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6 maggio 2012

Cartoline audio: il radio documentario o come arriva oggi il suono.

Radiopopolare scalda la propria voce dando spazio ad una delle fondamentali componenti dellla produzione radio: l’ audio documentario.

Gli interventi per la due giorni romana del 5 e 6 maggio dedicata al suono, riempiono gli studi di radiopopolare del centro sociale Brancaleone di interventi, opinioni, testimonianze e creatività. Si i susseguono tra teoria e pratica tutte le prospettive  del suono.

Si tratta della punta dell’ iceberg di una politica che tenta di riaffermare  il suono soprattutto nella sua dignità economica, nella sua necassità diu finanziamenti da parte dei produttori. L’ operazione è in questo caso compiuta dal Docusound primo radio-magazine italiano,  che cerca con tappe su tutto il territorio peninsulare, di raccontare radio storie, attraverso  un workshop sul radio documentario.

Interventi eterogenei tra i quali spicca quello di Radio 3 risultano significativi perché attraverso le voci testimonianza  di Elisabetta Parisi e Daria Corrias apprendiamo in che modo ad esempio Radio Rai da parte sua dia spazio al radiodocumentario ed in quali forme.

Trattasi secondo Elisabetta Parisi di coniugare ripresa dell’ oggetto audio con tecnica applicata e capacità di narrare, tutto mescolato in dosi giuste che diano un piatto di suoni prelibati, non scontati, non banali. Anche il radio documentario puo’ vestire diverse forme, ora racconto sonoro, ora narrazione, ora reportage giornalistico. Lo spazio per sperimentare è tanto più ampio quanto minore è l’ investimentio economico in esso. Di certo anche l’ ambiente fonico ha risenntito della crisi ma forse, sentendo anche gli umori del festival di giornalismo, in un momento di vuoto sostanziale, un prodotto come quello radio, puo’ cavalcare il quid che manca per unire tradizione ed innovazione.

La tendenza a suddividere denuncia, intrattenimentoi ed informazione permane anche qui, talvolta creando qualche barriera di troppo. Come rimanere tuttavia indifferenti a documentari quali quelli di piazza Tahrir dove le voci contano molto più delle immagini, dove un sospiro vale più di tante sequenze di fumo e dove i suoni della natura che si produce e riproduce ci ricordano come il mezzo debba essere solo il servizio che si rende ad una sostanza autoeloquente..

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