del venerdì sera in piazza Duomo, dal ballo di gruppo al raduno per colori.

In questo gruppo vengono inclusi a pieno titolo i concerti di strada, oggi rinnovati nella forma e nei modi dalla nuova generazione di musicisti. Molto è cambiato da quando è possibile avvisare dell’evento anche attraverso i social network, e non più soltanto con il “passaparola” – elemento che è sempre stato costitutivo dei concerti di strada.

Cambiano i mezzi, insomma, ma non la natura “zingara” della cosa. Perché, se alcuni arrivano sul posto avvisati da Facebook, la maggioranza del pubblico rimane formata dalla gente costretta dalla curiosità ad interrompere la propria passeggiata.

Ed è così che, girovagando per i Navigli il venerdì sera, si può intravedere tra le teste della gente il riccio di un contrabbasso ed ascoltare il suo contributo all’interno di un’inaspettata orchestrina jazz all’angolo di una strada.

Si chiamano Woody Gipsy Band e sono un gruppo zingaro – gipsy, appunto: vagabondi nelle strade, sì, ma anche vagabondi “nei generi, nelle interpretazioni, nei rifacimenti, nelle canzoni originali”, come loro stessi si definiscono. Il punto di riferimento non può che essere Django Reinhardt, ma il repertorio percorre anche vie inaspettate, andando a toccare la canzone napoletana e proponendo divertenti re-invenzioni di sempreverdi – è il caso di Mambo italiano, che la sostituzione di una sola consonante trasforma in un invito al consumo di carne locale, ManZo Italiano.

Non si esibiscono solo in strada – girano per locali e università -, ma non sembrano considerare il marciapiede un palco di terz’ordine. Un gruppo di giovani con velleità anni trenta che, anche senza amplificazione e accampato su un marciapede, ha la capacità di creare attorno a sé un semicerchio di spettatori divertiti e ondeggianti a ritmo swing.

Un’alternativa al tanto demonizzato “solito” venerdì sera, ma sopratutto un gesto politico – nel senso etimologico del termine. Se “ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone”, questa band – come altre che si esibiscono in strada – si oppone alle strade deserte di musica e di arte, e alla sua città vuole dare una forma nuova, giovane e vitale.

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