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18 aprile 2012

Non si finisce mai di studiare

A volte l’età e il tempo che passa non contano nulla quando alla base c’è un’innata vitalità che mantiene mente e corpo giovane e uno spirito sovrannaturale, da far invidia alle nuove generazioni, riesce a prevalere contro la non tanto amata “questione anagrafica”.

A valorizzare ciò è il primo incontro che si è svolto ieri pomeriggio presso il Palazzo della Provincia di Arezzo tra i principali referenti dell’Università dell’Età Libera diffusi nel territorio toscano. Tra i partecipanti, oltre ai funzionari della Provincia che hanno organizzato l’evento, c’era anche una folta rappresentanza di studenti e docenti dell’Università  di Capolona/Subbiano, Patrovecchio, della Unitre Terontola e il Direttore Inps-ex Inpdap Regione Toscana, il Dott. Giuseppe Conte.

Nella penisola si è diffusa a macchia d’olio l’istituzione di queste moderne università concepite proprio per permettere agli anziani di mantenersi attivi, per non cedere il passo al tempo che avanza e per dimostrare che tutti, in primis i giovani, hanno tanto da imparare dalla saggezza senile, da uomini che la storia l’hanno vissuta, esperita e indirizzata.

L’invecchiamento è una fase della vita, non è la fine. È questo il messaggio lanciato dal Palazzo aretino e che si spera riesca ad irradiare tutto il territorio nazionale, giungendo alle orecchie di coloro che ancora vogliono apportare un valido contributo alla società, con la possibilità di creare una rete di scambi, di nuove e vecchie considerazioni per avere una visione “a tutto tondo” della nostra natura.

Queste “giovani leve” che vogliono arruolarsi nuovamente, sfidano false credenze e luoghi comuni, stanchi e insoddisfatti, magari, di passare i pomeriggi al circolo a giocare a carte, o casa a fare la maglia. Bramano di sapere, intenzionati ad esperire la modernità dandogli un tocco di saggezza nostrana, perché il diritto allo studio non conosce limiti, non ama supposizioni e tabù. Vive e non invecchia mai.

Sono già molti gli iscritti a queste università e i numeri sono tutti dalla parte di chi ha creduto e continua a credere in questo progetto culturale. Pensiamo ai 106 di Pratovecchio, ai 70 di Bibbiena, fino ad arrivare ai 210 di Arezzo.

C’è sempre da imparare, la mente sana e attiva non si stanca mai di conoscere e apprendere. Si auspica per tutti gli studenti anche un minimo della forza e determinazione dimostrata da questi cari e valorosi anziani; probabilmente il problema dell’ignoranza avrebbe il suo da fare per “non invecchiare”. Perciò un meritato plauso va a loro; perché il problema non scaturisce dalla lettura di una carta d’identità ma quando allo specchio ci si vede vecchi dentro.

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