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25 Maggio 2012

Bonifica anti-alluvionale: il Veneto prepara 60 milioni

Il ricordo dei disastri alluvionali occorsi nel novembre 2010 è ancora assai fresco, ed il Veneto si adopera per la prevenzione. Con l’ateneo di Padova in prima linea.

La Regione sembra volersi finalmente mettere in moto a pieno regime; in base all’ultimo summit della giunta regionale, sarebbero una sessantina i milioni di euro che si intende stanziare per sopperire al rischio idrogeologico.

La giunta ha ideato due piani distinti e separati nell’ambito di una serie di delibere che hanno interessato anche i trasporti e gli aiuti alle popolazioni terremotate.

Le finalità delle due iniziative sono comuni: innalzare gli standard di sicurezza del territorio e scongiurare le conseguenze dovute ad eventuali nuove alluvioni (nel 2010 si stimarono danni per oltre 1 miliardo di euro).

La priorità è innanzitutto di rimettere in sesto l’apparato idrografico della regione; a tal fine, ci sono impianti ed opere idrauliche da sistemare a dovere perché risultino a norma. Il costo complessivo ammonterebbe a 21 milioni di euro: ne sono stati infatti destinati 3 ad ognuno dei sette Geni Civili veneti, che allestiranno gli appalti ed i progetti.

Il piano B concerne invece attività di ordinaria manutenzione, tra cui decespugliamento e disboscamento, nonché interventi in merito alle opere più urgenti in situazioni di estrema necessità.

Questo provvedimento è ufficialmente entrato in vigore con l’approvazione del documento che conferisce ad un operatore economico i pieni poteri sull’impostazione dei lavori, a fronte di una spesa di 22 milioni (3,1 circa per ogni Gene Civile).

I due piani sono stati stipulati ed approvati sotto la supervisione di Maurizio Conte, assessore regionale all’ambiente e alla difesa del suolo; quest’ultimo non ha mancato di precisare come la questione stia particolarmente a cuore alla Regione Veneto.

Dopo l’alluvione del 2010, la Regione – dichiara – ha approvato un piano straordinario di interventi per la sicurezza idrogeologica, che la giunta veneta considera una priorità. Le opere strutturali più importanti sono le casse di espansione per ridurre gli effetti delle piene.

Ma sono ugualmente importanti per la messa in sicurezza anche gli interventi periodici di manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua – aggiunge l’assessore – , attività che rappresenta una forma di sicurezza preventiva, e quelli di sistemazione delle opere idrauliche. Alla realizzazione di queste azioni abbiamo destinato 43 dei 50 milioni stanziati nel bilancio di quest’anno per il rischio idrogeologico.

Conte ha poi annunciato il raggiungimento dell’accordo con il Ministero dell’ambiente per avviare ulteriori interventi, a fronte dei quali si è reso necessario sbloccare altri 17,5 milioni di euro.

Ma se gli accorgimenti pratici sono di fondamentale importanza, non bisogna dimenticare la teoria: in quest’ottica, l’assessore ha firmato pochi giorni fa una convenzione che apre le porte a nuovi studi nel contesto del rischio idraulico e della salvaguardia dell’ambiente.

La convenzione è stata anche sottoscritta da Carmelo Maiorana; quest’ultimo dirige il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università di Padova, che fornirà alla Regione il proprio contributo in termini di esperienze e competenze.

Da rimarcare inoltre la partecipazione di Luigi D’Alpaos, che proprio a Padova si occupa di coordinare la fitta rete di ricerche appartenenti al ramo idraulico.

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