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2 maggio 2012

1° maggio: festa dei (non) lavoratori

Come ogni anno, si festeggia la festa dei lavoratori, ogni 1° maggio si riflette sulle condizioni precarie di migliaia e migliaia di persone che lavoro sotto padrone, sfruttate, sottopagate e ovviamente senza contratto.

L’incontro-riflessione con annesso un mega concerto per antonomasia è a Roma, in zona San Giovanni. Anche quest’anno, come di consueto, seppur con sfariate polemiche, si è svolto il così detto “Concertone del 1° maggio”.

Piazza San Giovanni era gremita. Un tappeto (quasi) omogeneo di persone si stendeva per la splendida piazza romana. Tutto molto bello, ma davvero tutti i presenti manifestavano il loro dissenso per lo stato di cose in cui vivono?

Ieri, uno sguardo globale ha fotografato la situazione: tanti e tanti ragazzi, per lo più adolescenti, erano intenti a rendersi quanto più ebbri e stonati possibile, facendo un consumo eccessivo di alcool e droghe varie. Forse il pensiero comune era quello di trasformare la festa dei lavoratori in una Woodstock all’italiana. E sì. Perché per quanto riguarda il consumo drogastico, era quasi un omaggio allo storico festival, ma per quanto riguarda gli ideali, non ci hanno azzaccato molto. Perché più che essere in disaccordo con la politica e lo stato sociale contemporaneo, si disapprovava il fatto, ad es., di non essere stato inquadrato in uno scatto fotografico.

Altra impressione avuta? Tanti ragazzi (non tutti) indossavano svariate maschere, quelle più comuni rappresentavano il fricchettone con rasta e vestiti colorati e il comunista, identificato con la maglia rossa e con il volto di Che Guevara stampato. Eppure, proprio questi ragazzi, anti globalizzazione, contro le multinazionali, managiavano al Mc Donald’s e immortalavano ogni momento con l’Ipad o una reflex ultimo modello. C’era anche la maschera dell’intellettuale che guarda solo programmi di un certo tipo e schiva i reality show, peccato si sia sentito dire “ma chi è quel panzerotto che parla?” – riferendosi a Francesco Pannofino, in veste di presentatore, conosciuto per essere un eccellente doppiatore – e che la risposta è stata altrettanto begera “è uno che ha fatto le televendite“.

Erano presenti i lavoratori, quelli senza cellulare di ultima generazione, senza colori politici, quelli che non avevano tanto da festeggiare insomma. Ad alcuni non sarà confermato il lavoro, ad altri non vengono pagati i giorni festivi (compreso il 1° maggio),  altri ancora non hanno l’assicurazione, quindi se hanno un incidente sul lavoro, sono problemi loro. Per non parlare delle donne incinta che perdono il lavoro, di quelle persone che sperano sempre di non beccarsi l’influenza, altrimenti non vengono pagati, e quelli che non hanno neanche un giorno di riposo.

A scrivere l’articolo non è una bacchettona che sa solo polemizzare su ciò che è accaduto e che accade ogni anno. E’ solo che, determinati eventi si dovrebbero svolgere in un clima diverso, con un senso e un significato di fondo che poi è quello che sta o dovrebbe stare dietro alla festa del 1°  maggio.

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