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24 aprile 2012

Storie e protagonisti dell’Università della Calabria – Unical

DotNetCampus 2012 a Unical
Storie e protagonisti dell'Università della Calabria

Storie e protagonisti dell’Università della CalabriaStorie e protagonisti dell’Università della Calabria

Le storie dei calabresi e dell’Università della Calabria che “mettono il loro patriottismo nelle cose più semplici, come la bontà dei loro frutti e dei loro vini”.

“Amore disperato del loro paese, di cui riconoscono la vita cruda, che hanno fuggito, ma che in loro è rimasta allo stato di ricordo e di leggenda dell’infanzia“. (Corrado Alvaro, Quasi una vita, 1950)

L’attaccamento ad una terra che non si vuole lasciare ma che la si è scelta come luogo di studio e di lavoro. Dei piccoli simboli che si portano nel cuore, per non dimenticare la propria infanzia ma alimentarla giorno dopo giorno fino a diventare “grandi”, in una terra grande, ricca, suggestiva ma difficile. Benedetta è una ragazza di 23 anni, una delle tante protagoniste dell’Università della Calabria. Laureata lo scorso anno in Lingue e Culture Moderne, si racconta al nostro giornale mostrando il proprio mondo, l’università, la sua terra.

Da quale parte della Calabria vieni? Quali  storie hai portato con te quando hai lasciato la vita fino ai 19 anni e sei venuta all’Università della Calabria per studiare?

“Lamezia Terme. Ho portato con me una bambola che conservo ancora, le foto dei miei nipotini, il mio diario in cui è scritta tutta la mia vita e, naturalmente, i miei affetti personali. Ho cambiato per vari motivi 5 case e in ognuna ho lasciato una parte di me. Cambiavo casa e cambiavo vita, abitudini, maturità. Oggi mi ritrovo a vivere quasi da sola a 24 anni, vedo tutto in maniera diversa da come era il primo anno. Ho cambiato visione del mondo, ho nuove idee”.

Cosa studi? E cosa speri di ottenere dopo la Laurea? Sei dalla parte degli sfiduciati o riservi speranza e altre storie per la tua vita?

“Laurea specialistica in lingue e letterature moderne. Non vedevo l’ora di prendere la triennale, ora, invece, vorrei non finire mai. L’università è il mio piccolo mondo, la campana di vetro nella quale vivo e mi sento protetta e pensare che tutto questo un giorno dovrà finire mi mette molta angoscia e tristezza. Ora come ora sono in una fase della mia vita in cui veramente non so cosa voglio, non so dove lavorare e cosa fare dopo la laurea. Penso di avere sbagliato facoltà perché lingue non mi soddisfa, non posso esprimermi come vorrei dato che tutto è standardizzato, non è una facoltà creativa”.

Cosa significa essere creativi all’interno della tua facoltà? Cosa le manca?

“Probabilmente, nella mia facoltà, essere creativi significa saper parlare una lingua, saper tradurre, saper scrivere un testo in varie lingue… Te l’ho detto, quasi tutto è standard. Noi non abbiamo i mezzi per mettere in pratica ciò che ci fanno imparare.”

Il mondo dell’Unical e le sue storie: i tuoi studi pensi che oltre una preparazione per un’eventuale carriera post-universitaria ti abbiano e stiano cambiando la vita, modo di pensare, abitudini?

Penso che non tutte le materie finora sostenute potranno servirmi in futuro. Il corso più interessante a mio avviso è quello del professor Dottorini (Filosofia del cinema), mi stimola a documentarmi sul mondo che mi circonda, mi sto appassionando anche al cinema oltre che alla lettura. Diciamo che presto più attenzione ai particolari e non solo al soggetto / oggetto in primo piano.”

La Calabria e le sue storie: una terra ricca di bellezza ma anche afflitta da tanto degrado, i giovani sono i calabresi del futuro? Quanto l’Università aiuta i giovani nel loro pensare ed agire?

“Io non credo che i giovani calabresi siano il futuro di questa terra. Il flagello della mafia è sempre presente e purtroppo noi siamo spinti sempre di più ad andarcene anche perché qui non c’è lavoro ( vedi la ragazza che si è suicidata l’altro giorno”.

Un film e un libro della tua vita. Qualcosa che ha colpito te e pensi possa interessare chi

“Film, Via col vento. Lo adoro, è il mio film preferito in assoluto. L’elemento centrale, al di là della storia d’amore tra Rossella e Ashley, a mio avviso è l’amore per la terra, per le proprie radici. Il film ci insegna a fare di tutto per preservare ciò che amiamo e a ricavare da questo amore il necessario per sopravvivere. Rossella, che all’ inizio quasi disprezzava la sua terra, le sue proprietà, da metà film in poi si strugge le mani pur di salvare quel poco che la guerra le ha lasciato. Meraviglioso.”

“Libro… dato che sono una ragazza che legge veramente tantissimo avrei molti libri da citare. Quello che mi ha colpito di più è Madame Bovary. In un certo senso mi identifico nel personaggio (non per gli amanti, sia chiaro!). Lei è una donna che si sente inadatta nel suo ruolo, un po’ come me… a me sarebbe piaciuto nascere nell’ottocento! Sono una persona bovarista, nata nel momento sbagliato e nel periodo storico sbagliato.

Senti l’attaccamento alla tua terra? Quali sono le tue storie e dunque le tue radici?

“Ovviamente sono attaccata alla mia terra e mi dispiacerebbe veramente molto un domani dover andar via. Qui ho la mia famiglia e i miei nipotini che per me sono veramente tutto”.

Per cambiare lo stato di cose dovremmo cambiare noi stessi. Vivere in questa terra ti offre la possibilità di voler/poter cambiare? Possiamo cambiare gli altri se noi per primi non diventiamo germe di cambiamento? E soprattutto perché bisogna cambiare se stessi ?

“Se vogliamo vivere in questa terra e vogliamo cambiare dobbiamo esporci a tutti i rischi che potremmo correre. Cambiare significa ribellarsi, ribellarsi alla mafia, alle ingiustizie, dire basta a tutto il male che ci circonda. Se non siamo noi i primi a cambiare, non possiamo avere la presunzione di poter cambiare gli altri e le abitudini della nostra terra. Io penso che nella vita non necessariamente bisogna cambiare noi stessi, ma bisogna essere in grado di migliorarci”.

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