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15 aprile 2012

Ora gli smartphone si ricaricano con Pentole sul fuoco

La scienza moderna dimostra come l’evoluzione, lo sviluppo e il progresso possano fiorire soltanto in habitat dotati di particolari caratteristiche.

Più i territori sono ostili e meno l’uomo appare in grado di sopravvivere alle avversità concitate dalla natura. Niente è casuale. Nemmeno scienza e tecnologia lo sono. Tutto è relativo allo spazio ed al tempo in cui ci si ritrova.

Per esempio, se Galileo Galilei fosse vissuto in habitat gelati o desertici, probabilmente, colto da istinti primordiali di sopravvivenza, non avrebbe avuto modo di mettere in pratica le sue idee geniali.

Lo stesso vale per Einstein, Newton e per tutte le menti illuminate vissute nel nord del globo; in ambienti comunque sia accettabili e funzionali.

Detto questo, anche la tecnologia, creatura del progresso umano, per essere funzionale necessita di un humus nevralgico: l’energia. Infatti, come potrebbe funzionare un cellulare in Antartide o nel bel mezzo del deserto? La tecnologia, come l’uomo d’altronde, necessita di particolari componenti e pertanto è direttamente proporzionale ad habitat civilizzati.

Sarà davvero così? Sembra proprio di no.

Di recente, uno studioso ha proposto una soluzione del tutto geniale: ricaricare il cellulare con il calore di una pentola in cottura. Come fare? Semplice, basta utilizzare un particolare tegame che prende il nome di Power Pot. In pratica, grazie ad un sistema termoelettrico adattato alla pentola, si converte l’energia generata dall’aumento di temperatura in elettricità. Dopodichè, bisogna collegare lo smartphone ad una porta usb integrata alla Power Pot, e il gioco è fatto. La geniale idea, partorita dalla mente di un anonimo studioso, consentirà l’uso della tecnologia anche nei territori più ostili; purché ovviamente, si sia in grado di accendere un fuoco.

 

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