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1 aprile 2012

Università: gli studenti guardano a Oriente

Si è tenuto a Milano il China-day, evento organizzato dall’Università statale, dall’Istituto Confucio e dall’Agenzia per il lavoro 1 con l’obiettivo di orientare i giovani appassionati di lingua e cultura cinese.

Oltre duecento studenti hanno preso parte alla giornata di orientamento e lasciato i loro curricula per non precludersi la possibilità studiare in Cina o addirittura di trasferirsi per intraprendere la loro carriera post-laurea.

I ragazzi hanno avuto la possibilità di poter rivolgere le loro domande ed ascoltare le testimonianze di chi prima di loro ha conosciuto la realtà cinese, uno scenario completamente differente da quello attuale: Davide Vona, vicepresidente di Sinaforum e Massimo Cipolloni, manager della Chataway Pacific Airways.

Negli anni ’80 i due sinologi sono stati tra i primi a recarsi in Cina. «Quando studiavamo là – ha raccontato Vona – nel campus avevamo l’acqua calda solo due ore al giorno, e esistevano solo una ventina di borse di studio ministeriali, come ora, ma – ha concluso – a queste se ne sono aggiunte molte altre di università e aziende e gli atenei cinesi hanno strutture molto sviluppate».

All’epoca, con la sola conoscenza della lingua era possibile trovare un lavoro.

Vona, infatti, arrivato nell’Impero Celeste, pur non conoscendo il settore, trovò impiego come rappresentante farmaceutico presso una azienda svizzera. Lui stesso racconta che in passato era molto più semplice, oggi, invece, non è più così e non è più sufficiente la sola conoscenza della lingua. I giovani studenti devono specializzarsi in un settore  tali da essere all’altezza della domanda cinese, in forte espansione.

L’Italia e la regione Lombardia in particolare, stanno rispondendo all’incalzante domanda cinese con una preparazione a 360 gradi. Difatti, oltre ai tanti corsi di lingua offerti dall’università, ormai sono molte le scuole secondarie in cui s’insegna il cinese e altrettanti sono i cinesi di seconda generazione che parlano italiano perfettamente.

Quindi è un investimento bilaterale quello che si sta istaurando fra l’Italia e la Cina.

Le stime cinesi hanno calcolato che nel 2014 il commercio tra i due paesi potrebbe arrivare a toccare i 100miliardi, ma per fare ciò l’Italia non deve farsi trovare impreparata e deve continuare ad investire per formare figure specializzate tali da poter competere nel mercato internazionale.

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