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4 aprile 2012

Piazzò il collega a Parma: primario accusato di corruzione

Mala tempora currunt per la sanità tosco-emiliana.

L’ultima, controversa vicenda, interessa l’Università di Parma, ignaro teatro dell’ennesimo episodio di corruzione.

Il 46enne primario Giuseppe Spinelli, docente a contratto degli atenei di Firenze e Ferrara, è finito nel mirino delle forze dell’ordine per via di presunti favoritismi nei confronti di un chirurgo più giovane, Domenico Valente.

Il docente “anziano” avrebbe dato la classica spintarella al collega, in modo da spianargli la strada per l’accesso all’iter di specializzazione presso l’ateneo di Parma.

Il fattaccio è oltretutto emerso nell’ambito di un’altra indagine, la stessa da cui solo pochi giorni fa era scaturito l’arresto, a Firenze, del chirurgo plastico Mario Dini per corruzione, peculato, concussione, falso ideologico e abuso d’ufficio.

Il professor Dini, in particolare, è stato accusato di aver concesso una “corsia preferenziale” alla Mentor Medical (gruppo Johnson and Johnson) per la vendita di protesi all’ospedale di Careggi, lo stesso presso cui opera attualmente Spinelli; il tutto in cambio di una serie di favori non solo economici (apparizioni televisive, viaggi all’estero).

Un caso di corruzione dentro l’altro, insomma; in questa circostanza i soggetti coinvolti sono due chirurghi maxillo-facciali. Entrambi risiedono a Firenze, dove si trovano anche i rispettivi studi.

Gli stessi studi che, In seguito ad una intercettazione telefonica alquanto sospetta, gli inquirenti hanno prontamente fatto perquisire.

I motivi sarebbero lampanti: a quanto pare il più giovane dei due ha ammesso proprio a telefono di aver ricevuto un “aiutino” che gli ha consentito l’ingresso nella scuola parmense di chirurgia maxillo-facciale.

In particolare, si farebbe menzione di un “posto aggiuntivo”, ovvero quello che lui stesso sarebbe andato ad occupare tramite l’intercessione del collega.

L’anno accademico incriminato è il 2008-2009, non a caso lo stesso in cui gli atenei di Ferrara e Parma furono aggregati. Gli inquirenti stanno vagliando le varie ipotesi, ma non sembrano esservi molti dubbi sul fatto che ci si trovi di fronte ad un caso di collusione.

Inoltre, ci sarebbe di mezzo anche un’azienda privata, la quale avrebbe fornito un finanziamento illegale che sarebbe servito appunto per liberare il “buco” necessario alla collocazione del chirurgo.

In merito a questa faccenda, si attendono tuttora riscontri più precisi. I blitz nei due studi personali, insieme a quelli effettuati presso l’ospedale di Careggi, hanno portato alla luce una vasta documentazione, nonché della corrispondenza, telematica e non, che testimonierebbe gli intrallazzi di cui è oggetto l’indagine.

Si attende ora la conferma che il materiale rinvenuto sia effettivamente connesso all’illecito perpetrato, ma l’impressione è che corruttore e corrotto si troveranno presto nei guai. E chissà se gli effetti collaterali provocati dall’onda lunga del caso Dini sono destinati a finire qui.

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